mercoledì, Settembre 9, 2026

Un divertente “teatro degli equivoci” al Politeama di Prato

di Susanna Daniele

PRATO – Dopo la prima regionale al Manzoni di Pistoia, tappa al Politeama della vicina Prato per lo spettacolo “La pulce nell’orecchio”, pièce comica di Georges Feydeau, principe della commedia leggera e brillante basata su equivoci e intrighi, in perfetto stile vaudeville di inizio Novecento.

La commedia, rappresentata per la prima volta nel 1907, non è fra le più conosciute dal pubblico italiano. La trama è intricatissima, tutta basata su sospetti di tradimenti fra coniugi e equivoci susseguenti.

Una cena dello spettacolo “La pulce nell’orecchio” andato in scena al Politeama Pratese (foto di Luca Del Pia)

Il primo atto si svolge a Parigi nel soggiorno degli Chandebise. La padrona di casa, Raimonda, moglie dell’assicuratore Vittorio Emanuele, sospetta che il marito la tradisca; il dubbio (la “pulce nell’orecchio”) le è nato a causa di una certa freddezza sessuale nei suoi confronti e dal ritrovamento in un albergo equivoco nei pressi di Parigi di un paio di bretelle simili a quelle indossate abitualmente del marito. Raimonda chiede alla sua amica Luciana di scrivere una lettera d’amore anonima, da indirizzare a Vittorio Emanuele, nella quale propone un incontro galante all’Hôtel Feydeau.

Nel secondo atto tutti i personaggi si ritroveranno insieme all’hotel Feydeau, gli uni all’insaputa degli altri. Dopo una serie di equivoci causati da somiglianze impressionanti, abiti scambiati, tutti cercano di salvare le apparenze. Nel terzo atto, nella commedia originale, tutto viene chiarito, torna l’armonia fra le coppie e ognuno riprende il suo posto nel mondo.

Nello spettacolo in scena al Politeama il testo è stato adattato da Tindaro Granata e Carmelo Rifici, che ne cura anche la regia.

La scena è occupata da cubi e parallelepipedi di gomma piuma di varie dimensioni e colori sui quali gli attori si esibiscono in salti, scivoli e acrobazie. Sulla scena una batteria, una tromba suonate di volta in volta da alcuni attori in un gioco di improvvisazione.

“La regia – illustra Tindaro Granata nel corso dell’incontro della Compagnia con il pubblico – ha voluto superare l’intreccio borghese, fornendo una rappresentazione non naturalistica della società rappresentata da Feydeau, inserendo alcune citazioni tratte dalla commedia all’italiana degli anni Cinquanta-Sessanta”.

Il risultato è un lavoro quasi circense, fantasmagorico, variegato, nel complesso divertente. Gli attori, quasi tutti molto giovani, interagiscono continuamente fra loro con grande affiatamento e ritmo. Unico appunto a uno spettacolo nel complesso positivo, il tipo di recitazione molto calcata e rapida, non sempre permette di seguire i frequenti colpi di scena del testo.

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