PISTOIA – Ieri, in diverse scuole pistoiesi, noi docenti abbiamo inaugurato l’anno scolastico indossando vestiti bianchi – come i sudari di Gaza – e leggendo nelle classi una poesia di Hiba Abu Nada, poetessa palestinese morta poco più che trentenne a Khan Yunis, il 20 Ottobre 2023, sotto un bombardamento israeliano. La poesia, bellissima, si intitola “Vi concedo rifugio”. Ma Israele genocida non ha concesso alcun rifugio agli abitanti di Gaza, donne e uomini, bambine e bambini: dopo quasi due anni di martirio, da stanotte “Gaza sta bruciando”, come ha ammesso con soddisfazione il ministro della Difesa israeliano Israel Katz.

Più di 300mila gazawi stanno fuggendo verso il nulla, Gaza va in rovine e in cenere mentre il mondo sta a guardare e continua a vendere armi e garantire impunità a Israele. Intanto scene quasi insostenibili invadono gli schermi, le cifre del massacro genocida continuano a lievitare paurosamente, la carneficina va in onda in diretta non stop. E’ una frattura indicibile di civiltà, che lacera il Mediterraneo e la storia umana: “Gaza come Cartagine”, scrive Paola Caridi. Sono roghi e stragi e persecuzioni che uccidono i palestinesi e scacciano i sopravvissuti, ma disfanno tutti noi; ed è – continua Caridi – “come distruggere Atene e Algeri, Beirut e Roma, Palermo e Granada”. E’ lo strazio dell’intero Mediterraneo e oltre, lo strazio dell’umano e oltre. Una ferita che ora ci appare non rimarginabile.
Il rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori occupati riconosce oggi, finalmente, che Israele sta commettendo da due anni il crimine di genocidio a Gaza. Ma l’orrore non si ferma e non si fermerà se la comunità internazionale non interverrà e non darà attuazione a quello che milioni di persone in tutto il mondo, in preda al raccapriccio e all’angoscia, domandano da molti mesi a gran voce. Dobbiamo credere che questo possa ancora avvenire, e per questo chiediamo che anche nel nostro paese le istituzioni locali e statali, la politica, i sindacati, le chiese, l’università si mobilitino per la salvezza di Gaza e della Palestina.
Per noi gente di scuola, il compito più difficile sarà quello di conservare – con le nostre bambine e i nostri bambini, i nostri ragazzi e le nostre ragazze – un’immagine di civiltà e pace possibile, e di ricostruire un’idea di comunità e di bene per tutti gli umani, e per tutto ciò che sul nostro pianeta vive ed è.







