FIRENZE – Ci avviciniamo a grandi passi a San Valentino, la festa dell’amore, delle promesse e dei “per sempre”.
Ma cosa rende davvero duraturo un legame?
Contrariamente a quanto si pensa, non sono le coppie che non litigano a stare insieme più a lungo, ma quelle che sanno ritrovarsi dopo un conflitto.

In occasione di San Valentino, parliamo di amore e scienza con il dottor Charlie Fantechi, psicologo clinico, psicoterapeuta e ipnotista.
Dottore, recentemente ha pubblicato un post dove riportava la notizia che le coppie che fanno pace entro 30 minuti da un litigio hanno fino all’80% di probabilità in più di restare insieme nel lungo periodo. Da dove nasce questo dato?
Questo dato nasce da decenni di ricerche sulla regolazione emotiva nelle relazioni, in particolare dagli studi di John Gottman e Robert Levenson, i due psicologi americani pionieri nello studio scientifico delle coppie. Quando una coppia litiga, il sistema nervoso entra in uno stato di attivazione: battito accelerato, tensione muscolare, reazioni automatiche. Se questa attivazione resta alta troppo a lungo, il cervello inizia a percepire l’altro come una minaccia, non come una risorsa. Riuscire a riconnettersi entro circa 30 minuti significa permettere al sistema nervoso di tornare in sicurezza, evitando che il conflitto lasci una traccia profonda.
Quindi il problema non è litigare, ma restare lontani troppo a lungo?
Esattamente. Il conflitto è inevitabile in qualsiasi relazione viva. Il vero problema nasce quando la distanza emotiva si cronicizza. Silenzi prolungati, chiusura, rigidità e orgoglio attivano nel cervello circuiti di difesa che, nel tempo, erodono il senso di fiducia. Le coppie che funzionano non sono quelle che evitano il confronto, ma quelle che sanno “tornare” l’una verso l’altra prima che il corpo e la mente registrino una rottura del legame. Questo dato trova conferma anche nella teoria polivagale dello psicologo americano Stephen Porges, secondo cui la riconciliazione rapida è indice di: maturità emotiva; sicurezza del sistema nervoso; alto livello di rispetto reciproco; desiderio di proteggere il legame. Fare pace entro 30 minuti non significa “avere torto o ragione”, ma scegliere quindi la relazione.
In che modo l’ipnosi e il lavoro sul dialogo possono aiutare le coppie in questi momenti delicati?
L’ipnosi e il lavoro sul dialogo aiutano soprattutto a riconoscere cosa sta accadendo nel corpo prima ancora che nelle parole. Quando una persona impara ad ascoltare i segnali fisici di attivazione, respiro, tensioni, impulso a chiudersi o attaccare, può interrompere il pilota automatico. Questo permette di abbassare l’arousal emotivo e tornare a comunicare da uno stato più lucido. In coppia, questo fa la differenza tra reagire e scegliere consapevolmente il legame. L’amore non è l’assenza di conflitto, ma la capacità di tornare in relazione. Perché non sono le coppie perfette a durare nel tempo, ma quelle che sanno riconnettersi, riparare e scegliersi ogni volta di nuovo.
Alla domanda se esistono dei segnali per capire se una coppia funziona davvero, il dr. Fantechi ci suggerisce tre dinamiche da osservare:
Come cambia il corpo dopo un litigio. Se, dopo il confronto, il corpo riesce a rilassarsi e il respiro torna naturale, il legame è sicuro. Se resta tensione per ore o giorni, qualcosa non viene riparato.
La facilità con cui ci si riavvicina fisicamente. Un gesto spontaneo, uno sguardo, una vicinanza che torna senza forzature è spesso più indicativa di mille parole.
Lo stato interno dopo la riconciliazione. Nelle coppie sane, fare pace non lascia strascichi pesanti, ma una sensazione di maggiore stabilità e connessione, quasi come se il legame si fosse rafforzato.
“In fondo – conclude Fantechi – una relazione che funziona non è quella senza tensioni, ma quella in cui il corpo, la mente e il legame sanno ritrovare la strada di casa, insieme”.





