PISTOIA – Si parlerà de “L’altra storia del bello. Dal Paleolitico al Novecento”, questo pomeriggio, martedì 9 dicembre, alle ore 17 nella Sala Manzini della Biblioteca San Giorgio.
E’ un incontro con Maurizio Vanni a partire dal suo libro Museologia e percezione. Dalla contemplazione del bello all’esperienza estetica (Pacini editore, 2025)
L’incontro è promosso dalla biblioteca in collaborazione con Amici della San Giorgio, per il progetto Arte&Memoria.

Le persone conoscono la realtà? Ciò che hanno di fronte può essere definita tale? Il genere umano possiede gli strumenti per indagarne l’essenza e giungere alla verità? Potremmo affermare che l’arte sia tanto vecchia quanto l’homo sapiens e che nasca con una forma di esoterismo ante litteram: nelle grotte di Lascaux l’uomo cercava un contatto con l’oltre, rincorreva un presagio, immaginava qualcosa che in quel momento non era davanti a lui auspicando generose battute di caccia. Il problema della sopravvivenza soprannaturale lo avvicinava attraverso al l’arte. Paradossalmente, tutti i più importanti momenti artistici sono stati connotati da questioni sociali, teologiche, filosofiche, scientifiche, psicologiche o antropologiche. L’artista, da sempre persona sensibile in anticipo sui tempi in divenire, ha trasformato idee e stati d’animo del suo presente in capolavori della storia della pittura. Spesso, ha nascosto tra le sue composizioni segni e simboli legati a pensieri che non desiderava, o non poteva, condividere con tutti. Potremmo addirittura supporre che l’arte visiva sia nata esoterica, ovvero che, anche nelle sue forme più aperte e “trasparenti”, abbia sempre celato messaggi per una stretta cerchia di eletti e per le generazioni successive. Il vero obiettivo della maggior parte degli artisti, probabilmente, non è mai stato quello di rappresentare qualcosa di esistente, ma suggerire e rendere reale. Ma in tutto questo che ruolo ha giocato la bellezza? Cosa si intende per bellezza? Esiste una bellezza oggettiva? Quali sono i parametri a cui dovrebbe rispondere? Nelle arti visive possiamo ancora parlare di “bello assoluto”? In un’epoca in cui il pensiero prevale sulla forma non sarebbe più rassicurante focalizzarsi su un indice percettivo personale, su un’esperienza estetica soggettiva che vada oltre l’utilizzo del solo senso della vista? E se fosse sempre stato così fin dai tempi dell’arte greca?
Maurizio Vanni, museologo, critico e storico dell’Arte, specialista in sostenibilità, valorizzazione e gestione museale, è docente di Museologia (UniPi) e di marketing per la cultura (Roma Tor Vergata). Ha al suo attivo 3 direzioni museali, 400 mostre e oltre 700 pubblicazioni.







