mercoledì, Settembre 9, 2026

Botti di Capodanno, al canile di Firenze muore di crepacuore Nero. Attivata per il 31 l’Unità di emergenza Lav

FIRENZE – La notte di Capodanno rappresenta ogni anno uno dei momenti più critici per la sicurezza e il benessere degli animali.

Una drammatica conferma – scrive la Lav – dalla morte di un cane: Nero, meticcio ospite da oltre sette anni nel canile comunale “Parco degli Animali” di Firenze, è morto a causa dello spavento provocato dall’esplosione di botti avvenuta nei pressi della struttura.

Il suo cuore non ha retto ai forti boati, nonostante le richieste preventive degli operatori del canile, i cartelli di avviso e l’appello al senso civico dei cittadini.

“Una morte che non può essere archiviata come un incidente, ma che rappresenta l’ennesima vittima innocente di un’usanza pericolosa e incivile, che ogni anno provoca feriti, smarrimenti e decessi tra gli animali” evidenzia la Lav.

Nero

“La morte di Nero è una tragedia annunciata – dichiara Cristiano Giannessi, responsabile LAV di Prato e operatore dell’Unità di Emergenza –. Ogni anno assistiamo allo stesso copione: animali terrorizzati, fughe, ferimenti e, nei casi più gravi, la morte. Non possiamo più parlare di incidenti: i botti sono un pericolo reale, noto e documentato. Continuare a tollerarli significa accettare consapevolmente queste conseguenze”.

Proprio alla luce di questi fatti, anche quest’anno la LAV – Lega Anti Vivisezione attiverà l‘Unità di Emergenza dal 31 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, garantendo un servizio straordinario di supporto sul territorio per il soccorso di animali feriti, terrorizzati o dispersi a causa dei botti.

L’attività si concentrerà in particolare sulle province di Firenze e Prato, da cui verranno prese le principali richieste di intervento e si svolgerà sia di giorno che di notte.

A Prato, nella notte del 31 dicembre, l’Unità di Emergenza presidierà anche le zone sensibili, come le colonie feline cittadine, già segnalate negli anni passati per episodi legati allo scoppio di petardi. Si ricorda che nel Comune di Prato è in vigore un’ordinanza di divieto dei botti.

«Presidiare le colonie feline e le aree più critiche significa prevenire tragedie prima che accadano – prosegue Giannessi –. Parliamo di animali liberi, spesso anziani o fragili, che non hanno alcuna possibilità di difendersi o fuggire in sicurezza».

Dettagli operativi:

  • 31 dicembre 2025: reperibilità attiva per tutta la notte per il recupero e il soccorso di animali feriti, la somministrazione delle prime cure e il trasporto in clinica veterinaria, se necessario.
  • Dal 1° al 7 gennaio 2026: attività di ricerca, soccorso e cattura di animali dispersi o in difficoltà a seguito dei botti.

Per segnalazioni e richieste di intervento è attivo il numero LAV: 320/4792598.

Alcuni consigli fondamentali:

  1.  Preparare un rifugio sicuro e silenzioso per gli animali.
  2. Tenerli al chiuso e verificare che siano identificabili (microchip o collare).
  3. In caso di necessità di soccorso, trasporto in clinica o ricerca di un animale smarrito, contattare immediatamente il numero LAV 320/4792598.

L’appello della LAV: basta stragi annunciate

La morte di Nero rende ancora più urgente la richiesta della LAV di un intervento immediato di Governo e Parlamento per arrivare a una legge nazionale di divieto dei botti. Alla Camera sono già state depositate due proposte di legge, a firma degli onorevoli Patrizia Prestipino (PD) e Devis Dori (AVS), che puntano a vietare il possesso, l’uso e la vendita di petardi, razzi, bengala e fuochi d’artificio, per tutelare persone, animali, ambiente e patrimonio pubblico e privato.

I dati ufficiali parlano chiaro: aumentano i feriti, aumentano i casi gravi e cresce il numero di minori coinvolti. Per gli animali, le conseguenze sono spesso invisibili ma devastanti: panico, fughe, incidenti, infarti e morte. Un’Indagine Doxa commissionata da LAV evidenzia che il 94% degli italiani è contrario all’uso dei botti e disposto a festeggiare con modalità alternative.

«La tragedia di Nero – conclude Cristiano Giannessi, dimostra che non si tratta di allarmismo ma di una realtà sotto gli occhi di tutti. È il momento di scegliere la civiltà, fermare una pratica pericolosa e tutelare chi non ha voce. Le ordinanze comunali sono uno strumento importante, ma non sufficiente – sottolinea Giannessi –. Serve una norma nazionale chiara e definitiva: non è accettabile che la tutela della vita dipenda dal codice di avviamento postale».

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