di Francesco Lauria
ROMA – È stato presentato il 22 ottobre, presso la Camera dei Deputati, il decimo rapporto Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, fondata dall’ex Ministro del Lavoro Enrico Giovannini e comprendente centinaia di associazioni territoriali e nazionali) intitolato: “Pace, giustizia e diritti: pilastri della sostenibilità”. (https://asvis.it/rapporto-asvis)

Una riflessione, importante e consolidata, quella dell’Avis che si è focalizzata quest’anno sul tema specifico: “L’Italia e gli Obiettivi delle Nazioni Unite di Sviluppo Sostenibile”.
Diciamoci la verità, Asvis ne è assolutamente consapevole: gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, così come tutto il Green Deal Europeo, sono sotto durissimo attacco. Nell’economia di guerra non c’è spazio per l’investimento sul futuro, solo per un appiattimento, privo di visione, su un disperato e disperante presente.
Bene hanno fatto l’Asvis e l’ex Presidente Enrico Giovannini, quindi, a ricordare che la pace, la democrazia e la tutela dei diritti sono pilastri dello sviluppo sostenibile, richiamati esplicitamente nel sedicesimo dei 17 Obiettivi promossi dalle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals – SDGs).
Come ha scritto Papa Leone XIV nella sua prima esortazione apostolica (Dilexi te – Ti ho amato), è compito comune: “far sentire, pur in modi diversi, una voce che svegli, che denunci, che si esponga, anche a costo di sembrare degli stupidi”.
Il Rapporto Asvis non solo denuncia le distanze enormi tra le promesse dei governi e i risultati concreti, ma espone anche numerose proposte per accelerare il cammino dell’Italia (e dell’Europa) verso lo sviluppo sostenibile.
Il nostro Paese, secondo l’Associazione di associazioni, migliora solo su tre Obiettivi su 17 (istruzione, parità di genere, clima), mentre rispetto al 2010, l’Europa arretra su disuguaglianze, ecosistemi e partnership.
Ma, tema rilevante, gli indici relativi all’Italia mostrano, solo nell’ultimo anno, un peggioramento rispetto a quello precedente per sei Obiettivi su 17 (alimentazione; salute; acqua; disuguaglianze; ecosistemi terrestri; partnership.
Ma che cosa propone Avis per attraversare, superare le “crisi multiple” che affliggono l’Italia, l’Europa e il Mondo?
Cosa si può fare, con una spesa militare globale che ha raggiunto il livello record di 2.700 miliardi di dollari e che potrebbe più che raddoppiare entro il 2035?
Con un numero di persone sfollate contro la propria volontà (a partire dalla martoriata Gaza) che ha superato i 123 milioni?
Tutto questo avviene, peraltro, nel contesto difficile della crisi del multipolarismo e delle Nazioni Unite, i cui fondi sono diminuiti del 30% in due anni.
Come scrive Asvis, però, esistono anche le soluzioni. Quelle da mettere in campo e quelle che dovrebbero essere già state attuate a valle degli impegni sottoscritti dall’Italia, come il “Patto sul futuro” dell’Onu, che tra le varie linee guida chiede alle nazioni di strutturare una governance anticipante, capace di prevedere i rischi e orientare le scelte pubbliche nel medio-lungo periodo.
Per imprimere un vero cambio di rotta, l’Alleanza propone di attivare cinque “leve trasformative” (governance, capitale umano, finanza, cultura e partnership) e intervenire su sei “aree strategiche”: salute, istruzione e competenze; un’economia sostenibile e inclusiva; sistemi alimentari resilienti e un’agricoltura sostenibile; decarbonizzazione e accesso universale all’energia; città sostenibili, rigenerazione urbana e adattamento climatico; tutela dei beni comuni ambientali, in attuazione degli articoli 9 e 41 della Costituzione da riformare, su proposta dell’ASviS, con l’approvazione di una legge sul clima.
Tra le numerose proposte illustrate nel Rapporto, rientrano anche quelle volte a migliorare la partecipazione democratica e contrastare i fenomeni di erosione della fiducia delle cittadine e dei cittadini nelle istituzioni e nella democrazia rappresentativa. Per farlo, servono, appunto, politiche strutturate e orientate al futuro.
Un tema importante, hanno ricordato Giovannini e l’attuale Presidente Pierluigi Stefanini, è la mancanza di una strategia post-Pnrr che pone il nostro Paese in una condizione di estrema fragilità economica, sociale e ambientale.
ASviS propone, inoltre, interventi innovativi, nonché una profonda revisione del Piano strutturale di bilancio (Psb), per puntare a riforme e investimenti che portino il Paese su un sentiero di sviluppo sostenibile.
Una situazione, quella delineata dal Rapporto Asvis di quest’anno certamente critica, un piano potenzialmente inclinato.
Non bisogna, però, abbandonarsi all’alibi del: “è ormai troppo tardi”.
In un’ottica di sussidiarietà circolare le soluzioni stanno certamente nelle mani dei governi (regionali, nazionali, europeo), ma anche nella mobilitazione consapevole e resistente della società civile e dei cittadini che, spesso (non sempre) sono molto più avanti delle istituzioni.
È vero, però, che il tempo sta per scadere.
E che occorre, ammonisce ancora Asvis, prendersi carico degli impegni e cambiare, decisamente, la rotta.





