AGLIANA – Due spade insanguinate, il vestito rosso, lo sguardo fiero, il portamento deciso, un’immagine potente capace di trasmettere determinazione e dignità.
È il ritratto della pittrice Artemisia Gentileschi eseguito con la tecnica della street art dall’artista pistoiese Daniele Capecchi e inaugurato questa mattina ad Agliana, nel passaggio coperto che unisce piazza Magnani e piazza Gramsci proprio davanti alla biglietteria del Teatro Moderno.
Alla cerimonia di “svelamento” del murale hanno preso parte i rappresentanti dell’amministrazione comunale, lo stesso artista, giornalisti e fotografi e quattro classi di studenti dell’ITSE Capitini di Agliana, che in precedenza avevano assistito a teatro allo spettacolo “La monaca di Monza” interpretato dall’attrice Dora Donarelli.
Questo evento rientra infatti all’interno delle iniziative di sensibilizzazione e di contrasto alla violenza sulle donne che associazioni, enti pubblici e amministrazioni comunali hanno promosso nella giornata di oggi, 25 novembre, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza – fisica, ma anche e soprattutto psicologica – contro le donne.

“La scelta di rappresentare una figura femminile come Artemisia Gentileschi non è affatto casuale – spiega Capecchi – è stata infatti una donna che per tutta la sua vita ha lottato contro discriminazioni e pregiudizi di genere, subendo la violenza in prima persona ma portando avanti con forza e determinazione la sua passione per la pittura che l’ha resa autrice di autentici capolavori. In lei ho voluto unire il tema dei diritti delle donne e della loro lotta secolare per l’emancipazione con il tema della celebrazione dell’arte e in particolare della pittura: nel ritratto e nella posa di Artemisia ho ripreso alcuni elementi tratti dai suoi dipinti più celebri come “Giuditta che decapita Oloferne” e “Medea”. L’idea di fondo era quella di rappresentare una donna fiera e orgogliosa, che guarda l’osservatore senza timore, in maniera simile ad alcune donne rappresentate dalla stessa Artemisia nella sua arte”.
Per Daniele Capecchi si tratta inoltre di un gradito ritorno al Moderno di Agliana, nei cui spazi esterni aveva già eseguito tre lavori negli scorsi anni: il murale raffigurante l’attrice Anna Magnani (prima opera di street art in assoluto realizzata dall’artista), quello raffigurante il volto di Pier Paolo Pasolini e la serie di ballerini e figure danzanti nel passaggio coperto, omaggio alla danza di Pina Bausch.

Artemisia Gentileschi (1593-1656) è una delle figure più celebrate e originali della pittura barocca italiana, e una delle poche donne ad aver raggiunto fama e successo nell’Europa del Seicento. Figlia del pittore romano Orazio Gentileschi, Artemisia ricevette la sua prima formazione artistica direttamente nella bottega paterna, assimilando in particolare l’uso drammatico della luce e dell’ombra tipico del Caravaggismo, ed esprimendo fin da ragazza il suo precoce talento artistico.
La sua vita fu segnata da un evento traumatico che avrebbe influenzato profondamente sia la sua esistenza che la sua arte: lo stupro subito nel 1611 per mano di Agostino Tassi, un collaboratore del padre. Il processo che ne seguì, documentato in modo doloroso, fu un calvario pubblico per Artemisia, sottoposta persino alla tortura per verificare la veridicità della sua testimonianza. Sebbene Tassi sia stato infine condannato a una pena che non scontò mai del tutto, il trauma e l’ingiustizia subita le fornirono una potente, benché amara, consapevolezza del proprio valore e della condizione femminile.
Molti dei suoi dipinti sono infatti caratterizzati da una forza espressiva straordinaria e dall’audacia dei soggetti. Artemisia fu una pioniera nel ritrarre figure femminili, in particolare eroine bibliche e mitologiche, non come semplici oggetti di desiderio o vittime passive, ma come donne forti, attive e vendicatrici: opere come “Giuditta che decapita Oloferne” sono intrise di una violenza cruda e catartica, spesso interpretata dalla critica moderna come una trasposizione pittorica della sua rabbia e del desiderio di giustizia per la violenza subita.
Artemisia Gentileschi è riconosciuta oggi come un simbolo cruciale dell’emancipazione femminile. In un’epoca in cui le donne non avevano diritti legali o opportunità professionali, riuscì pur tra molti ostacoli a diventare un’artista autonoma e capace di gestire la propria bottega e le proprie commissioni.
La sua vicenda biografica, riletta e riesaminata in particolare dal movimento femminista del secolo scorso, l’ha elevata a icona di resilienza e di lotta contro la violenza sulle donne. La sua arte non solo documenta il suo talento, ma costituisce un potente atto di rivendicazione e un’affermazione del diritto di una donna di raccontare la propria verità e di affermarsi nel mondo, superando il trauma e l’oppressione.







