mercoledì, Settembre 9, 2026

‘Non è gioco, ma una dipendenza rischiosa’, numeri preoccupanti dal convegno sulla ludopatia

testo e foto di Stefano Di Cecio –

PISTOIA -La neonata Associazione pistoiese denominata “Fatti  non foste a vivere come bruti” ha promosso un convegno sulla ludopatia e le sue rischiose implicazioni nella vita sociale, che si è svolto nei giorni di venerdì e di sabato con due sessioni distinte.

Il primo appuntamento, il venerdì, al teatro Bolognini con la presenza delle classi quinte dell’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Silvano Fedi – Enrico Fermi” con più di duecento ragazzi presenti. Il secondo giorno, oggi, nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia, con una riflessione rivolta al pubblico.

L’iniziativa rientra nella mission dell’Associazione, dice il Presidente Vieri Ceriani: cioè iniziative culturali, di solidarietà e sul come dare aiuto al disagio psichico nei giovani. In particolare il disagio che deriva da dipendenze quali l’alcolismo, la ludopatia le droghe. Un intervento sociale quindi  con un occhio  alla cultura e alle dipendenze, obiettivo strategico nell’attività dell’associazione che conta ancora pochissimi soci. I relatori nelle due giornate sono stati – alcuni lo sono ancora oggi – personaggi di alto livello nella vita sociale ed economica del nostro paese:  Mirko Duradoni, Dottore Universitas Mercatorum e Laboratorio VirtHuLab – Università degli Studi di Firenze; Don Armando Zappolini, Portavoce campagna Mettiamoci in Gioco; Alessandra Pastore, Referente Libera – Pistoia; Emiliano Contini, Educatore CNCA; Giuseppe Peleggi, già Direttore del’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato; Monica Marini della Direzione Sanità della Regione Toscana. I loro interventi sono stati coordinati dal Presidente dell’Associazione, Vieri Ceriani, già sottosegretario di Stato all’economia dal 2011/2013.

Fra il pubblico anche Fabrizio Fagni, Responsabile Ser.D area di Pistoia.

Oltre ai saluti delle autorità, il venerdì l’Assessore Benedetta Menichelli che nell’aprire i lavori ha detto “Quando il gioco smette di essere libertà e diventa dipendenza, allora qualcosa si spezza. E ciò che si spezza non riguarda solo la persona che ne soffre: riguarda le amicizie, le famiglie, le relazioni, il futuro”.

Sabato invece è stata la vice Sindaco Anna Maria Celesti ad aprire i lavori sottolineando come “Prendersi cura di una persona significa anche farsi carico di tutto il suo vissuto”. Eppure questa dipendenza dal gioco quasi sempre passa inosservata, il grado di tolleranza è molto alto. Grandi nomi quindi per parlare della ludopatia, che non è certo solo una “malattia per il gioco”.  

L’azzardo implicato nei giochi più diffusi dall’apparente innocenza del ‘gratta e vinci’ o delle scommesse, passando per le slot machine, ha comportato nel periodo dal 2004 al 2024 una spesa complessiva in Italia di 1.774 miliardi di euro.

Ovviamente fra i primi ad accorgersi di questa grande opportunità di guadagno o riciclo di denaro sporco è stata la criminalità organizzata. Paradossalmente chi invece non ha aumentato il gettito erariale con la crescita vertiginosa della raccolta di denaro per i giochi è stato proprio lo Stato italiano: nel 2004 infatti era di 7,3 miliardi di euro a fronte di una raccolta di 25,6, nel 2024 è stato di 11,5 a fronte di una raccolta di 157,4. 

Numeri impressionanti in crescita siderale del gioco ai quali non corrispondono ingressi paralleli per lo Stato.

Il gioco d’azzardo è un’economia chiusa, fra chi lo offre e chi gioca c’è solo una gara per ottenere profitto ma niente ricade sull’economia locale e nazionale. Anzi il contrario, chi gioca sottrae denaro ad altre voci personali di spesa: niente più ristorante, cinema o addirittura bollette fino ad arrivare all’indebitamento, alla povertà ricadendo così nella morsa della disperazione ed aggravare il proprio peso nella società in cui vive. Non ultimo il gesto di rivolgersi a finanziarie in mano alla criminalità per ottenere denaro a interessi tipici dello strozzinaggio.

Don Armando Zappolini sottolinea come “la prima cosa da ribadire è recuperare il significato delle parole, comprendo la semplificazione ma ludopatia dà un’immagine accettabile, la conseguenza del gioco. L’azzardo non è un gioco, l’azzardo è una tragedia per milioni di persone nel paese e purtroppo fatta non più con la distrazione ma con la complicità delle istituzioni perché quando si permette una raccolta così consistente di denaro con una perdita enorme per le tasche della gente è veramente inaccettabile. Le mafie fanno soldi sul sangue delle persone, non posso accettare sia fatto da uno Stato che prende soldi consapevole della sofferenza che portano dietro. Tanta gente su questo si rovina, quindi è inaccettabile che uno Stato non possa rendersi conto di questo. Fra l’altro l’istituto Superiore di Sanità e gli organi dello Stato dicono che l’80% del reddito delle entrate e della raccolta dell’azzardo viene dal 20% di coloro che giocano, la fascia abitudinaria compulsiva e patologica”.

Gli abbiamo chiesto se riesca a immaginarsi in prospettiva a breve quale potrà essere lo scenario italiano “Sono ottimista – ha risposto Don Armnando – per natura contro ogni evidenza, mi sembra difficile immaginare che dalle istituzioni che sono ormai ostaggi di queste grandi lobby economiche e finanziarie nascano scelte etiche coraggiose. Ho più fiducia nella realtà politica dei territori, nei comuni, nelle regioni che si facciano carico davvero del grido di aiuto che sale da tanta gente e pongano un argine istituzionale a una politica che è in mano alle grandi lobby dell’economia e della finanza”.

Per cadere dentro alla trappola del gioco d’azzardo bastano pochi “ingredienti”: l’intimità, l’illusione della vincita (basta dare un’occhiata agli spot televisivi), le piccole vincite previste da chi organizza il gioco e per finire le quasi vincite (‘se fosse uscito il tale numero avrei vinto il massimo’)…

Qualche segnale di speranza l’ha portato il Professor Mirko Duradoni. Nella mattinata di venerdì infatti aveva invitato gli studenti dell’ITTS Fedi- Fermi ad utilizzare un QR Code per collegarsi in maniera anonima ad un sito e rispondere ad alcune domande. Dopo aver analizzato i dati forniti da circa metà dei partecipanti alla mattinata di venerdì, è emerso che i ragazzi hanno seguito l’incontro e cambiato il loro atteggiamento nei confronti del gioco, dimostrando che l’esperienza del dibattito sui danni derivanti dal gioco d’azzardo è stata efficace.

C’è ancora molto da fare ma è emersa da parte degli organizzatori la soddisfazione degli scambi avvenuti durante gli incontri, non solo con il pubblico ma anche fra gli stessi relatori portatori di interesse provenienti da diverse esperienze e realtà.

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