di Alessandro Suppressa
PISTOIA – Pistoia “amica dell’architettura”: più che un riconoscimento per ciò che è stato realizzato negli ultimi decenni, rappresenta un auspicio per il futuro nel solco di una tradizione architettonica di rilevante importanza coltivata nei secoli.
Dal romanico sino alla contemporaneità la città costudisce, per ogni fase storica , un’ampia serie di testimonianze architettoniche di elevata qualità. Nel tempo più recente architetti pistoiesi come Michelucci, Bassi o Natalini hanno lasciato opere e contributi in ambito culturale di grande pregio.

La città nel suo insieme, purtroppo, non è del tutto consapevole di dover costudire e valorizzare questo importante patrimonio ma soprattutto, partendo da esso, non è in grado di offrire una riflessione aggiornata sul futuro delle città e dei processi di rigenerazione del costruito.
In questo panorama non incoraggiante, si sono appena concluse le tre giornate di Meet Arch, ideate dai due giovani architetti Albizzi e Laudante con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti, presso Pistoia Nursery Campus alle quali hanno partecipato numerosi architetti e paesaggisti. Sono stati presentati contenuti e progetti, che per la loro eterogeneità, hanno offerto una narrazione su come l’architettura si stia relazionando con i processi di mutamento, sempre più rapidi, delle dinamiche sociali ed economiche, in Italia ma soprattutto all’estero. “ Il genio italiano” è portatore, nel globale, di conoscenze non settoriali in grado di farsi carico della complessità e al contempo di una sapiente artigianalità del costruire.
I temi della sostenibilità, della natura e dell’artificio, del reale e del virtuale, del locale e del globale sono stati codificati non in senso astratto ma resi vivi all’interno dei singoli progetti presentati.
Data la sede del convegno anche il tema del verde e la sua relazione con il costruito e i luoghi da rigenerare ha assunto nuovi connotati: non più un orpello ma un vero e proprio ambito progettuale ispiratore e integrato con l’architettura e il paesaggio.
E’ singolare che questa preziosa occasione di approfondimento, non nasca all’interno degli assetti istituzionali presi dall’emergenze e da ciò che ha un ritorno immediato, ma all’interno di un’azienda come la Vannucci Piante che fa dell’innovazione e del continuo aggiornamento i propri tratti distintivi.
Mi ha colpito benevolmente che il padrone di casa, Vannino Vannucci, non si è limitato alla sola e gradita ospitalità ma che abbia seguito costantemente le tre giornate dei lavori comprendendo l’importanza, per la crescita della sua azienda, dei processi di trasformazione in atto nelle città e nei territori tra tradizione e innovazione.
Pistoia, grazie a queste tre giornate, è stata per qualche ora connessa con il mondo.







