di Marcello Paris
PISTOIA – In altra parte del giornale Andrea Capecchi ha raccontato le fasi salienti dell’inaugurazione dell’anno di Pistoia Capitale italiana del libro. Adesso ci dedichiamo a un approfondimento con un’intervista al sindaco Anna Maria Celesti e allo stesso Aldo Cazzullo, che si è dimostrato molto disponibile ed esauriente nel tracciare il suo racconto sul filo che unisce due figure apparentemente distanti, in una lezione magistrale su San Francesco e Dante.

Iniziamo dal sindaco.
Pistoia atteso e apprezzato dalla popolazione come dimostra l’eccezionale afflusso di pubblico.
Un grande momento, emozionante, perché ci vede protagonisti non solo a livello locale ma anche nazionale a conferma la ricchezza culturale di Pistoia e in questo caso della lettura e del libro. Questa è l’occasione perché si possa tessere un fil rouge, come dice il dossier “leggere l’avventura” che ha fatto vincere Pistoia, essere protagonisti e orgogliosi di un nuovo futuro. E siamo già pronti non solo per eventi ma anche per progetti innovativi che porteranno tutti coloro che hanno titolo nel nostro territorio che, oltre a fare insieme rete, ci permetterà con umiltà di essere protagonisti non solo quest’anno ma negli anni a venire.
Ci può anticipare qualche fiore all’occhiello.
In questo momento no. Ci sarà tempo per disvelare le centinaia in programma.
Allora parliamo di lettura. In questo Paese non si legge molto, quanto può aiutare una manifestazione come questa.
C’è realmente una grande crisi nazionale per l’editoria perciò quanto più riusciamo a coinvolgere anche le singole persone stimolandole per una crescita culturale, sollecitandole a prendere in mano un libro, magari un vecchio libro, di quelli che ci hanno accompagnati fin da giovani, anche le favole che ci leggevano da bambini.
Capitale del libro non riguarda solo Pistoia ma coinvolge l’intera provincia. Abbiamo Pinocchio, il racconto libro più tradotto al mondo che ma che è sfruttato a sufficienza nel marketing territoriale.
Giusto. Uno dei temi nel quale si svilupperà l’anno del libro sarà proprio Carlo Collodi e il suo Pinocchio in una chiave trasportata anche nel 2026, ma che mantiene inalterati alcuni aspetti che hanno accompagnato intere generazioni.

Cazzullo, partiamo da San Francesco. Prima dei festeggiamenti per la ricorrenza della morte del Santo e prima di Papa Francesco, nonostante sia patrono d’Italia, San Francesco non era molto celebrato ora anche lei lo ha riscoperto con il suo libro.
Beh, Francesco è una figura che si impone da sé. È vero che talvolta è stato un po’ dimenticato nel corso della storia della Chiesa, ma poi quando la Chiesa è in crisi Francesco è un’ancora; non è un caso che dopo otto secoli abbiamo avuto un Papa di nome Francesco. Nel momento in cui Papa Francesco disse “una chiesa povera per i poveri” si è giocato mezza curia romana ma abbiamo avuto un grande Papa e ora il nuovo ha scelto il nome del migliore amico di San Francesco: Leone. Francesco è importante non solo per la Chiesa ma anche per chi non ha il dono della fede perché è una figura fondativa della nostra identità: è stato il primo a scrivere una poesia in italiano e che poesia: “Il cantico delle creature”.
E come mette insieme Francesco con Dante
Dante trova in lui la lingua ma soprattutto in un mondo sopraffatto da persone che vanno al potere convinte che le persone non siano uguali fra di loro, a me sembra che l’umanesimo di Francesco e di Dante sia un antidoto potente contro questa disumanizzazione. Dante trova in Francesco il messaggio che nessuno si salva da solo, ma si salva con il resto dell’umanità e della creazione. Trova in Francesco il rispetto per la donna, l’idea che si arriva all’amore di Dio attraverso l’amore per le creature e trova anche il disprezzo per i denaro, tanto che Dante manda gli usurai all’inferno. Forse la vera differenza è che Francesco era convinto che l’uomo fosse buono mentre Dante considera l’uomo molto spesso malvagio.
