sabato, Ottobre 24, 2026

Pistoia non può diventare il “dormitorio” di Firenze. Guardiamo, invece, all’Emilia

di Francesco Lauria*

PISTOIA – Scrivo questo mie riflessioni mentre sto per partire dalla stazione di Pistoia con il treno delle 6.00 per Porretta Terme.

Francesco Lauria

Il treno è moderno, pulito.

Ma la mia carrozza è vuota, in tutto siamo in due, più un monopattino.

Non so nemmeno se salirà in controllore (sarebbe indubbiamente antieconomico).

E dire che il treno delle 6.00 per Porretta è anche l’unico che ha una coincidenza decente per Bologna, fin troppo ampia, quasi quaranta minuti di attesa.

È noto che la “direttissima” tra Bologna e Prato è stata interrotta per mesi e tutt’ora in alcune fasce orarie i treni sono sostituiti da scomodi autobus, spesso più che affollati e in balia del traffico e degli imprevisti autostradali.

Nonostante ciò non è conveniente passare per Porretta da Pistoia, nemmeno Trenitalia te lo suggerisce, devi selezionarlo caparbiamente e comprare il biglietto in due spezzoni, altrimenti il sistema ti rifiuta l’opzione.

Perché scrivo questo?

Perché nello scarso dibattito di idee che sta contraddistinguendo la campagna elettorale per le imminenti elezioni amministrative ci è toccato persino leggere di proposte come: “Pistoia dormitorio ideale per chi lavora (e sostanzialmente vive) a Firenze”.

Siccome il capoluogo regionale è sempre più caro e invivibile si propone Pistoia come soluzione abitativa di rimando, con il risultato di trasformare la città ancora di più in dormitorio fiorentino e, per di più, di drogare il mercato immobiliare pistoiese, esportando e diffondendo l’emergenza abitativa.

Mi sembra, sinceramente, una prospettiva davvero poco ambiziosa, controproducente.

Invece, Guccinianamente, per non essere fagocitata e ulteriormente impoverita, Pistoia non dovrebbe guardare troppo a Firenze e nemmeno a Prato.

Certo non può abbandonare la Valdinievole, ma è noto a tutti che la Valdinievole stessa guardi di più a Lucca, cui era legata, in passato, anche amministrativamente.

Pistoia, può e deve guardare a Bologna.

Non parlo, ovviamente, solo della montagna pistoiese, non parlo di Orsigna, insomma, anche se, indubbiamente questa ampia area ne avrebbe un beneficio.

Pensiamo all’Ospedale (o ciò che ne resta) di San Marcello, davvero pensate che, pur nella regionalizzazione della sanità, debba servire solo i paesi della montagna pistoiese senza guardare al di là dal Reno?

Davvero si pensa che così si possa resistere o addirittura rilanciare?

Pistoia, la città di Pistoia, il comune di Pistoia (e, ovviamente ciò che rimane della dimensione provinciale) deve guardare a Bologna.

Certo vanno migliorate le infrastrutture stradali e ferroviarie, va proprio ricostruito un collegamento anche culturale, ideale tra i territori.

Non dimentichiamo che il comune di Pistoia arriva, appunto, fino all’Orsigna e i legami tra Pistoia e l’Emilia (non solo Bologna, ma anche il territorio di Modena) sono storici e consolidati, basta fermarsi a Capostrada e osservare la diramazione delle strade Bolognese e Modenese con le frecce incastonate nella pietra e i nomi delle due città emiliane scritti a chiari caratteri.

Sono molti gli ambiti con cui la sinergia tra Pistoia e l’Emilia potrebbe rivitalizzare il nostro territorio, io mi limito a citarne uno: l’Università (ma si potrebbe, ad esempio, parlare ovviamente anche di sport e di turismo dolce, alternativo alla gentrificazione fiorentina)

Chi l’ha detto che Pistoia possa essere una sede decentrata solo dell’Università di Firenze e non di quella di Bologna, magari con l’attivazione di borse di studio per promuovere la mobilità interregionale (e qui sì, soluzioni abitative sostenibili su Pistoia), magari attraverso la valorizzazione dell’ambiente dell’Appennino tosco-emiliano con la sua biodiversità?

In Italia, peraltro, sempre di più esistono sedi universitarie decentrate, anche prestigiose, al di fuori dalla Regione della sede principale: si pensi all’Università Cattolica, allo Iulm, al Politecnico di Milano, ma anche all’Università di Trieste, con il campus, ormai attivo da trent’anni, di Portogruaro che si trova nell’area della città metropolitana di Venezia.

Perché non attivare anche una sinergia con gli Istituti Tecnici Superiori emiliani, anch’essi estremamente diffusi e policentrici sul territorio? (per ora, però, solo emiliano-romagnolo…)

Andando oltre, qualcuno può spiegare perché il Pistoia Blues e il Porretta Soul Festival non si parlano?

Perché non si creano scambi sinergici e non episodici, come quelli che già ci sono, tra i centri estivi per i bambini e i ragazzi?

E ancora, oltre al validissimo testimonial naturale Francesco Guccini, perché, attraverso il ricordo vivo di Tiziano Terzani, non si connettono, in un cammino di Pace e memoria della Resistenza, Pistoia e l’Orsigna, con Porretta, Marzabotto, Montesole e Bologna?

Mi chiedo, è così difficile pensare un po’ al di fuori dai soliti schemi?

Siamo davvero destinati a rimanere, fin da quando ci sconfissero e distrussero nel Trecento, vassalli di Firenze?

