mercoledì, Settembre 9, 2026

Vivere al margine: ai Dialoghi le testimonianze di Ascanio Celestini

PISTOIA – Sul palco centrale dei Dialoghi in piazza Duomo, Marco Aime presenta Ascanio Celestini prendendo spunto del suo ultimo “Poveri Cristi”. Si tratta di un libro in cui Celestini ha creato un racconto plurale di singolari personaggi che vivono ai margini nella periferia di Roma come in una sorta di presepe.

“Non ho mai compreso appieno l’antropologia – dice Celestini – quando ero giovane per me gli antropologi erano degli inglesi col papillon che andavano a misurare la lunghezza del naso degli africani. Ci sono altri antropologi che invece studiano un po’ più vicino, ecco, io avrei dovuto fare l’antropologo che studia questo tipo di relazioni, tanto è vero che la prima intervista che ho fatto nella mia vita l’ho fatta a mia nonna. La mia professione è raccontare le storie e dargli una voce professionale. Non solo narrarle ma restaurarle, ricostruirle per dargli una ricollocazione all’interno di un racconto che non sia solamente quello domestico”.

Ascanio Celestini ospite ai Dialoghi e alcune immagini della sua conversazione con Marco Aime (fotografie di Stefano Di Cecio)

Raccontare la storia quindi, non solo delle periferie ma “dalle” periferie. Siamo abituati a vedere il mondo solo da un unico punto di vista ed è veramente difficile uscire da questa abitudine, le persone che vivono ai margini non riescono ad entrare nella storia, perché la Storia (con la S maiuscola) ce la siamo inventata noi. Poi ci sono altre storie, luoghi, territori, non ci sono solo cittadini ma anche persone che vivono anche se non hanno un documento, in maniera clandestina.

Aime cita un proverbio africano: “Se il leone raccontasse la storia sarebbe diversa da quella del cacciatore”. Non manca una battuta che raccoglie un grande applauso dal pubblico presente su Ernesto Galli Della Loggia ovvero sul “Libretto che ha scritto sulla scuola che poi è diventato un po’ la base delle linee guida di o della Val di Tara, che è una valle che sta…veramente mezza paginetta dove dice praticamente che dobbiamo superare il concetto di integrazione, un tentativo di cancellazione della cultura  altrui, acculturazione forzata all’italianità”.

Seguono una serie di aneddoti sulla sua vita personale e professionale. A proposito degli immigrati di Lampedusa cita una dichiarazione dell’avvocatessa per i diritti umani Alessandra Ballerini: “Perché li chiamate sbarchi? Sono gli eserciti che sbarcano”.  

Celestini racconta di una sua intervista al becchino del cimitero di Lampedusa: “Restati in mare per un po’ di tempo, avevano cattivo odore; il becchino compra delle mascherine e sette bare da un falegname. Si fa aiutare dai parenti perché non considera proprio il Comune, lo Stato come un appoggio per questo lavoro, poi porta le bare nel cimitero di Lampedusa e ci mette queste croci di legno. Qualcuno gli dice pure: ma questi sono africani, magari non sono cristiani e lui gli risponde  “Io ce le ho messe per dare un segno, questi ragazzi c’avevano questi occhi aperti che guardavano al cielo, erano partiti con tanta speranza e invece sono arrivati qui per essere messi sotto terra”.

Per ricordare questi primi morti, alla fine di settembre la banda musicale di Lampedusa fa una processione tutto il giorno, da prima dell’alba fino al pomeriggio e finiscono in mare.

Nel 2011 quando Lampedusa si è riempita dei migranti, i lampedusani si sono comportati nella maniera nella quale si comportano gli esseri umani, senza nessuna preparazione politica, ideologica. Semplicemente li hanno accolti. Allora per quale motivo siamo arrivati a trattare queste persone come scarafaggi? Perché s’è creata questa distanza? Se ce li abbiamo sotto casa, possiamo evitarli al massimo ci fanno schifo, ma noi siamo arrivati a fare qualcosa di molto più pesante, molto più violento.

La responsabilità più grande ce l’ha una comunicazione spesso fuorviante, costruita ad hoc tanto da farci accettare addirittura che vengano ammazzate migliaia di persone in Palestina. In chiusura Aime cita una frase del libro di Celestini “Cristo non è sceso dal cielo, ma è salito dalla Terra”.

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