mercoledì, Settembre 9, 2026

Scandicci, donna decapitata: potrebbe essere una cittadina tedesca

FIRENZE – Potrebbe essere di una cittadina tedesca di 44 anni senza fissa dimora, il corpo decapitato trovato ieri poco dopo le 13.30 nei pressi di un casolare in disuso e completamente murato, a un centinaio di metri dall’Istituto Russel Newton. Ma non si escludono altre ipotesi perché la donna non aveva documenti. Accanto a lei c’era un cane, poco distante è stato rinvenuto un coltello. I carabinieri arrivati sul posto hanno dovuto attendere per oltre un’ora perché il cane stava vegliando sulla vittima e non consentiva a nessuno di avvicinarsi.

Il luogo del ritrovamento (foto Ansa)

Gli inquirenti non escludono la possibilità che il corpo sia stato ucciso altrove e portato nell’area vicina a Villa Costanza, il terminal della tramvia. Quella zona sarebbe ormai allo sbando, con persone disturbate che aizzano cani feroci contro gli altri passanti, droga, soggetti aggressivi verso famiglie coi bambini che dai palazzi circostanti escono per un po’ di svago all’aperto. 

Chi ha ucciso potrebbe essere passato da un sentiero a pochi passi dal luogo del ritrovamento, intorno non ci sono telecamere e la luce pubblica non lo illumina.

Scandicci e il Mostro di Firenze

Il caso ha scosso l’intera comunità, riportando paura e sgomento in una zona che sembrava aver consegnato certi incubi al passato remoto. Il ricordo corre infatti veloce tra i residenti, perché a Scandicci la parola ‘mutilazione’ evoca un precedente che ha segnato per sempre la storia del territorio: il ‘Mostro di Scandicci’. Il 22 ottobre 1981, in via di Candeli, furono uccisi i giovani fidanzati Susanna Cambi e Stefano Baldi, assassinati mentre si trovavano nella loro auto in una zona appartata. Quel duplice delitto venne attribuito al ‘Mostro di Firenze’, responsabile di una serie di omicidi che tra il 1968 e il 1985 terrorizzò la provincia fiorentina.

Le modalità di quell’omicidio di 45 anni fa – colpi di pistola calibro 22 serie H e mutilazioni sul corpo della donna – rientravano in uno schema che gli inquirenti definirono come la ‘firma’ del killer. Un incubo durato quasi due decenni sulle colline fiorentine, concluso con controverse sentenze e senza una verità definitiva, ma rimasto impresso nella memoria collettiva come una ferita mai del tutto rimarginata.

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