FIRENZE – Sono passati venticinque anni da “Io sono Francesco”, il singolo dal carattere autobiografico, allo stesso tempo intimo e irriverente, che rappresentò un immediato successo per Tricarico e fece conoscere al grande pubblico il cantautore milanese.

Quel trentenne un po’ sognatore di un tempo è diventato un uomo maturo: in mezzo ci sono stati otto album in studio, varie esperienze musicali e collaborazioni con altri artisti del panorama italiano, la recente partecipazione come ospite al Festival di Sanremo nella serata dei duetti insieme a Francesco Gabbani.
Ma lo spirito e il modo di fare musica sono rimasti gli stessi: Tricarico non ha paura di “mettersi a nudo” e di parlare di se stesso, dei propri sentimenti, delle proprie emozioni e fragilità, rendendo la sala del Teatro Puccini di Firenze uno spazio intimo, da condividere con il pubblico presente.

Che Tricarico sia un cantatore molto sensibile e fuori dagli schemi lo dimostra lo stesso inizio di concerto, aperto dalla lettera del padre al bambino Francesco: un padre venuto a mancare nel 1974 quando il figlio aveva appena tre anni – l’episodio è rievocato proprio nel brano “Io sono Francesco” – ma che in questo messaggio invita il piccolo Francesco a non aver paura di crescere e di diventare ciò che è adesso dal momento che lui sarà sempre “fiero e orgoglioso” delle scelte del figlio.
L’alternanza tra l’esecuzione di brani e letture e aneddoti introduttivi è stata il filo conduttore dell’intera serata, in un viaggio alla scoperta del lato più intimo e personale di Tricarico, ma senza cadere mai nel patetico o nel commovente. Anzi, non sono mancati momenti “frizzanti” in cui il cantautore non le ha “mandate a dire” a colleghi e direttori artistici, utilizzando un linguaggio molto diretto e senza peli sulla lingua, com’è nel suo stile abituale.
Come non citare un pezzo diventato anch’esso di culto, dall’emblematico titolo “Mi state tutti immensamente e profondamente sul cazzo”? Strizzando un po’ l’occhio alla poesia comica e goliardica di Cecco Angiolieri, il cantautore se la prende contro le contraddizioni e le ipocrisie della nostra società, gli eccessi del politicamente corretto, gli squallori del mondo musicale, le falsità dei media, sfoderando un lunghissimo elenco – per includere tutti, avverte, saranno necessari altri brani – di persone, situazioni e azioni che, per usare un eufemismo, gli provocano fastidio.

È stato un concerto anche “recitato”, in una sintesi armonica tra musica e parole: oltre agli strumenti musicali del cantautore della sua band, il palco ospitava anche un piccolo tavolino con uno specchio e dei trucchi di scena, che Tricarico ha utilizzato per l’esecuzione di alcuni brani, dipingendosi il volto di bianco.
Si è creata quindi fin da subito un’atmosfera di grande emozione e complicità tra il cantautore e il pubblico, con quest’ultimo che in alcuni momenti ha ricoperto un ruolo attivo ed è stato direttamente coinvolto e chiamato in causa negli aneddoti e nei racconti di un Tricarico particolarmente ispirato.
“Quella di Francesco è la storia di un bambino che poi diventa ragazzo e infine uomo – ci racconta il cantautore in una breve intervista a Report a fine concerto – e con le mie canzoni ho cercato di raccontare come avviene questo percorso di crescita e di formazione, gli ostacoli e le difficoltà che deve superare, il rapporto con la famiglia e la mancanza del padre, l’incontro con la musica.
È una situazione complessa che Francesco crescendo riesce a sbrogliare, diventando quello che è adesso con i suoi pregi e i suoi difetti, ma sempre in maniera autentica e sincera. Quello che ne viene fuori è un concerto molto personale, infatti già da alcuni anni avevo in mente di fare un tour nei teatri dando alle varie canzoni un canovaccio, con momenti riservati alla lettura, ai racconti e alle riflessioni. Questo mi ha permesso anche di dare un senso a brani così eterogenei e disparati”.

Il risultato è un concerto emozionante in cui Tricarico tocca vari tasti e muove tante corde, chiamando in causa la sensibilità di ciascuno e invitandoci ad ascoltare il nostro cuore.









