PISTOIA – Negare la cittadinanza italiana a ragazze e ragazzi nati in Italia che crescono, studiano e lavorano nel nostro paese è assurdo, anacronistico e ormai indifendibile.
Ma c’è anche un altro problema di non poco conto che si trovano ad affrontare cittadini immigrati soprattutto da paesi con cui sono stati interrotti i canali diplomatici perché spesso senza il “timbro” dell’ambasciata non si può ottenere nemmeno un semplice documento come una carta d’identità che ti consente di fruire di tutta una serie di servizi indispensabili. Ma se l’Ambasciata non esiste più cosa può fare un cittadino migrante per abbattere il muro della burocrazia? Sembra ben poco soprattutto per chi proviene da paesi come l’Afghanistan, paese in cui dopo l’avvento del regime dei Talebani a Kabul non sono più presenti ambasciate di numerosi paesi tra quali l’Italia.
In Italia un cittadino immigrato per ottenere la carta d’identità deve essere in possesso del passaporto del paese di origine, ma se il regime da cui proviene, come quello dei Talebani in Afghanistan, non rilascia passaporti e addirittura ha interrotto i rapporti diplomatici con l’Italia la questione si complica.
Pochi mesi fa nel nostro Ospedale San Jacopo è nata una bambina da genitori Afgani, ebbene pur essendo nata a Pistoia sembrava non scontato che questa nostra piccola concittadina potesse ottenere la carta d’identità, ai genitori erano necessari alcuni documenti come l’atto di matrimonio o il passaporto della bambina, documenti che erano impossibilitati a fornire in quanto dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani l’ambasciata Italiana non è più presente in Afghanistan. I genitori della bambina, che vivono e lavorano in Italia da 10 anni, si sono rivolti all’ufficio anagrafe di Pistoia che si è fatto carico della questione e grazie all’impegno e al buon senso dei dirigenti e operatori hanno ottenuto la carta d’identità per la loro figlia che gli consentirà di accedere a tutta una serie di servizi. Si è evitato così che una bambina nata nella nostra Città subisse una discriminazione burocratica perché i genitori provengono da un paese come quello dei talebani che viola i diritti civili in generale e in particolare delle donne.
Un caso come questo ci mostra, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che è necessaria la riforma sulla Legge di cittadinanza perché estendere i diritti non è mai un pericolo per la società ma un vantaggio e un arricchimento per tutti. Un ringraziamento sentito all’ufficio anagrafe del Comune per aver gestito in modo ottimale una situazione che altrimenti rischiava di diventare pesante per una famiglia che vive e lavora e fa parte della nostra comunità cittadina.
Paolo Tosi Consigliere Comunale Partito Democratico










