mercoledì, Settembre 9, 2026

Dika: “Il libro è un report istituzionale, non auto promozione”

di Bernard Dika

PISTOIA – Un report istituzionale che rende conto ai cittadini di come sono stati spesi i fondi pubblici e dei risultati ottenuti non è auto promozione, ma trasparenza. Questo è ciò che una Pubblica Amministrazione seria ha il dovere di fare.

È un rammarico constatare che le politiche per i giovani della Regione Toscana, apprezzate dalle più alte cariche italiane ed europee che hanno partecipato ai nostri eventi, incontrando ragazze e ragazzi toscani, diventino oggetto di discredito e vengano derubricate a operazioni elettorali.

Se per qualcuno la notizia è che in Toscana si lavora, e si lavora troppo, allora la notizia vera è un’altra: c’è chi preferisce screditare invece che riconoscere l’impegno. 

Il rendiconto sul progetto Giovanisì è una pubblicazione istituzionale realizzata in attuazione dell’Intesa 104/2021 tra Regione Toscana e Dipartimento per le politiche giovanili. L’accordo prevede che parte delle risorse siano dedicate a strumenti di comunicazione e informazione rivolti ai cittadini per promuovere i progetti attuati e gli impatti generati sui territori. 

Un progetto che molti conoscono solo come nidi gratis, libri gratuiti, ITS, borse di studio, corsi di formazione, agevolazioni, ma che in realtà è molto di più: è la possibilità concreta, per migliaia di giovani, di costruirsi un futuro che altrimenti sarebbe rimasto solo un’ipotesi, raccontata nelle pagine di un rendiconto pubblico.

Contiene le dichiarazioni di tutti i componenti della Giunta e dirigenti regionali coinvolti, testimonianza del suo carattere collettivo, pubblico e di squadra. Anche le immagini lo confermano, raccontando le azioni concrete realizzate. Ecco perché ridurre tutto questo a una pubblicazione personale è sbagliato e ingiusto verso tutti coloro che hanno reso possibile questo percorso e che deve essere fatto conoscere ai cittadini.

Infatti, ribadisco, far conoscere ciò che è stato realizzato è parte essenziale della trasparenza come sancito dal D.Lgs. 33/2013 e dalla L.R. 22/2002. 

Gli attestati e la bandiera regionale inviati prima di giugno e non in queste settimane a soggetti che hanno partecipato a bandi e progettualità pubbliche regionali sono atti di riconoscimento, non personali ma istituzionali. Rispondono al principio di leale cooperazione tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese come sancito dallo Statuto della Regione Toscana.

Scrivere che sia “un pensiero del giovane candidato-non candidato” è un’operazione superficiale e, voglio sperare, non orchestrata maldestramente. Ogni tentativo di associare l’attività istituzionale dei mesi precedenti a un disegno politico personale è strumentale e profondamente scorretto. 

Il lavoro fatto per i giovani, con imprese e associazioni, meriterebbe di essere apprezzato, non liquidato con insinuazioni. Perché il futuro di una generazione non è materia da polemica da bar.

Direttore, mi dispiace che prima di pubblicare le inesattezze di cui sopra non mi abbia cercato per una spiegazione. Avrebbe avuto un quadro più completo e il suo giornale, di cui stimo il lavoro essenziale per la vita democratica del nostro territorio, avrebbe fornito ai lettori una fotografia esaustiva delle attività di Giovanisì. La sua penna, che resta prestigiosa, avrebbe evitato di cadere in errore.

Con cordialità 

Bernard Dika

Caro Dika, lei parla di cose che non ho contestato, conosco il progetto, so quanta passione è stata messa e la qualità dei risultati. Ma questo cosa c’entra con la mia riflessione? Lei sfugge al problema vero che è di natura etica. Bernard Dika è uno dei probabili candidati per il prossimo consiglio regionale (da qui la definizione di “candidato-non ancora candidato”): è opportuno utilizzare, in questo momento politico, uno strumento della Regione per mostrare la propria attività nei cinque anni precedenti. La mia risposta è no. Quel libro non è un resoconto istituzionale: la sua presenza è massiccia, tante le sue foto. E su quelle lettere, visto che si parla di istituzioni, avrei preferito vedere la firma del presidente eletto dai cittadini, non la sua.

Anche lei non si rende conto che il problema è di natura etica, una parola ormai scomparsa dal vocabolario politico, anche dal suo. Diverso sarebbe stato il ragionamento se lei non fosse candidato.

PS. Ci ha contattato un’azienda che ha ricevuto la bandiera, dice di non aver mai partecipato ad alcun bando regionale né ad altre iniziative. Se vuole, in privato le comunico il nome dell’imprenditore.

Saluti

Alberto Vivarelli

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