mercoledì, Settembre 9, 2026

“Eccentrica”: un percorso nella collezione permanente del Centro Pecci

PRATO – Un affascinante viaggio alla scoperta di una collezione di opere differenti e variegate, realizzate da alcuni fra i più importanti interpreti dell’arte contemporanea.

Per la prima volta dalla sua apertura nel 1988 il Centro Pecci di Prato dedica un’ala dell’edificio all’allestimento permanente di una selezione di opere e materiali provenienti dalle sue collezioni, che si sono formate nel corso degli anni in risposta alle esposizioni temporanee, ai lasciti di privati e alle scelte di direttori sostenuti dall’imprenditoria locale.

Una collezione “eccentrica” proprio perché estremamente eterogenea, capace di includere al suo interno artisti diversi per formazione, stile, provenienza geografica, con alcuni dei rappresentanti più influenti dei movimenti artistici dalla metà del Novecento alla prima decade del Duemila.

Uno sguardo attento e curioso sulle avanguardie artistiche degli ultimi decenni, che certamente non ha la presunzione di rappresentare in maniera completa ed esaustiva la storia dell’arte contemporanea, ma che si propone di suggerire al visitatore interessanti spunti di riflessione sul mondo e sulla realtà contemporanea, testimoniando allo stesso tempo l’impegno del Centro Pecci nella promozione nella diffusione della cultura contemporanea.

Alcune immagini delle installazioni artistiche di Eccentrica: le collezioni del Centro Pecci (foto di Marco Cappelletti dal sito ufficiale Centro Pecci)

“Eccentrica” – questo il titolo dato alla collezione permanente, coerentemente con la sua impostazione artistica – comprende a oggi un totale di 42 opere ed è suddivisa in quattro sezioni, con l’obiettivo di restituire le visioni plurali delle collezioni e rivelare tutta la ricchezza del dibattito artistico contemporaneo.

La prima sezione, “Il centro in una stanza”, include una serie di opere di grandi dimensioni e formato, testimoni della sperimentazione nell’uso di diversi materiali messa in atto da artisti italiani e internazionali, in particolare nel corso degli anni Ottanta e Novanta.

Tra i lavori presenti, si segnalano “Senza titolo” di Jannis Kounellis, che affonda diciotto coltelli in blocchi di piombo fuso per raccontare la tragicità dell’artista occidentale, consapevole di aver ormai perso il proprio ruolo nella società; “Ri de Pomme” di Julian Schnabel, che per la sua pittura con richiami all’iconografia sacra utilizza come supporto teloni impermeabili con cui si rivestono i rimorchi dei camion; “Feltro” di Robert Morris, pesanti fogli di feltro industriale di colore grigio tagliati in varie forme e appesi alla parete, un’arte che richiama la corrente del minimalismo e che mira ad annullare gli aspetti accessori della creazione artistica; o ancora “Here And There” di Anish Kapoor, pesante scultura in pietra calcarea che unisce la sperimentazione artistica con lo studio del colore puro, rievocando con le sue forme misteriose le sculture e le architetture provenienti da civiltà sconosciute e riallacciandosi al contempo alla ricca tradizione indiana dell’uso dei pigmenti.

È un viaggio dentro un’arte internazionale e interdisciplinare, che spazia dai tagli su tessuti di Silvie Fleury, con evidenti richiami alle opere di Lucio Fontana, ai lavori di esponenti dell’arte contemporanea dell’ex Unione Sovietica come Dmitri Gutov e Ilya Kabakov, passando per le opere di Monica Bonvicini e Marco Gastini che indagano il rapporto tra arte e psicologia, fino alle fotografie di Edo Bertoglio con il ritratto fotografico di Grace Jones, modella e cantante giamaicana, figura iconica nella New York underground degli anni Ottanta.

La seconda sezione, “Il taglio è una macchina del tempo”, prende le mosse da “Concetto spaziale: attesa” di Lucio Fontana, uno degli artisti più originali e rivoluzionari del Novecento italiano, presente al Pecci con uno dei suoi famosi “tagli” su tela gialla. Il taglio sulla superficie del dipinto squarcia la tela e apre lo sguardo verso nuove dimensioni spaziali e temporali: come in una macchina del tempo esso ci catapulta tra passato e futuro, assumendo inoltre il significato simbolico di cesura, divisione e separazione tra epoche diverse.

Ecco allora un percorso attraverso i drammatici mutamenti che hanno segnato la seconda metà del Novecento, in un’epoca segnata da guerre, rivoluzioni, rapidi e radicali mutamenti che hanno sconvolto i precedenti paradigmi e hanno investito la cultura, la società, l’economia, la mentalità. L’arte ci conduce attraverso i “traumi” del secolo scorso, in un percorso che mescola memoria del passato, riflessione sul presente e immagini di un ipotetico futuro, talvolta visto in maniera grottesca o distopica.

Si parte con il dramma collettivo della Seconda Guerra Mondiale, che Gerhard Richter in “Otto Rudi” rielabora in modo provocatorio dipingendo una vecchia fotografia in cui suo zio Rudi indossa fiero l’uniforme della Wehrmacht, le forze armate della Germania nazista: un invito a non dimenticare un tragico passato, che ha segnato un’intera generazione tedesca, le cui immagini “scomode” sono tenute “nascoste” negli album di famiglia, come nel caso dello stesso artista.

