di Susanna Daniele
PISTOIA – Il vecchio avaro Arpagone con le sue complicazioni familiari ricompare sulla scena del Manzoni di Pistoia in un nuovo allestimento scenico firmato da Luigi Saravo.
La trama si mantiene fedele all’originale, a parte qualche concessione alla modernità nel lessico. La scena è più che essenziale: lo spazio è delimitato da teloni, illuminati con vari colori, su cui si apre una porta al centro della scena e altre due ai lati. Sul palco, teche trasparenti e movibili contengono oggetti di uso comune.

Poiché la trama ruota intorno alla sete di Arpagone di mantenere il patrimonio integro e quindi di non concedere niente a nessuno, compresi i figli, il regista ha scelto di proiettare sui teli immagini di persone che cantano a cappella frasi che richiamano il mondo dell’economia. Gli abiti delle due ragazze sembrano rifarsi alla moda degli anni Settanta, quegli degli altri attori sono contemporanei ma tutti ugualmente incongrui.
Alla fine della commedia, quando si sono risolti tutti gli equivoci e i personaggi si preparano al lieto fine, con tanto di matrimoni incrociati e agnizioni multiple, il regista ha voluto dare un significato diverso dall’originale alla commedia mettendo tutti sullo stesso piano morale di Arpagone, ovvero non si salva nessuno dalla miseria morale e l’amore non è salvifico come nella celeberrima pièce di Molière.
Nell’ultima scena, quando l’avaro rientra in possesso della sua cassetta piena di soldi e decide di svuotarla, tutti si accalcano e sgomitano per raccoglierli: non ci sono più i sentimenti a dominare la vita dei vari personaggi ma soltanto la bramosia del denaro.
Arpagone è Ugo Dighero che convince nella sua resa non macchiettistica del personaggio, con una recitazione e una gestualità chiara e controllata. Buona anche la prova degli altri attori: Mariangeles Torres nel ruolo della ruffiana Frosina, di Stefano Dilauro ed Elisabetta Mazzullo, i figli di Arpagone, di Cristian Giammarini, il tuttofare.
L’attrice che recita la parte di Marianna invece non ha una dizione abbastanza forte e chiara da farsi udire fino in fondo alla platea.










