di Caterina Benini
TREPPIO – L’incontro con Treppio, una frazione del Comune di Sambuca Pistoiese, per Gianfranco Saracini fu amore a prima vista. È in questo borgo lontano dal caos della città che il pittore pistoiese amava rifugiarsi in estate e dipingere. Negli ultimi venti anni della sua vita, Treppio, ha avuto un ruolo fondamentale nella sua produzione artistica. Finita la scuola, insieme all’amata moglie Carla e al figlio Paolo, si trasferì a Treppio. Nella pace del luogo, nel ritmo lento delle giornate, Gianfranco trovava la sua ispirazione.

Arrivò in paese grazie ad una famiglia di amici e se ne innamorò. Acquistò una abitazione a Casa Totti, una delle tante borgate del paese: un gruppo di case non troppo lontane dal convento delle suore Mantellate e dalla imponente chiesa di San Michele Arcangelo, conosciuta come il “duomo” della montagna pistoiese.
Quando era a Treppio, Gianfranco, si circondava di amici che venivano a trovarlo, personalità influenti del mondo culturale ed artistico della piana, ma amava anche allacciare amicizie con le famiglie treppiesi. Era sempre pronto per una partita di pallone o una sfida con le carte. Tutti lo ricordano con affetto, era un treppiese anche se le sue origini non erano del paese. Non era insolito incontrarlo con i suoi immancabili pantaloni corti.
Con il tempo, insieme a Carla, acquistò un’altra abitazione, casa Guidalotti, l’ex scuola del paese. Una grande villa del Seicento dove l’artista ricavò il suo studio. Nascono in questa cornice alcune delle sue opere più belle. Le case, i borghi, i colori che stendeva sulla tavolozza ricordavano la bellezza della montagna. Una particolarità della sua pittura è che nei quadri non ha mai dipinto figure umane o animali, solo paesaggi con uno stile inconfondibile.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 2006, la moglie Carla e il figlio Paolo hanno mantenuto la casa, hanno continuato a frequentare il luogo e a tenere viva la memoria di Gianfranco che tanto amava Treppio.
La villa, che la famiglia sta in parte ristrutturando, parla ovunque dell’artista: dal suo studio dove ancora ci sono i pennelli e le macchie di colore sul pavimento, ai manifesti di mostre e antologie che lo hanno visto protagonista. Nel suo studio, che si affaccia su un meraviglioso scorcio della montagna, c’è il manifesto di una mostra che fu organizzata a Treppio nel 2000, nei locali della scuola elementare.
Carla ancora si commuove quando parla del marito.

“Anche se sono passati quasi vent’ anni non riesco a parlare di lui senza piangere, come non ce la faccio ad ascoltare la musica classica che lui amava”, confessa Carla con gli occhi lucidi. Il loro fu un amore sbocciato da ragazzi, lei aveva14 anni e lui 19. Carla si era trasferita a Pistoia da Larciano, in Porta al Borgo, dove i suoi genitori avevano un forno. Tra i loro clienti c’era la zia di Gianfranco. Fu lei la complice del loro primo incontro, il resto è la storia di una bella famiglia e di un amore consolidato con l’arrivo del loro unico figlio, Paolo.
“Ho provato a dipingere qualcosa cercando ispirazione dai paesaggi e dalle case del babbo ma non ho avuto costanza, ho però il merito di avergli fatto riscoprire il colore, lui amava il giallo, il verde in modo quasi esclusivo, dopo ha introdotto anche qualche altra tonalità, il rosa, un po’ di giallo”, spiega Paolo che dal padre ha ereditato la passione per il restauro e l’antiquariato.
La pittura entrò nella vita di Gianfranco quando, giovane studente del liceo scientifico, incontrò il professore Alberto Giuntoli. Fu lui ad avvicinarlo alla scuola pittorica attiva tra le due guerre. Come qualche volta accade nella vita di uno studente, l’incontro con un docente “speciale” può lasciare una traccia indelebile o addirittura cambiare il corso di una vita. Così è stato per Gianfranco e la sua arte che abbracciò “tout court” spaziando dalla pittura, all’antiquariato, al restauro. Dai mobili antichi era attratto perché il solo toccarli gli procurava uno stato d’animo di profondo benessere. Ne immaginava le vite precedenti, le case dove avevano vissuto, le storie di cui erano stati spettatori. Nella sua vita di artista non è mai mancata la musica, quella classica e il jazz, che ascoltava dipingendo.
Saracini non era solo un pittore, era prima di ogni altra cosa un insegnante di matematica, amato e stimato dai suoi alunni e dai colleghi. Ha insegnato all’Istituto tecnico “Filippo Pacini” di Pistoia. Tanti sono i ricordi dei suoi ex alunni e dei colleghi che raccontano di un uomo profondamente sensibile, una mente vivace che era riuscito a coniugare il rigore della matematica, alla leggerezza del dipingere. Durante le sue lezioni era spesso ironico, aveva un tono della voce pacato e spiegava in modo semplice anche i concetti più complessi della matematica e della fisica. Capitava che non facesse lezione per far ascoltare ai suoi studenti un brano di musica classica. Non era insolito per il professor Saracini invitare a casa i ragazzi, mostrargli la sua pittura, spiegare loro la tecnica, i suoi quadri. Gli offriva la merenda e l’occasione di parlare di arte, attualità, di futuro. Ne hanno tutti un bellissimo ricordo.