C’è poi l’America degli anni Sessanta, scossa dai movimenti per i diritti civili e sconvolta nel 1963 dall’assassinio del presidente Kennedy: proprio a seguito di questo tragico evento, che ha fin da subito una risonanza mondiale e colpisce in profondità la società statunitense, Andy Warhol realizza “Jacqueline”, ritratto in acrilico su tela della vedova Kennedy ripreso da una fotografia scattata durante i funerali.

La fotografia di Nan Goldin ci porta invece verso tempi più recenti ma altrettanto drammatici: la sua veduta notturna dello skyline newyorkese con in primo piano le Torri Gemelle del World Trade Center, poco tempo prima del noto attentato terroristico dell’11 settembre 2001, evocano già la tragedia che si consumerà di lì a poco e suonano come un sinistro e inevitabile presagio di morte.

Ma c’è anche tanta Italia, rappresentata soprattutto da donne impegnate nelle lotte femministe che avevano trovato un territorio unico e fertile nella Firenze degli anni Settanta, dove era attiva un’intera generazione di artiste impegnate a combattere il patriarcato attraverso la parola e la fotografia, come Verita Monselles, Lucia Marcucci, Ketty La Rocca e Nanda Lanfranco.

Chiude idealmente questa seconda sezione la scultura “Marine Snow” di Giulia Cenci, un’opera che ricorda reperti archeologici ritrovati negli scavi di antiche città sepolte, un “relitto” che guarda però al presente e al futuro denunciando la crisi ecologica in atto e testimoniando una rinnovata consapevolezza dell’impatto umano sul pianeta.

La terza sezione, “Italia Novanta”, esplora le tensioni e le creazioni dell’arte italiana durante l’ultimo decennio del secolo scorso: un Paese visto da molti artisti come un autentico enigma da decifrare, segnato dalla fine della Prima Repubblica, le stragi di mafia, l’emergere di nuove e dirompenti personalità in politica, in un contesto internazionale caratterizzato da un lato dall’accelerazione nel processo di integrazione politica europea, dall’altro dall’emergere di nuovi laceranti conflitti come quelli in Iraq, Somalia, Afghanistan ed ex Jugoslavia. Un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali, che si era aperta con l’euforia dei mondiali di calcio disseminati per gli stadi di tutto il Paese e che si conclude idealmente con i fatti drammatici del G8 di Genova dell’estate 2001.

Qui trovano spazio opere come le “Cartoline” di Stefano Arienti, installazione di grande formato composta da una serie di pannelli sui quali l’artista ha riprodotto opere d’arte note e vedute per turisti, mettendo così sullo stesso piano immagini alle quali la società attribuisce valori differenti: un’evidente polemica contro la commercializzazione e la svalutazione dell’arte, ridotta a feticcio turistico e a banale souvenir riproducibile a basso costo. Oppure la serie delle “Aiuole” di Massimo Bartolini, fotografie che riproducono azioni performative catturate dall’artista durante un suo progetto di ricerca tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, come esplorazione e indagine sul rapporto tra dimensione naturale e implicazioni sociali dell’ambiente urbano. O ancora le fotografie scattate da Armin Linke durante gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti no-global nelle giornate del G8 di Genova, che colgono nella loro cruda essenzialità i significati di un evento percepito come di portata epocale per la generazione che lo ha vissuto.

L’ultima sezione di “Eccentrica”, intitolata “Futuro radicale”, è incentrata sul rapporto tra architettura, urbanistica, natura e vita sociale. Protagonisti sono soprattutto i gruppi e gli studi di architettura e urbanistica che, grazie a uno spirito critico e a un’immaginazione senza confini, ridefiniscono il modo di pensare il futuro, le relazioni interpersonali, le funzioni e la cultura della conservazione dei centri storici italiani.

Già verso la fine degli anni Sessanta si afferma infatti l’idea di ripensare le relazioni tra città e natura, anticipando in maniera avanguardistica numerose tematiche che oggi sono al centro del dibattito internazionale, riguardanti il concetto di una green city sostenibile e in armonia con l’ecosistema che la circonda. Ecco allora i vari gruppi di architettura radicale, nati sulla scia del movimento politico e culturale del Sessantotto e le relative occupazioni delle facoltà universitarie di architettura, che contestano i progetti di urbanizzazione e cementificazione delle città e propongono modelli alternativi di sviluppo in cui l’aspetto sociale riveste un nuovo ruolo fondamentale.

La collezione permanente del Centro Pecci è conclusa idealmente dall’installazione “Luna” di Fabio Mauri, anticipazione (l’opera fu esposta per la prima volta nel 1968) dello sbarco dell’uomo sul suolo lunare, che come una misteriosa astronave con i suoi oblò conduce l’uomo verso nuovi orizzonti e lo proietta in direzione di un futuro enigmatico.

Biglietti: 10 euro intero, 7 euro ridotto che include la visita alla collezione permanente e alle mostre temporanee. Orari di apertura del Centro Pecci: da mercoledì a domenica ore 10-19, chiuso lunedì e martedì. Ultimo ingresso mezz’ora prima dell’orario di chiusura.

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