mercoledì, Settembre 9, 2026

La bellezza restaurata: gli avori dei principi etruschi in mostra ad Artimino

ARTIMINO – Una mostra alla scoperta di preziosi manufatti dell’arte etrusca, recentemente restaurati, per un viaggio nella bellezza attraverso le testimonianze del nostro passato.

“Avori principeschi. Il corredo del tumulo etrusco di Montefortini: nuovi restauri”, è la mostra inaugurata sabato 15 giugno, per restare aperta fino al prossimo 3 novembre, al Museo Archeologico di Artimino, in occasione delle “Giornate europee dell’archeologia”. L’esposizione propone gli oggetti in avorio, recentemente restaurati, del tumulo principesco di Montefortini in località Comeana, che si distinguono non solo per la loro preziosità intrinseca e per la profusione della materia prima utilizzata, ma soprattutto per la qualità dell’esecuzione, la varietà e l’originalità delle iconografie presenti.

Alcune immagini degli oggetti preziosi in avorio recentemente restaurati ed esposti in mostra al Museo archeologico di Artimino (fotografie Parco Archeologico di Carmignano)

Splendidi manufatti realizzati da maestri che disponevano di un ampio bagaglio culturale, detentori di strumenti e di tecnologie altamente specializzate, che prestavano la loro opera presso le corti dei principi etruschi.

Una parte di questi oggetti, restaurati tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, è già esposta in una sezione del Museo Archeologico di Artimino. Un’altra parte significativa di questo complesso negli ultimi due anni è stata oggetto di un intervento di ricerca e restauro e viene presentata al pubblico a conclusione di un progetto realizzato in sinergia con fondi propri dal Comune di Carmignano e dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato.

Gli oggetti d’avorio erano tra i beni suntuari maggiormente ricercati dalle corti del Vicino Oriente Antico, dove sono stati ritrovati per lo più nelle stanze dei palazzi reali; in Grecia gli avori più pregiati e più numerosi sono stati rinvenuti nei santuari, mentre in Etruria li ritroviamo principalmente in pochi grandi monumenti funerari del periodo “orientalizzante” (VII secolo a.C.). Per le élite principesche e le classi aristocratiche ivi sepolte questi manufatti, decorati soprattutto con motivi di tradizione vicino-orientale e greca, erano un chiaro strumento di ostentazione del proprio status sociale.

Tra questi monumenti si distingue il tumulo principesco di Montefortini per la quantità eccezionale di oggetti d’avorio restituiti dalla tomba a tholos.

Per la mostra è stata operata una larga scelta tra i materiali recentemente restaurati, rappresentativi delle diverse categorie di oggetti: circa ottanta piccoli capolavori, tra i quali placchette intagliate che – insieme ad altre già esposte nel museo – dovevano rivestire un sontuoso elemento d’arredo, e altre placchette di dimensioni minori sia incise che a bassorilievo, immanicature e pissidi incise e a rilievo decorate con teorie di animali fantastici e reali, caratteristici dell’immaginario e dell’iconografia orientalizzante, ma anche con una nuova, significativa testimonianza rapportabile alla saga di Odisseo che nel VII secolo a.C. doveva già circolare anche in Etruria.

Il progetto scientifico e la mostra sono stati curati da Maria Chiara Bettini (Museo Archeologico di Artimino) e Massimo Tarantini (Sabap Firenze), l’allestimento e il progetto grafico si devono all’architetto Alessandro Nocentini.

Il restauro è stato realizzato da Laura Benucci e Agnese La Torrata per la ditta Atlante di Grosseto, con la consulenza amichevole di Franco Cecchi, mentre il gruppo El.En. ha messo a disposizione un laser per alcuni interventi mirati. Numerosi sono i professionisti del settore che sono stati coinvolti per condurre le analisi sui materiali e realizzare la necessaria documentazione grafica e fotografica, nonché per la produzione di un video artistico appositamente realizzato per la mostra.

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