mercoledì, Settembre 9, 2026

Occorre un piano nazionale di riqualificazione delle aree appenniniche

di Giuseppe Nanni*

ALTO RENO TERME – Provo a mettere in fila le questioni poste da Giacomo Martini sulla pagina Alto Reno di Reportpistoia.

Giuseppe Nanni

Le zone appenniniche, in generale, soffrono da tempo le difficoltà tipiche di queste aree, in particolare la questione dei collegamenti stradali, ferroviari e, non ultimi, quelli telematici. Tutto ciò si ripercuote sui tempi e i costi a carico delle famiglie e delle imprese, alimentando i rischi di disinvestimento in queste aree.

Venendo nello specifico, non vi è dubbio che i comparti dell’Alto Reno più determinanti per il turismo, le Terme e il Corno alle Scale, vivano anni difficili, scontando da un lato la crisi del termalismo tradizionale, dall’altro la ormai cronica scarsità di neve.

Per quanto ci riguarda, lavoriamo da anni su un duplice obiettivo: incalzare la proprietà delle Terme a dar seguito agli investimenti annunciati e contemporaneamente perseguire alternative in lenta ma costante crescita, dal turismo legato al trekking e alla mountain bike, a quello enogastronomico, a quello dei ritiri sportivi. Rispetto a questi ultimi, stiamo realizzando nuove importanti strutture, destinate a dotare il nostro comune di un sistema di impianti sportivi che non ha eguali da Bologna a Pistoia.

Tramite una fitta rete di collaborazioni e finanziamenti con le associazioni, siamo poi impegnati a favorire una crescita costante degli eventi, non solo nel periodo estivo ma cercando di moltiplicare le occasioni di attrazione turistica. Il fitto calendario del periodo natalizio, unito alla spettacolare riqualificazione delle luminarie, ne è l’esempio più tangibile, proprio in questo periodo.

Per dare un supporto tecnico concreto a questa attività, abbiamo impegnato risorse importanti per il nostro ufficio Iat, punto di riferimento sempre più apprezzato da turisti, operatori del settore e associazioni. Un ufficio sempre più in rete con le altre realtà, a cominciare da Extrabo, il punto di accoglienza turistica di piazza Nettuno, dedicato alle aree della provincia, mediante il quale abbiamo una vetrina strategica nel centro di Bologna.

Più in generale, il nostro impegno per la tenuta, non solo economica ma sociale, del territorio, è incentrato sulla salvaguardia e la riqualificazione dei servizi per i cittadini: una efficiente struttura ospedaliera, un prestigioso centro scolastico, buoni servizi assistenziali, ma anche la difesa degli sportelli postali decentrati, della sede del giudice di pace, la costante manutenzione delle infrastrutture a servizio dei borghi più decentrati, sono tutte azioni quotidiane improntate ad una qualità della vita sostenibile e volta a non essere troppo penalizzata rispetto ai grandi centri urbani.

Naturalmente non ci sfugge, come dicevo prima, il ruolo fondamentale giocato dalle vie di comunicazione nella tenuta complessiva del territorio.

Il nostro impegno, l’ho ribadito anche qualche sera fa al viceministro dei trasporti in occasione di un convegno sulla Statale Porrettana, è quello di sostenere, senza alcuna pregiudiziale politica e ideologica, il progetto che si dimostrerà più efficace, rapido e sostenibile finanziariamente, per superare finalmente i disagi e i problemi di sicurezza, in particolare, del tratto Vergato-Sasso Marconi. Così come, sulla ferrovia, ci siamo più volte espressi contro scelte che penalizzino i nostri pendolari, chiedendo soluzioni rapide ai disagi alimentati dal prolungamento della tratta fino a Pianoro. Soluzioni che non possono consistere solo nella posa del doppio binario fino a Marzabotto, per la quale, nella migliore delle ipotesi, serviranno anni. Nel frattempo, va trovato il modo di ripristinare quantomeno la situazione precedente, che già non era idilliaca. I continui ritardi, quando non addirittura soppressioni, dei treni penalizzano in modo intollerabile i fruitori del servizio, in primis i pendolari lavoratori e studenti.

Buone notizie invece per la comunicazione internet, in quanto la posa della fibra è ormai quasi completata su tutto il territorio di Alto Reno Terme.

Nelle questioni sollevate c’è poi quella del dissesto idrogeologico. E’ un dato di fatto che il nostro territorio ha molti punti di fragilità e la nostra è una continua rincorsa a finanziamenti per sistemare almeno le situazioni più compromesse. Va anche detto che, fortunatamente, fino ad ora non abbiamo dovuto registrare eventi particolarmente catastrofici, come purtroppo vediamo spesso in altre aree. In ogni caso il problema è grosso, e la nostra ostinazione nella difesa dei servizi va anche in questa direzione: non c’è alcun dubbio, infatti, che l’insediamento umano nelle aree montane ha un ruolo fondamentale nel preservare l’ambiente e in definitiva, limitare anche i danni a valle.

E’ questo il punto strategico che a tutti i livelli istituzionali va tenuto ben presente: la sicurezza delle città e della pianura, a fronte di eventi atmosferici sempre più estremi, dipende in buona parte dal livello di manutenzione dei terreni e dei corsi d’acqua a monte. Se non si capisce questo, destinando risorse maggiori ai territori montani, il problema è destinato quasi certamente ad aggravarsi.

Quanto all’Unione dei Comuni, con cui collaboriamo per alcuni servizi, non si può pensare che riesca a risolvere alcuno di questi problemi, non avendone le competenze e le risorse. I livelli istituzionali sono quelli più alti, dalla Città Metropolitana alla Regione, allo Stato. Purtroppo, sappiamo bene che la coperta è corta, ma serve un piano nazionale di riqualificazione delle aree appenniniche, che trasferisca loro più risorse, in una chiave di lettura volta alle prospettive del Paese, che non possono consistere nel continuare a intasare ulteriormente i grandi insediamenti urbani.

Del resto, i cittadini sono spesso più consapevoli e anticipatori delle tendenze demografiche rispetto alle Istituzioni: lo dico perché, proprio in queste settimane, sono stati presentati studi statistici sui flussi migratori, che indicano una tendenza chiara e significativa, inedita rispetto alle considerazioni che anche Report fa: nei comuni della montagna è in atto un incremento dei residenti e quello più consistente si registra nel comune di Alto Reno Terme.

Se andiamo nel dettaglio, dopo anni di progressivo calo fino al 2018, quando avevamo 6904 residenti, già dal 2019, quindi ancor prima dell’effetto Covid, abbiamo assistito ad una inversione di tendenza e al primo di ottobre 2024 contiamo 7183 abitanti, con un incremento del 4 per cento nel periodo.

Quindi il nostro comune, per le sue peculiarità e per i servizi che offre, da quelli sanitari a quelli scolastici in primis, vive una fase storica di espansione demografica importante.

Ma questa tendenza, o meglio, controtendenza, che peraltro coinvolge in misura variabile un po’ tutti i comuni dell’area, non è acquisita per sempre. Si impone un ripensamento, a tutti i livelli istituzionali, sulle scelte prioritarie per il Paese: lo sviluppo e la qualificazione delle aree appenniniche è una scommessa sul futuro. Una scommessa che, se si deciderà di giocarla sul serio, sarà di sicuro vincente.

* Sindaco di Alto Reno Terme

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