La sua presenza a Pistoia che significato vuole avere.
Sono venuto a Pistoia per citare uno dei più bei versi scritti da un essere umano: “Io piovvi in Toscana poco tempo è in questa gola fiera, vita bestial mi piacque e non umana si come a mul ch’i fui; son Vanni Fucci bestia, e Pistoia mi fu degna tana”. Ma i pistoiesi non si devono offendere perché Dante ce l’ha con tutti meno che con i livornesi perché Livorno non c’era. Dante è indignato con tutti gli italiani “ahi serva Italia di dolor ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta non donna di provincia ma gran bordello”. Però una differenza fra Francesco e Dante esiste nel sentimento con questa terra e con gli italiani. Francesco in Toscana è di casa, basti pensare ai monasteri francescani, alla vicina La Verna dove Francesco ha ricevuto le stimmate mentre Dante non la pensa allo stesso modo, potremmo parlare di odio-amore. Secondo me Dante non è che odiasse tutti, pistoiesi o italiani, Dante amava gli italiani, amava i toscani amava i fiorentini però si sentiva respinto, era stato esiliato, era indignato di fronte al male, era un animo acceso, ha un’invettiva un po’ per tutti.
Un’altra differenza, diciamo antropologica, fra Francesco e Dante nel considerare il genere umano.
Fino a Francesco la Chiesa diceva che gli uomini devono essere umili per capire quanto sono cattivi, Francesco dopo Gesù è stato il primo a dire che gli uomini devono essere umili per rendersi conto di quanto sono buoni. Secondo me Dante aveva capito meglio di Francesco la natura umana però lo slancio di Francesco verso gli altri, verso le creature compresi gli animali è tale che sembra quasi impossibile che una creatura come questa sia vissuta su questa terra.
Vediamo un rapporto più ravvicinato tra Francesco e Dante.
Francesco appartiene a tutti gli effetti a questa terra, al tempo non si parlava di Toscana o Umbria, Francesco nasce nel cuore d’Italia e ha questo rapporto forte con Dante. Ricordiamo che Dante studia a Santa Croce con i francescani di Firenze e i versi di Dante in morte di Francesco sono stupendi: “del suo grembo l’anima preclara muoversi volle tornando al suo regno e al suo corpo non volle altra bara”. Francesco volle essere sepolto nella nuda terra, come farà Papa Francesco, e il grembo da cui si muove la sua anima per salire al cielo è il grembo della donna amata: la povertà. Francesco non amava la povertà perché amava la miseria ma perché amava la libertà: essere povero per essere libero. Francesco amava la pace noi facciamo la guerra. Francesco amava tutte le creature noi cerchiamo di distruggere la creazione. Insomma io credo che esista un legame fra queste due persone se non altro per il fatto che sono i precursori dell’identità italiana e avere dato all’umanità un santo come Francesco e uno scrittore come Dante è uno dei motivi, e non il meno importante, per cui possiamo essere fieri e orgogliosi di essere italiani.
Per concludere, veniamo alla inaugurazione di Pistoia capitale italiana del libro. Quanto queste iniziative possono aiutare a sostenere la lettura, da un po’ di tempo in declino.
La domanda del libro, o della lettura, non è fissa ma la si può alimentare fin dalla scuola con proposte e suggerimenti. Qui ricordiamoci che la Toscana è la patria morale degli italiani che non nasce dalla politica o dalla guerra, nasce dalla bellezza e dalla cultura: nasce dagli affreschi Giotto, dai versi di Dante, dal Rinascimento e mi fa piacere esser qua in Toscana a parlare di bellezza e di cultura che compongono l’identità italiana. E poi, come ci siamo detti, Francesco è il precursore dell’Umanesimo ed è il grande dono che abbiamo dato alla civiltà.







