PISTOIA – Entrare nel mondo di Alessandro Bergonzoni, assistere ad un suo spettacolo, come è avvenuto per “Arrivano i dunque (Avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca)”, che si è tenuto al Teatro Manzoni nell’ambito dei Dialoghi di Pistoia, è come entrare in un tritacarne di parole.
L’artista le mescola, le fa esplodere, le ricompone in un gioco che suscita un sorriso, spesso una risata, ma anche qualche amara riflessione. Con le sue parole: “Un’asta di pensieri dove cerco il migliore (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari di uccello o di poeta”.

Insomma, un tourbillon di emozioni che ricorda allo spettatore che esiste un mondo “altro”, un mondo nascosto da approfondire, da sviscerare cadendoci dentro e facendosi trasportare sulle ali della satira sociale e della sottile presa in giro di noi stessi, dei nostri vizi e delle nostre (poche) virtù.
L’affetto collaterale degli spettacoli di Alessandro Bergonzoni è che non tutto si riesce a prendere al volo. Lì per lì non ci lascia il tempo di riflettere con la sua cascata dei parole; alcuni calembour, alcune battute si riescono a comprendere ed assaporare solo a freddo, quando il cervello si rilassa.
Alcuni esempi? “Sale in zucca? Cenerentola”, “Con(g)iungivite, non per lacrimare”, “Pazzo carrabile, non voglio che ci sia nulla davanti quando esco di testa”, “Raggiungere l’obiettivo. Non potrebbe venire lui?”, “Cospargete il vostro capo di cenere ed il vostro capo vi licenzierà”, e così via, senza sosta per quasi due ore di spettacolo.
E alla fine ci ricorda il dramma della guerra di Gaza, facendoci ascoltare la sirena di allarme, quasi fossimo sotto un bombardamento, per farci comprendere il dramma di chi vive in quelle situazioni.
Evviva Bengonzoni, dunque, che prima ci invade e poi ci lascia il segno! “Ordine” oggi è la parola d’ordine, ma lui ama il disordine. Parole in libertà e libertà di parola. La lingua è anche integrazione, mescolanza. Le parole si guardano tra loro, si osservano, si avvicinano e si fondono. Non conta da dove provengono.
Ed è da questa confusione che nascono le cose, i sentimenti, la gioia, il dolore e l’allegria. Nel suo percorso si è investiti da questo fiume di parole che ci trascina, non si sa dove ci porta: lo si capisce solo alla fine. Siamo salvi. In uno spettacolo di Alessandro Bergonzoni c’è tutto questo. E scusate se è poco.









