di Andrea Mori
PRATO – “Quello che è successo ieri sera non mi era mai capitato di vederlo, e sono dentro ai partiti da decenni. Ho vissuto altre fasi di tensione, certo, ma sempre all’interno di una dialettica politica ordinata. Ieri sera siamo arrivati a un livello di conflittualità eccessivo”. Parole queste di un autorevole membro del Pd pratese, che ha chiesto l’anonimato data la estrema delicatezza del momento.

Non c’è modo migliore per raccontare la Direzione provinciale del Partito democratico: non una riunione ordinaria, ma un vero passaggio di rottura. Per cinque ore, fino alle due del mattino, il segretario regionale Emiliano Fossi, il deputato Marco Furfaro (in collegamento), il segretario provinciale Marco Biagioni, l’ex sindaco Matteo Biffoni e 80 persone circa, hanno assistito e preso parte a uno scontro che ha rimesso in discussione tutto – anche se già lo era abbastanza –: metodo, leadership, percorso politico e rapporti interni. Alla fine Fossi ha congelato ogni decisione e ha riaperto l’ipotesi del congresso anticipato.
Per capire come si sia arrivati a questo punto serve ricostruire cosa era accaduto pochi giorni prima, quando a Firenze Biagioni, Fossi, Furfaro e Biffoni avevano concordato una soluzione “sperimentale” per evitare il congresso prima delle elezioni comunali: incontri tematici nei circoli, ascolto della base, un’assemblea finale degli iscritti a gennaio. Una formula nuova che entrambe le aree avevano accettato come compromesso, anche perché secondo il livello regionale non c’erano i tempi tecnici per fare un congresso vero e proprio, prima del voto di primavera.
Ieri, però, quel compromesso è saltato. La miccia l’ha accesa Giosuè Prestanti, segretario comunale di Carmignano, che ha presentato un documento chiedendo di rimettere al centro l’unica strada ritenuta credibile da una parte rilevante del Pd: il congresso anticipato. Non si è trattato di un gesto isolato. Quel testo era sostenuto da firme di aree diverse e rappresentava una richiesta politica che, secondo molti dirigenti, circola da mesi senza trovare una reale risposta.
Il contrasto è esploso quando Biagioni ha illustrato la propria relazione: un calendario già definito, comunicato agli iscritti tramite una lettera inviata prima della Direzione, con tappe e modalità della formula alternativa al congresso. La segreteria, secondo diversi, avrebbe “scavalcato” la Direzione, presentando come già impostato un percorso che invece doveva essere condiviso.
Secondo chi è vicino a Biagioni, invece, il percorso ibrido era stato definito insieme ai livelli regionali e nazionali proprio per tutelare il partito in una fase delicata, evitando uno scontro che avrebbe paralizzato il Partito democratico a elezioni vicine. Per diversi di loro, adesso, “la richiesta di congresso è diventata un modo per alzare continuamente l’asticella, alimentando tensioni che finiranno per danneggiare tutti. “Vogliono la testa di Biagioni”, si dice.
A rendere la serata ancora più tesa sono stati i modi del confronto. Diverse testimonianze raccontano di frasi pesanti, di uno scontro durissimo tra Biagioni e Biffoni il quale ha accusato il segretario di prenderlo per i fondelli; momenti in cui l’atmosfera è degenerata fino alla contestazione aperta verso Furfaro, accusato da più parti di non esercitare un ruolo di mediazione ma di intervenire “di parte” (corrente Schlein). Alcuni hanno perso la calma, tanto da mandarsi “a quel paese”. Altri, più composti, dicono di essersi “sentiti in imbarazzo” per i toni.
Sul tavolo, oltre alle questioni di procedura, sono riemerse fratture più profonde: la gestione delle settimane successive al commissariamento della città, il rapporto fra partito e amministrazione, la mancanza – per alcuni – di un coinvolgimento costante della Direzione nelle scelte, la linea su multiutility, acqua pubblica, rifiuti e aeroporto.
Anche la questione della rappresentanza ha pesato. Alcuni dirigenti hanno ricordato che alle ultime regionali tre voti su quattro ottenuti da Biffoni non sarebbero stati voti al Pd, ma personali: un dato che, nella lettura della parte riformista, dimostra la necessità di una riflessione seria sul ruolo del partito nella città. Per altri, questa affermazione è ingenerosa e rischia di trasformare un’analisi politica in un attacco che indebolisce ulteriormente l’ambiente.
Il segretario regionale Fossi ha dunque capito che nessuno aveva i numeri per prevalere senza danneggiare il Pd. Per questo ha scelto di azzerare tutto: percorso tematico sospeso, documento di Prestanti non messo ai voti, discussione rinviata alla prossima settimana dopo un confronto con il livello nazionale.
La decisione finale è attesa nei prossimi giorni. Intanto la temperatura si fa incandescente, seppur sia quasi inverno.



