mercoledì, Settembre 9, 2026

La leggenda di San Lodovico e la fuga dei Lucchesi da Serravalle

di Antonio Lo Conte

SERRAVALLE – Oggi, 19 agosto, Serravalle festeggia san Ludovico di Tolosa, patrono del paese con cui è venerato come “san Lodovico”. Le origini della venerazione del Santo sono medievali e si confondono tra storia e leggenda. La tradizione vuole che un uomo e un bambino, giunti come viandanti a Serravalle in stato di povertà e bisogno, fossero stati accolti, sfamati e ospitati dagli abitanti senza chiedere nulla in cambio.

Al momento di ripartire, commosso e grato per tanta generosità, il bambino aveva giurato che mai avrebbe dimenticato Serravalle e la sua gente. Bambino che – si era saputo  poi – era nientemeno che Ludovico d’Angiò, figlio di Carlo II d’Angiò, re di Sicilia e pronipote di Luigi IX di Francia.

Fu nel 1306 che gli armati dell’esercito lucchese, dopo aver concorso con gli alleati fiorentini al vittorioso assedio di Pistoia e alla sua drammatica capitolazione, nel fare rientro a Lucca ed euforici per la vittoria conseguita, avevano deciso di assediare il castello di Serravalle per conquistarlo e punire i suoi abitanti accusati di aver sostenuto la sconfitta Pistoia. 

Gli ignari lucchesi, però, non potevano sapere che, di fatto, il castello di Serravalle era già sotto l’alta protezione celeste di san Lodovico, divenuto santo dal giorno della morte, nove anni prima, nel 1297. La riprova si ebbe proprio allorquando, stremati dall’assedio, i difensori di Serravalle stavano per capitolare sotto l’incalzante pressione delle soverchianti e meglio attrezzate truppe nemiche.

La processione di San Lodovico

All’improvviso, preceduto da un fragoroso tuono, il cielo fu squarciato dal bagliore di una luce accecante e sospeso nell’aria e in tutta la sua maestosità, era apparso san Lodovico con in mano una spada di fuoco nell’atto di brandirla in difesa dei suoi amati serravallini. La promessa era stata quindi mantenuta.

Sono questi i motivi per i quali, nel tempo, volendo offrire al santo Patrono una festa sempre più bella e ricca di iniziative, anche i costi per allestirla erano via via lievitati fino a risultare eccessivi per le modeste finanze del piccolo Comune.

Nello statuto di Serravalle del 1417 viene riportato come le vie e le piazze del paese erano addobbate e occupate da tavole imbandite con abbondanti cibarie e bevande acquistate a spese del Comune e offerte gratuitamente agli abitanti di Serravalle che pagavano le tasse. Agli stessi era fatto anche divieto di invitare i non registrati all’estimo e obbligo di vigilare affinché nessuno invitasse tali persone o estranei a divertirsi, mangiare e bere a sbafo. I trasgressori erano sanzionati con la pena pecuniaria di 40 soldi, equivalenti a 2 lire, della quale la quarta parte spettava al podestà e il resto al Comune.

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