“Era impossibile girare con lui in città – racconta il figlio -, lo fermavano tutti: studenti, ex alunni, studenti universitari che aveva aiutato a superare Analisi 1, colleghi e amici”.
“Da lui ci sentivamo visti e viste, riconosciuti e riconosciute, nonostante le numerose classi che seguiva. Conosceva le nostre storie personali, si informava sui rapporti con i nostri genitori, cercando di creare relazioni anche di supporto per risolvere dove c’erano anche problemi sociali di alcuni di noi. Era sempre in ascolto ed in aiuto, questo me lo ricordo bene; vivevamo la nostra classe come fosse per noi e lui una piccola comunità, dove oltre a far lezione si provasse a condividere i nostri dubbi incertezze problemi e gioie”, ha scritto Rossella Chietti, una sua ex alunna nell’agosto del 2021, nel tracciare un ricordo del professore apparso su Arte Eventi News. “Gianfranco aveva un’aria scanzonata, non avresti detto che era un insegnante di matematica – racconta Grazia Chiti una sua collega docente di lettere e amica -, in sala professori aveva sempre tutti intorno, era un simpaticone, allegro e mai volgare”.
Anche Grazia è un’amante dell’antiquariato, Gianfranco aveva più volte visitato la sua casa a Pistoia per scambiarsi consigli. “Ho tre quadri di Saracini: uno del 1972, uno del 1973 e uno del 1975, sono paesaggi, tutti legati alla natura. Uno in particolare mi piace moltissimo, è un paese innevato che emana una luce splendida. È perfetto nel mio soggiorno. Non so se è uno scorcio di Treppio, so che è la prima cosa che vedo entrando nella stanza ed è bellissimo”, prosegue la professoressa.
Grazia parla di un collega amorevole, di una persona scherzosa e allegra, mai sopra le righe che amava il suo lavoro e voleva bene ai suoi ragazzi: “È stata un’amicizia preziosa, non eravamo nella stessa sezione ma abbiamo condiviso molto del mondo della scuola”.
L’ultima occasione per parlare della sua opera ed ammirare una selezione dei suoi quadri, è stata la retrospettiva organizzata a novembre del 2019 nelle Sale Affrescate del palazzo comunale di Pistoia, dal titolo “Gianfranco Saracini il paesaggio come autoritratto”, in collaborazione con il Comune di Pistoia, a cura dell’amico Maurizio Tuci e per volere del figlio Paolo.
La produzione di Saracini vede oltre ai tantissimi quadri, anche disegni e incisioni che speriamo possano diventare presto oggetto di un’altra mostra.
L’artista Saracini ha percorso un tempo e un’epoca che non ci sono più. Ha vissuto in una Pistoia, quella del dopo guerra, che ha avuto sulla scena culturale tanti artisti: pittori, giornalisti, attori e registi. Erano anni dove in città c’era un fervore unico, si parlava di arte e di cultura in tutte le sue sfaccettature. Gianfranco Saracini è stato indubbiamente un artista al centro del dibattito culturale della città e non solo.
Il legame con la montagna pistoiese e Treppio è rimasto indissolubile fino alla fine dei suoi giorni e oltre. Carla e Paolo, Ivonne e il giovane Leonardo hanno il compito e l’onore di non spezzare il filo che lega Gianfranco con Treppio. La loro bellissima casa, i ricordi che le stanze custodiscono, i quadri che abbelliscono le pareti sono il ponte tra il presente e il passato, tra la dimensione che è stata e quella nuova, dove Gianfranco vive e resiste al tempo e al perdersi della memoria. L’arte in fondo ha questo come compito, quello di trattenere, di non lasciar andare mai veramente nulla e nessuno.


