mercoledì, Settembre 9, 2026

“Bilancio di fine mandato privo di visione”

PISTOIA – A dicembre il Consiglio Comunale sarà chiamato a discutere e approvare il bilancio preventivo, l’ultimo vero documento finanziario di rilievo del percorso amministrativo guidato dal sindaco Tomasi. Un bilancio che, in teoria, dovrebbe rappresentare lo slancio finale di cinque anni di governo e, allo stesso tempo, un punto di riferimento solido per la città in vista del futuro.

Purtroppo, quanto emerge dalla documentazione non è né un progetto di crescita né un orientamento strategico credibile. Al contrario, siamo di fronte a un bilancio di fine mandato, privo di visione, povero di investimenti strutturati e incapace di rispondere alle reali necessità di Pistoia.

Il Piano Triennale degli Investimenti, che dovrebbe costituire il cuore dell’azione politica ed economica del Comune, è emblematico: degli oltre 84 milioni di euro formalmente iscritti, circa 50 riguardano opere e progetti che da anni restano sulla carta, riproposti ciclicamente nella speranza di intercettare finanziamenti straordinari. Si tratta di interventi mai realizzati — dalle scuole alle mura urbane da 15 milioni — che continuano a comparire nel Piano pur non rappresentando una reale previsione di spesa nel triennio.

In sostanza, i fondi effettivamente attivabili nei prossimi tre anni ammontano a 34 milioni di euro, dei quali solo 4 milioni realmente nuovi perché legati a mutui ancora da contrarre.

Ed è proprio sul ricorso ai mutui che emerge la prima grande criticità politica. Le nuove risorse vengono destinate non a opere strategiche o progetti innovativi, ma a semplici interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria: asfaltature, miglioramenti dell’illuminazione, piccole sistemazioni del patrimonio comunale. Lavori necessari, certamente, ma che una città come Pistoia dovrebbe finanziare con risorse proprie, non ricorrendo all’indebitamento. E comunque non possono costituire la visione di un triennio amministrativo.

Si sceglie quindi di caricare la città di nuovo debito — dopo che dal 2012 al 2017 erano stati estinti 40 milioni e dal 2017 al 2023 altri 15 — per realizzare ciò che dovrebbe essere la base minima della gestione ordinaria. Una decisione che solleva interrogativi sulla capacità di programmazione e sulla sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo.

Sono scelte che meritano risposte chiare e dettagliate, perché riguardano denaro pubblico, indirizzi strategici e responsabilità amministrative tutt’altro che marginali.

Nessuna strategia per la prevenzione dal rischio idrogeologico

Una delle lacune più gravi del Piano Triennale è la totale assenza di investimenti dedicati alla prevenzione e alla messa in sicurezza del territorio rispetto agli eventi atmosferici estremi e al rischio alluvionale.

Pistoia, situata ai piedi della montagna e attraversata da corsi d’acqua che scendono verso la piana, è tra le città toscane più esposte al rischio di esondazioni. Badia, Canapale, Bottegone, Piuvica e molte altre zone presentano criticità note e documentate da anni. Eppure nel bilancio non compare alcun riferimento a:
• piani organici di difesa idraulica,
• investimenti su torrenti e fossi,
• opere di laminazione,
• sistemi avanzati di monitoraggio,
• adeguamenti delle infrastrutture idriche,
• collaborazioni strutturate con gli enti territoriali competenti.

In un periodo in cui i cambiamenti climatici rendono gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi — e mentre altre città italiane investono miliardi nella prevenzione — Pistoia non stanzia neppure un euro su questo fronte.
È un segnale di superficialità e di mancanza di responsabilità politica, perché a pagare il rischio saranno cittadini, imprese e famiglie della piana pistoiese, che meriterebbero tutela e non abbandono.

Mobilità e grande viabilità: il grande assente

Un altro capitolo drammaticamente vuoto riguarda la grande viabilità. La città soffre da anni di una rete stradale costruita per un’altra epoca, con flussi di traffico che nelle ore di punta paralizzano interi quartieri, rallentano la vita quotidiana e penalizzano le attività economiche.

Gli assi est–ovest sono congestionati, gli accessi alle aree produttive sono difficoltosi, i collegamenti con l’A11 restano critici e la pianificazione del traffico interno è priva di modernità ed efficacia.

Nel piano investimenti non compare alcuna iniziativa per migliorare la mobilità: né progetti per fluidificare il traffico, né nuove connessioni strategiche, né interventi sulla mobilità sostenibile. Alla città Restano solo marciapiedi spacciati per piste ciclabili allo scopo di aderire ai fondi europei.

Una città che non investe sulla mobilità è una città che rinuncia al proprio sviluppo economico, alla vivibilità e all’attrattività. È una città che sceglie di restare ferma.

Sport: un settore abbandonato e un futuro incerto

Ancora più evidente è la povertà del piano investimenti sul fronte sportivo. Nonostante l’importanza sociale e aggregativa degli impianti sportivi, il documento prevede appena 450.000 euro nel triennio: una cifra che basta appena a una manutenzione minima, non certo al rilancio di un patrimonio che richiede interventi profondi e strutturali.

A questo si aggiungono la complessa vicenda del Pallavicini — un’opera da oltre 16 milioni che forse si concluderà tra più di sette anni — la continua migrazione fuori città di molte società sportive giovanili per mancanza di impianti adeguati e il fatto che gran parte dei pochi fondi disponibili 450000€ nel triennio, verrà assorbita dal rifacimento del manto del campo Frascari per l’omologazione.

Una prospettiva che impoverisce l’intero tessuto sportivo cittadino, penalizzando atleti, famiglie e giovani, e svalutando un settore che dovrebbe rappresentare un pilastro della qualità della vita e della coesione sociale.

Un piano che parla chiaro: siamo alla fine di un ciclo

Quando un’Amministrazione presenta un bilancio preventivo, dovrebbe indicare con chiarezza la direzione della città, le priorità e la visione del futuro.
Il Piano Triennale degli Investimenti, invece, racconta l’esatto opposto: un documento scarno, privo di strategia e ambizione, costruito su progetti vecchi e manutenzioni spacciate per investimenti. Un piano che certifica la fine di un mandato e la mancanza di una visione politica e amministrativa per chi verrà dopo.

Pistoia non ha bisogno di un bilancio che galleggia e rinvia i problemi, ma di un progetto serio per la sicurezza idrogeologica, una mobilità moderna, impianti sportivi adeguati e una rigenerazione urbana concreta.
Non possiamo permettere che la città perda altro tempo né che il Comune rinunci al proprio ruolo di guida e programmazione.

Lorenzo Boanini

Consigliere comunale Pd

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