di Caterina Benini
CASALGUIDI – Mercoledì scorso nell’aula magna della scuola primaria “Ilaria Alpi” a Casalguidi l’associazione culturale “Forti Legami” ha organizzato un incontro molto partecipato e coinvolgente sul tema del bullismo e del cyber bullismo.

A conversare con i numerosi partecipanti c’erano il Dirigente scolastico, Alberto Ciampi, e la psicologa e psicoterapeuta Giorgia Battiloni che da tempo collabora con la scuola e quest’anno è tornata a gestire lo sportello ascolto dell’Istituto.
Il tema ha richiamato l’attenzione di molte persone che non hanno perso l’occasione di partecipare a questo confronto per raccogliere informazioni e mettere a confronto dubbi e problematiche. In aula non solo genitori, insegnanti ma anche nonni oltre a qualche ragazzo.
Dopo i saluti di Stefania Tredici, vice presidente dell’associazione che ha ringraziato sia la psicologa che il preside per la grande disponibilità e per aver accolto subito la proposta di “Forti Legami”, la parola è passata ad Alberto Ciampi che ha fatto da padrone di casa ed ha introdotto al tema della serata. Oggi più che mai si parla di bullismo quasi ogni giorno, dalla cronaca che sempre più spesso ci racconta dei drammi dei ragazzi e delle famiglie, alla quotidianità nelle classi.
Il Dirigente scolastico ha preso in prestito un verso della canzone di ‘Elio e le storie tese’ del 2016, “Il mistero dei bulli” che dice “Il bullo è il figlio del tamarro che picchiava me” per riflettere insieme ai presenti sulla prospettiva del problema.
Ciampi ha sottolineato come in realtà la parola bullismo sia una parola nuova ma il concetto non è così recente, forse usavamo altri termini per raccontarlo perché forme di violenza e prevaricazione erano presenti anche in passato ma avevano un impatto sociale diverso e diversi erano gli strumenti per gestire e trattare il problema. Ciampi ha poi chiamato in causa il filosofo Galimberti che spesso parla di empatia, qualcosa con cui i giovani di oggi hanno difficoltà a relazionarsi. Sempre più spesso i ragazzi non riescono a distinguere il bene e il male e le conseguenze che questa condizione può comportare.

L’incontro è entrato nel vivo quando Giorgia Battiloni ha comunicato a tutti che ama essere una disturbatrice delle platee e che l’incontro non sarebbe stata una lezione ma un dialogo continuo con i presenti. Non è stata infatti una relazione cattedratica sul bullismo tenuta da una professionista ma uno scambio continuo tra la psicologa e il pubblico. Tutto è partito dal foglio bianco di una lavagna che piano piano si è riempito di parole che hanno tracciato le caratteristiche del bullo, della vittima, i sentimenti che entrambi mettono in atto nel loro agire, le difficoltà dei genitori, della scuola, la necessità dell’ascolto e soprattutto l’importanza del parlare.
“La prima cosa da dire ai vostri ragazzi, ha sottolineato Ciampi, è quella di parlare”. In aula magna erano presenti anche alcuni ragazzi. Uno in particolare è intervenuto più volte facendo domande alla psicologa che a sua volta lo ha chiamato in causa. Alle 23,15 nessuno si accingeva ad andare via nonostante il tempo trascorso e la tarda ora.
Sul tema non c’è ovviamente un prontuario da seguire né delle ricette da dare ai genitori e/o agli insegnanti ma quello che è emerso dalle riflessioni della serata è sicuramente la necessità di dialogare con i figli, di condividere con loro il nostro tempo, di controllare la loro vita sui social: non è un’invasione della privacy, ma una necessità da parte degli adulti di sapere cosa succede nelle loro vite per intervenire e prevenire.
La scuola è il luogo dove i ragazzi trascorrono la gran parte della giornata, è il posto dove certi comportamenti possono trovare spazio e margine di azione. Non c’è bullo senza una vittima ed è sull’atteggiamento delle vittime che dobbiamo lavorare per sconfiggere il silenzio, perché solo parlando con un adulto (l’allenatore, l’insegnante, un genitore, un amico della famiglia…) si può agire prima di sfociare nella tragedia o in situazioni dalle quali è difficile tornare indietro.
Fondamentale è la collaborazione tra la famiglia e la scuola che trova spazio sulla carta nel Patto di corresponsabilità che viene sottoscritto all’inizio dell’anno scolastico ma che deve esistere attraverso il dialogo, il confronto e la collaborazione tra queste due fondamentali agenzie educative. Solo abbattendo il muro del silenzio, consolidando la fiducia tra scuola e famiglia e tenendo alta l’attenzione sul fenomeno, si potrà pensare ad un’inversione di rotta di uno dei problemi più gravi che la società moderna si trova ad affrontare lasciando sul campo troppe vittime.
Il dirigente Ciampi, prima di salutare i numerosi partecipanti, ha ricordato che ci sono in calendario altre iniziative con la dottoressa Arceni e il dottor Teglia, organizzate in collaborazione con il Comitato genitori e l’amministrazione comunale, sia nel mese di aprile che a maggio e coinvolgeranno sia la scuola a Casalguidi sia a Masotti.
Ogni occasione di confronto è preziosa e la scuola e i suoi locali sono il posto più adatto per iniziative di questo tipo e per lavorare tutti insieme a rafforzare la collaborazione tra docenti, educatori e famiglie.







