mercoledì, Settembre 9, 2026

Musica, parole, emozioni: il concerto intimo e teatrale di Tricarico

FIRENZE – Sono passati venticinque anni da “Io sono Francesco”, il singolo dal carattere autobiografico, allo stesso tempo intimo e irriverente, che rappresentò un immediato successo per Tricarico e fece conoscere al grande pubblico il cantautore milanese.

Alcuni momenti del concerto di Francesco Tricarico al Teatro Puccini di Firenze (fotografie di Simone Chelucci)

Quel trentenne un po’ sognatore di un tempo è diventato un uomo maturo: in mezzo ci sono stati otto album in studio, varie esperienze musicali e collaborazioni con altri artisti del panorama italiano, la recente partecipazione come ospite al Festival di Sanremo nella serata dei duetti insieme a Francesco Gabbani.

Ma lo spirito e il modo di fare musica sono rimasti gli stessi: Tricarico non ha paura di “mettersi a nudo” e di parlare di se stesso, dei propri sentimenti, delle proprie emozioni e fragilità, rendendo la sala del Teatro Puccini di Firenze uno spazio intimo, da condividere con il pubblico presente.

Che Tricarico sia un cantatore molto sensibile e fuori dagli schemi lo dimostra lo stesso inizio di concerto, aperto dalla lettera del padre al bambino Francesco: un padre venuto a mancare nel 1974 quando il figlio aveva appena tre anni – l’episodio è rievocato proprio nel brano “Io sono Francesco” – ma che in questo messaggio invita il piccolo Francesco a non aver paura di crescere e di diventare ciò che è adesso dal momento che lui sarà sempre “fiero e orgoglioso” delle scelte del figlio.

L’alternanza tra l’esecuzione di brani e letture e aneddoti introduttivi è stata il filo conduttore dell’intera serata, in un viaggio alla scoperta del lato più intimo e personale di Tricarico, ma senza cadere mai nel patetico o nel commovente. Anzi, non sono mancati momenti “frizzanti” in cui il cantautore non le ha “mandate a dire” a colleghi e direttori artistici, utilizzando un linguaggio molto diretto e senza peli sulla lingua, com’è nel suo stile abituale.

Come non citare un pezzo diventato anch’esso di culto, dall’emblematico titolo “Mi state tutti immensamente e profondamente sul cazzo”? Strizzando un po’ l’occhio alla poesia comica e goliardica di Cecco Angiolieri, il cantautore se la prende contro le contraddizioni e le ipocrisie della nostra società, gli eccessi del politicamente corretto, gli squallori del mondo musicale, le falsità dei media, sfoderando un lunghissimo elenco – per includere tutti, avverte, saranno necessari altri brani – di persone, situazioni e azioni che, per usare un eufemismo, gli provocano fastidio.

È stato un concerto anche “recitato”, in una sintesi armonica tra musica e parole: oltre agli strumenti musicali del cantautore della sua band, il palco ospitava anche un piccolo tavolino con uno specchio e dei trucchi di scena, che Tricarico ha utilizzato per l’esecuzione di alcuni brani, dipingendosi il volto di bianco.

Si è creata quindi fin da subito un’atmosfera di grande emozione e complicità tra il cantautore e il pubblico, con quest’ultimo che in alcuni momenti ha ricoperto un ruolo attivo ed è stato direttamente coinvolto e chiamato in causa negli aneddoti e nei racconti di un Tricarico particolarmente ispirato.

“Quella di Francesco è la storia di un bambino che poi diventa ragazzo e infine uomo – ci racconta il cantautore in una breve intervista a Report a fine concerto – e con le mie canzoni ho cercato di raccontare come avviene questo percorso di crescita e di formazione, gli ostacoli e le difficoltà che deve superare, il rapporto con la famiglia e la mancanza del padre, l’incontro con la musica.

È una situazione complessa che Francesco crescendo riesce a sbrogliare, diventando quello che è adesso con i suoi pregi e i suoi difetti, ma sempre in maniera autentica e sincera. Quello che ne viene fuori è un concerto molto personale, infatti già da alcuni anni avevo in mente di fare un tour nei teatri dando alle varie canzoni un canovaccio, con momenti riservati alla lettura, ai racconti e alle riflessioni. Questo mi ha permesso anche di dare un senso a brani così eterogenei e disparati”.

Il risultato è un concerto emozionante in cui Tricarico tocca vari tasti e muove tante corde, chiamando in causa la sensibilità di ciascuno e invitandoci ad ascoltare il nostro cuore.

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