mercoledì, Settembre 9, 2026

Una rock band fiorentina giovane e intraprendente: intervista agli Spleen

SERRAVALLE PISTOIESE – Un’amicizia nata nel mondo dei licei fiorentini, la passione per post-punk e grunge, l’esordio discografico in Inghilterra, una musica capace di descrivere “un’angosciosa inquietudine”.

La seconda serata del Serravalle Rock di sabato 27 luglio vedrà l’arrivo alla Rocca di Castruccio dell’ospite internazionale di questa edizione del festival: l’artista svedese Louise Lemon, già definita dalla critica la “regina del death gospel”. L’atteso concerto di Louise sarà aperto dalla rock band fiorentina degli Spleen, composta da Samuele Riccucci, Olmo Fantini e Matteo Innocenti, rispettivamente chitarra e voce, chitarra solista e batteria di questo giovanissimo trio di liceali fiorentini, tutti classe 2005 e “freschi” di maturità.

Interpreti di un rock che strizza l’occhio alle grandi band degli anni Ottanta e Novanta, con sonorità riconducibili al post-punk, al grunge e alla new wave, gli Spleen quest’anno hanno pubblicato per Contempo Records (storica etichetta discografica di artisti come, tra gli altri, Diaframma, Litfiba e Pankow) il loro primo EP dal titolo “Dystopic School”, distribuito anche nel Regno Unito. Al momento stanno lavorando al loro primo album in studio, che dovrebbe uscire tra la fine di quest’anno e i primi mesi del 2025.

Grazie alla loro disponibilità abbiamo avuto modo di intervistarli in anteprima per conoscere meglio la loro storia e la loro musica, in vista dell’esibizione sul palco del Serravalle Rock.

Gli Spleen (foto di Martino Cortigiani)

Partiamo dal nome della band: “Spleen” fa riferimento a uno stato d’animo di malinconia e insoddisfazione, a uno spirito “decadente” e meditativo reso famoso dall’omonima poesia di Baudelaire. In che modo voi e la vostra musica vi sentite legati a questo concetto?

Lo spleen è uno stato di angosciosa inquietudine impossibile da fuggire, un disagio esistenziale che deriva dall’incapacità di adeguarsi al mondo nel quale siamo costretti a vivere. Il nome fa riferimento a questo e lo trasferisce nella dimensione musicale elogiandolo in quanto reale, è in sostanza l’elogio del tedio.

Come vi siete incontrati e come è nata la band?

Ci è sempre piaciuto suonare, io (Samuele) e Matteo ci siamo incontrati cinque anni fa tra le scuole medie e le superiori, mentre Olmo è entrato a far parte del gruppo due-tre anni fa.

Quali sono i vostri artisti o gruppi di riferimento dai quali avete tratto ispirazione o che influenzano la vostra musica?

Il grunge di Seattle, Melvins, Queens Of The Stone Age e Smashing Pumpkins. Il punk hardcore anni Settanta e Ottanta (Circle Kerks, Black Flag, Minor Threat, Dead Kennedys) ma anche i Sonic Youth.

La vostra musica si ispira al post-punk e al grunge, una scelta non banale e per molti aspetti controcorrente rispetto a quei generi musicali come pop, rap e trap che oggi vanno per la maggiore presso i vostri coetanei. Avete messo al primo posto il vostro istinto e la vostra passione?

Sì, amiamo quelle sonorità e non riusciremmo ad abbandonarle ora come ora, anche perché in Inghilterra hanno subito apprezzato il nostro lavoro. Effettivamente è una scelta per certi aspetti controcorrente, ma una cosa simile è avvenuta per il lancio di “Dystopic School”: il nostro EP ha debuttato prima nel Regno Unito e poi in Italia, in apparenza potrebbe sembrare una scelta rischiosa ma c’è stata una bella accoglienza.

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