mercoledì, Settembre 9, 2026

Toscana, sicurezza urbana e legalità: un laboratorio da non disperdere



PISTOIA – “A poche settimane dalle elezioni regionali, la sicurezza urbana torna con forza al centro del dibattito in Toscana. Ma non come slogan, né come rincorsa alla paura. Piuttosto come uno dei banchi di prova più concreti dell’azione pubblica, e come cartina di tornasole della capacità della politica di rispondere in modo intelligente, giusto e lungimirante alle trasformazioni sociali in atto.

In questi anni, la Regione Toscana ha fatto scelte chiare. In un panorama nazionale dove troppo spesso la sicurezza è stata ridotta a parole d’ordine muscolari e risposte semplificate, la Toscana ha costruito un modello diverso: integrato, multilivello, capace di tenere insieme prevenzione, inclusione, rigenerazione urbana e presidio del territorio.
Il passaggio decisivo è arrivato nel 2020, con l’approvazione della Legge Regionale n. 39, che ha definito un quadro normativo nuovo e coraggioso per la sicurezza urbana. Una legge che ha messo al centro la collaborazione tra istituzioni, amministrazioni locali, forze dell’ordine e cittadini. Non come principio astratto, ma come infrastruttura concreta per affrontare i bisogni reali dei territori, promuovendo non solo l’ordine ma anche la coesione, la legalità e la vivibilità degli spazi comuni.
A questo impianto normativo si è affiancato un impegno finanziario straordinario. I circa 46 milioni di euro destinati ai Progetti di Innovazione Urbana, finanziati con il POR FESR 2014–2020, hanno permesso interventi incisivi di rigenerazione in molti contesti urbani critici. Sono risorse che hanno avuto un impatto reale sulla qualità della vita nei quartieri, contribuendo a rendere la sicurezza qualcosa di visibile e quotidiano: piazze riqualificate, edifici restituiti alla comunità, nuove funzioni sociali nei luoghi del degrado.
Ma gli investimenti non si sono fermati qui. Il progetto “Codice Rosa”, fondamentale per il supporto alle vittime di violenza, ha ricevuto oltre mezzo milione di euro per il triennio 2024–2026. Le aree interne, troppo spesso escluse dai grandi flussi di risorse, sono state interessate da interventi specifici per un valore di circa 4 milioni. Il programma “Toscana Accessibile”, con 5 milioni di euro complessivi, ha reso spazi pubblici e culturali più fruibili e inclusivi, a partire dai bisogni di chi rischia ogni giorno l’esclusione.
Si è trattato, nel complesso, di uno sforzo imponente e non episodico. Un lavoro che ha dato frutti visibili, ha prodotto strumenti operativi, ha consolidato alleanze tra istituzioni e territorio. Ma che ora ha bisogno di continuità. Perché ciò che è stato costruito in questi anni rischia di disperdersi, se non si fa un passo in più: quello della stabilizzazione.
Non basta aver fatto tanto, se le risorse restano legate a bandi a scadenza e se i territori meno attrezzati restano esclusi. Occorre rendere questi strumenti permanenti, accessibili a tutti i Comuni, con un sistema regionale di supporto tecnico e amministrativo che riduca le disuguaglianze. Perché la sicurezza non può essere un privilegio legato alla capacità di progettare o alla fortuna politica. Deve essere un diritto territoriale garantito, soprattutto nelle aree più fragili.
Il futuro della sicurezza urbana in Toscana passa anche dall’innovazione. Tecnologie predittive, strumenti digitali, dati aperti e piattaforme partecipative possono offrire nuove opportunità di monitoraggio e intervento. Ma devono essere utilizzate con criterio, nel rispetto della privacy, e sempre con l’obiettivo di rafforzare — e non sostituire — la presenza umana, educativa, sociale nei quartieri.
Anche la partecipazione deve fare un salto di qualità. La Toscana ha più volte evocato il protagonismo civico, ma oggi è il momento di renderlo strutturale. Non bastano eventi spot o consultazioni formali. Servono percorsi di ascolto vero, processi di co-progettazione, presenza costante nei luoghi del disagio. Perché la sicurezza nasce anche dal riconoscimento reciproco, dalla fiducia, dalla possibilità per le persone di sentirsi parte della vita collettiva.
In definitiva, le elezioni regionali rappresentano un bivio. Non solo sul piano programmatico, ma sul piano culturale. La Toscana ha scelto una strada diversa, mettendo al centro comunità, prossimità, prevenzione. Ha costruito un modello, ha fatto investimenti, ha dato dignità politica a un tema troppo spesso banalizzato.
Ora si tratta di decidere se continuare a investire su questo percorso o tornare indietro. Se consolidare quanto fatto o rischiare di smantellarlo. Se credere davvero in una sicurezza che non divide, ma unisce. Che non impone, ma ascolta. Che non reprime, ma trasforma.
La Toscana ha già dimostrato di avere gli strumenti e la visione. Ora deve trovare il coraggio della continuità”.

Giuseppe Corizzo, Ass. Più Uno – Pistoia

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