mercoledì, Settembre 9, 2026

Fondazione Cassa di risparmio, chi è il “regista” delle nomine?

di Alessio Colomeiciuc

Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Ho letto con sorpresa la dichiarazione con la quale, nei giorni scorsi, il dottor Andrea Bongi ha rinunziato alla nomina a “revisore supplente” della fondazione Caript, in quanto non più disposto a fare da “ruota di scorta”.

Conoscendo il dottor Bongi da molti anni e stimandolo come uno dei commercialisti pistoiesi più preparati ed esperti, non dubito che abbia avuto un buon motivo per assumere una decisione così eclatante.

E in effetti, dopo essere stato riconosciuto idoneo come “supplente” per più mandati, non dev’essere stato facile per lui vedersi improvvisamente superato da un collega che di fondazione Caript sembra non si fosse mai interessato, almeno direttamente.

A questo punto della inattesa vicenda, si può ritenere che il “problema” del dottor Bongi (se di problema si può parlare) non sia tanto quello di capire se esistano, nel mondo dei commercialisti pistoiesi, “ruote standard” e “ruote di scorta”, ma piuttosto di sapere chi, come e perché abbia recentemente deciso la nomina dei tre membri del collegio dei revisori della fondazione Caript e non soltanto di loro.

Il che vuol dire, capire a chi il dottor Bongi può (eventualmente)  chiedere le ragioni della sua, allo stato incomprensibile, penalizzazione.

Per risolvere la questione, tutt’altro che banale visto l’enorme potere concentrato nella fondazione Caript e l’importanza del ruolo dei suoi revisori, bisogna guardare a chi detiene, almeno formalmente, l’esclusivo diritto di nomina del prestigioso collegio (i cui compensi annuali, sia detto per inciso, ammontano ad oltre 96.000 euro).

Quindi al consiglio generale, che risulta statutariamente composto da 24 persone, non elette, ma direttamente e discrezionalmente nominate dai seguenti soggetti:

n. 1 dal Sindaco del Comune di Pistoia;

n. 1 dai Sindaci dei Comuni di Agliana, Montale, Quarrata e Serravalle Pistoiese;

n. 1 dai Sindaci dei Comuni di Marliana, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Pescia e Uzzano;

n. 1 dai Sindaci dei Comuni di Buggiano, Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Larciano, Monsummano Terme, Pieve a Nievole e Ponte Buggianese;

n. 1 dai Sindaci dei Comuni di Abetone Cutigliano, Sambuca Pistoiese e San Marcello Piteglio;

n. 1 dal Presidente della Amministrazione provinciale di Pistoia;

n. 1 dal Presidente della Camera di commercio nel cui territorio ha sede la Fondazione;

n. 2 dai Presidenti o loro delegati delle Associazioni di volontariato della provincia di Pistoia;

n. 1 dal Vescovo della Diocesi di Pistoia;

n. 1 dal Vescovo della Diocesi di Pescia;

n. 1 dal Rettore dell’Università di Firenze;

n. 12 da parte dell’Assemblea dei soci della stessa fondazione.

Esaminando i nomi dei consiglieri, prima dei (rilevanti) cambiamenti determinati dalla recente tornata di nomine (attuata con agili passaggi da un organo all’altro, grazie a “tornelli” deprecati a giorni alterni), si scopre che all’inizio del 2024 il consiglio generale annoverava 8 professori universitari (dei quali 5 di Firenze, 1 di Pisa, 1 di Perugia, 1 di Roma), senza contare i 2 professori (sempre di Firenze) presenti in CdA; accanto a questo gruppo, altri di minor consistenza numerica risultavano formati da personalità diocesane (cattoliche), da esponenti del volontariato, da imprenditori, da professionisti.

Secondo lo statuto della fondazione Caript, dovrebbe essere questa vasta ed eterogenea platea di consiglieri a individuare e decidere i membri del collegio dei revisori (ivi compreso il presidente), oltre naturalmente al presidente della fondazione e al consiglio d’amministrazione, perfezionando in tal modo un delicato e complessivo pacchetto di ambitissime nomine, tutte fra l’altro assai ben remunerate (con ulteriori 510.000 euro l’anno), come si conviene ad un ente che proclama in ogni occasione animo e natura filantropica. 

Ma che così avvenga, nella pratica, è lecito dubitare, per varie ragioni e una su tutte.

La composizione dei vari organi interni (indirizzo, amministrazione controllo) al più importante ente finanziario del territorio provinciale, titolare di un patrimonio netto (di origine e natura pubblica) stimato nel 2023 in oltre  427 milioni di euro (valore effettivo globale a valori di mercato, oltre 500 milioni di euro), la cui redditività consente ogni anno una “pioggia” di erogazioni per molti milioni di euro, richiede necessariamente la presenza di una “regia” che non può all’evidenza essere affidata al caso o all’improvvisazione di un organismo formato da persone delle più diverse provenienze o esperienze, chiamate a riunirsi poche volte l’anno (art. 25.2 statuto), su convocazione  del presidente della fondazione.

In passato, questa “regia” è stata notoriamente svolta da due personalità locali di riconosciuta autorevolezza, entrambe politicamente connotate.

Ma dopo di loro, chi ha assunto il ruolo di kingmaker della fondazione Caript? In altre e più semplici parole, qual è la personalità che oggi può spiegare al dottor Bongi il perché della sua esclusione da un incarico per il quale aveva tutti i titoli, ma evidentemente non le giuste sponsorizzazioni?

Sulla base della richiamata composizione del consiglio generale, si potrebbe pensare al rettore dell’università di Firenze, vista la massiccia presenza di tanti docenti nei due consigli (di indirizzo e di amministrazione) e le generose erogazioni ottenute dalla fondazione pistoiese; o, in alternativa, al Vescovo o al vicario generale della diocesi di Pistoia (da poco riunita a quella di Pescia, che nominava un consigliere generale); oppure (per passare ai nominati dall’assemblea dei soci) a una dirigente della prestigiosa Dinamo Camp; o, ancora, a uno dei due imprenditori del territorio; e via proseguendo.

In tutti i casi si tratterebbe, naturalmente, di persone di grande qualità, ma si fa molta fatica a vederle all’opera nel tessere (e arbitrare) pazientemente una tela fatta di tanti e diversi fili e interessi, senza l’esperienza e, soprattutto, la necessaria autorevolezza e incontestabile rappresentatività derivanti da un consenso e ruolo pubblico veri e reali.

Ed allora ?

Allora, se il dottor Bongi vuole (eventualmente) trovare chi possa spiegargli con cognizione di causa perché, dopo tanti anni di onorata e disciplinata “supplenza”, è stato lasciato fuori dalla porta del collegio dei revisori della fondazione Caript, deve seguire le tracce sul terreno, che puntano tutte nella stessa direzione, quella della più importante piazza della città e dello storico palazzo un tempo detto degli Anziani.  

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