di Giacomo Martini
ROMA – BOUND HEAVEN di Huo Xin vince il premio come miglior film nella sezione in internazionale Progressive Cinema. Così il cinema cinese si afferma nel Rome Film Fest: per il regista si tratta di un esordio.
Già sceneggiatore di successo di film d’autore, ha proposto un film profondamente commovente e provocatorio, che affronta temi raramente affrontati dal cinema cinese: la violenza domestica e le difficoltà che un malato terminale deve affrontare nel sistema sanitario del suo paese. Il film racconta una storia d’amore e resistenza, interpretato da un casti di attori eccellenti.
Il Gran Premio della Giuria è andato a MORRISA MALTZ per il film JAZZY, made in USA, storia di una bambina Oglala Lakota che cresce in una cittadina del Sud Dakota dove trova nella scuola problemi e incomprensioni; miglior sceneggiatura a Cristopher Andrew per il film BRING THEM DOWN; miglior attrice Angela Molina per il film POLVO SERAN; miglior attore Elio Germano per il film BERLINGUER LA GRANDE ILLUSIONE; premio speciale della giuria al cast del film READING LOLITA IN TEHERAN.
Il film cinese ha anche vinto il premio come migliore opera prima che ha vinto anche il premio del pubblico. Tutta una serie di scelte che rispecchiano il livello delle opere in concorso.
La 19° edizione del Rome Film Festival si è distinta per un numero di opere eccessivo, difficile da seguire e che evidenziano l’assenza di un progetto complessivo che ha teso a privilegiare la quantità rispetto alla qualità.
Tra i molti film credo sia giusto ricordare il film di Saverio Costanzo PRIVATE, la sua opera prima presentato nella rassegna proposta dalla Casa del Cinema, un’opera che ci ha ricordato il dramma del popolo palestinese vittima di una vera e propria aggressione da parte del governo israeliano guidato da Netaniahu. Il film del 2004 anticipa in modo profetico il dramma che da troppi giorni il popolo palestinese (si parla di 45 mila morti in maggior parte donne e bambini) subisce da un governo guidato dal fanatismo religioso.
Come ci ha ricordato lo stesso regista in un incontro affollatissimo con il pubblico, nel film assistiamo all’occupazione da parte dell’esercito israeliano di una casa dove vive una famiglia palestinese, padre, madre e tre figli, un esempio di ciò che negli anni successivi sarà una regola quotidiana sempre più violenta e mortale.
La rassegna romana si chiude con l’attesissimo fil di Johnny Depp dedicato ad un breve periodo della vita di Amedeo Modigliani interpretato da Riccardo Scamarcio, per alcuni aspetti un lavoro imbarazzante e deludente, anche, a mio parere, per la scelta sbagliata del protagonista. Il film uscirà nei prossimi giorni nelle sale italiane.









