PISTOIA – “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”.
Inizia così “Cent’anni di solitudine” (1967), romanzo capolavoro dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel per la Letteratura nel 1982 e secondo autore più influente in lingua spagnola dopo Miguel de Cervantes, che a dieci anni dalla scomparsa Teatri di Pistoia omaggia con la lettura in dodici puntate della sua opera più nota, autentica pietra miliare della letteratura del Novecento.
Nello spazio intimo e raccolto della biblioteca del Funaro, il narratore Sandro Lombardi è affiancato in una vera e propria “staffetta” dalle voci di Luca Tanganelli (7-11 ottobre), Massimo Grigò (15-18 ottobre) e Renata Palminiello (22-24 ottobre), per un progetto ideato dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi.

Ma la loro non è una semplice lettura in alternanza dei vari capitoli del libro: è un immergersi nelle pagine e nelle pieghe di questo capolavoro e prendere per mano il pubblico, per trasportarlo nell’universo fiabesco di Marquez (definito dalla critica uno dei maestri del cosiddetto “realismo magico”, insieme a Italo Calvino) e della mitica Macondo, città immaginaria della Colombia che fa da sfondo alle vicende narrate, incentrate sulla storia delle sette generazioni della famiglia Buendia. I narratori e il pubblico in sala restano così rapiti dalla prosa lussureggiante e vivida dello scrittore colombiano, capace di descrivere con minuzia i dettagli e i particolari di personaggi, oggetti e situazioni, ma senza mai indugiare in un linguaggio ozioso, erudito e pedante, anzi cercando di trasmettere con le parole tutta la vivacità umana del suo “mondo”.
Nella serata che inaugura questo ciclo di dodici appuntamenti veniamo così trascinati nella favolosa Macondo, città dal valore simbolico dove ancora c’è spazio per la meraviglia, per la magia, per l’ingenuità tipica dei più piccoli, e dove le innovazioni della scienza e i miti della società contemporanea non hanno corrotto i suoi abitanti, che vivono isolati dal resto del mondo protetti dalle quasi invalicabili montagne della Sierra. È un microcosmo fiabesco, in cui nessuno ha più di trent’anni anni e in cui la comunità degli abitanti non ha ancora conosciuto la morte, in un incipit idilliaco che farà da contrasto alle catastrofi bibliche e agli sconvolgimenti causati dalla follia degli uomini che porteranno la storia al suo tragico finale, peraltro già anticipato nelle prime righe.
Le pagine iniziali del romanzo dipingono come in un grande affresco l’atmosfera che si respira a Macondo, dove i soli legami con l’esterno sono dati da un tribù di zingari che ogni anno arrivano portando svariati oggetti, insoliti e strani, e il cui capo Melquiades annuncia profezie che le varie generazioni della famiglia Buendia cercheranno invano di decifrare.
E poi entra subito in scena lei, la vera protagonista del romanzo: la famiglia Buendia, a partire dal suo capostipite Josè Arcadio e sua moglie Ursula Iguaran, che a seguito di un delitto d’onore fuggono dalla loro città d’origine e dopo un lungo peregrinare insieme ad altri amici giungono in un luogo vicino a un fiume, protetto da foreste e paludi, dove Josè Arcadio, dopo una visione, fonda il villaggio di Macondo. Un paese di trecento anime sperduto in mezzo alla giungla e lontano non si sa quante miglia da quel mare inizialmente cercato da Josè Arcadio, ma presso il quale iniziano a circolare personaggi bizzarri come la compagnia degli zingari del già citato Melquiades, che porta agli abitanti di Macondo il dono dell’alchimia e costituisce l’unico anello di congiunzione fra il mondo esterno e una comunità rimasta arretrata rispetto alla scienza e al progresso.
Il primo “capitolo” di questa vera e propria “maratona” di lettura si chiude con le avventure sentimentali e la scoperta del mondo che li circonda da parte dei figli di José Arcadio, la “seconda generazione” dei Buendia di Macondo.
La lettura di “Cent’anni di solitudine” continua nei prossimi giorni secondo il calendario pubblicato sul sito di Teatri di Pistoia (inizio di tutti gli spettacoli ore 18, durata un’ora circa) per un progetto certamente impegnativo e ambizioso, che si propone come obiettivo quello di avvicinare un pubblico di tutte le età alla grande letteratura attraverso la recitazione dal vivo e in uno spazio condiviso di un capolavoro capace di emozionare grazie alla sua straordinaria forza evocativa.