Mentre termino l’articolo superiamo Pracchia (dove salgono sul treno un altro paio di persone). Una volta da qui si ripartiva, con altre rotaie, per i paesi della montagna pistoiese.

Furono soprattutto gli appetiti della politica locale sulla neonata Copit (qualcuno se la ricorda?) a sancire la fine della ferrovia Fap, oltre, ovviamente, allo spopolamento della montagna.

Ma, anche qui, dove sta la causa e dove, invece, l’effetto?

Riconnettere, senza subalternità, Pistoia all’Emilia significa certamente “sconfinare”, ma contemporaneamente delineare orizzonti più ampi, per la città, ma anche per il bellissimo territorio a Nord del nostro Comune e della nostra Provincia.

Discutiamone.

*pistoiese emiliano

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7 COMMENTI

  1. Buongiorno, sono d’accordo su molte delle cose che ha scritto. Ovviamente non è possibile decontestualizzare Pistoia dall’area metropolitana in cui è inserita… salendo su per la montagna l’immenso agglomerato urbano che si vede è la somma di tre città) .
    Però è altrettanto vero che la montagna non deve essere un ostacolo naturale come nel Medioevo ma un luogo di intersezione e di scambio e condivisione.
    I peccati della politica degli ultimi 50 anni sono enormi… quasi mortali per questi territori (parlo lato Toscana, ovviamente, perché lato Emilia c’è come spesso accade un’attenzione diversa per questi posti e per chi ci vive).
    Per cui d’accordo con lei che Pistoia non dovrebbe farsi rincantucciare nella sua culla circondata da splendide montagne ma utilizzarle come collegamento verso i cugini dell’altro versante.
    Sarebbe fonte di tantissime opportunità e contribuirebbe a rivitalizzare e ripopolare zone che altrimenti tenderanno sempre più a depotenziarsi e indebolirsi.
    Ma nella nostra sonnacchiosa città c’è questa voglia? Questa volontà? Questo desiderio di andare oltre l’ordinaria amministrazione?

  2. Sono un fiero bolognese e per lavoro frequento le zone di Porretta fino all alto pistoiese.
    Posti molto belli e molto simili di qua e di là dal reno.
    Pensare ad un avvicinamento tra le due province mi sembra, non solo un ottima idea, ma una scelta quasi naturale.
    Ovviamente bisognerebbe migliorare l aspetto infrastrutture (anche carrabile), e sono convinto che il resto verrebbe da sé.
    Due province e due regioni che per cultura, forte carattere identitario e anche potenzialità economiche , dovrebbero fare di più per unirsi anziché voltarsi di schiena una all’altra, come fatto finora.
    Ben venga un cambio di rotta.
    Forza Bologna e forza Pistoia, o se preferite, forza Emilia Romagna e forza Toscana.

  3. Grazie a lei per la risposta. Il problema vero è che la fortuna dei territori la fa lo spessore, l’eclettismo e la lungimiranza delle persone che li amministrano. E parlo di persone eh, non di estrazione politica. Purtroppo quel che occorre dire è che la Regione Toscana è da sempre molto… troppo… Firenze centrica. L’Amministrazione Provinciale di Pistoia è sempre stata impalpabile… quasi patetica nel non riuscire mai a coinvolgere seriamente neppure la Valdinoeve, figuriamoci un territorio complicato come la zmontagna. Servirebbe un patto tra Comuni Montani, Pistoia compresa, per costruire un progetto credibile… però bisogna essere realisti… molto passa anche dalla capacità dei Dirigenti Comunali (spesso lavativi e incapaci, lo dico purtroppo a ragion veduta) e non solo da Sindaci e Assessori e non è facile mettere insieme tant’è teste di diversa estrazione e di diversi Comuni, pro attive e visionarie nell’inseguire un interesse comune. Probabilmente in Emilia questo è più semplice per hanno una diversa mentalità rispetto a noi toscani e sono naturalmente predisposti al consociativismo. Detto tutto questo, bisogna anche però sottolineare un altro fattore importante; cioè che alla fine sulla nostra montagna si è sempre preferito nel corso dei decenni il piangersi addosso piuttosto che ingegnarsi a trovare delle soluzioni ai problemi gravi che oggi vediamo e che affrontati per tempo sarebbero stati più facilmente gestibili rispetto all’attuale gravità.

  4. Spesso l’erba del vicino viene vista sempre più verde della nostra.
    Noto nella mia regione, e nella mia provincia, tanti difetti che immagino si riscontrino anche in toscana , e presumo non solo.
    Una cos anche tristemente ci accomuna è senz’altro il dovere obbligatoriamente seguire una linea dettata dalla regione o dal sindaco di riferimento della zona.
    Per cui tutti quello che viene proposto diventa giusto, e chi lo contesta diventa un elemento di disturbo, magari pure da isolare.
    Ho sempre la speranza che chi rappresenta i piccoli comuni ogni tanto abbia il coraggio di alzare la mano e dire che non è d’accordo con che spesso sceglie per loro da un ufficio.
    O da un partito.
    Ma mi fermo qui.
    Complimenti per il coraggio delle idee

  5. …se qualcuno o qualcuna volesse conoscere chi o che cosa ha allontanato la comunione tra Pistoia e la Montagna Pistoiese e con Bologna e con Lucca, mi può scrivere a antonelli@gmx.net io sono stato un mezzo dell’ing. Luigi Orlando della S.M.I. proposto ai sindaci, consiglieri … insomma politici della nostra bellissima zona pistoiese. Salute, Antonelli.

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