PISTOIA – Ritorno ancora sulla questione rifiuti, situazione porta a porta zone periferiche.
Ieri sera alle ore 22:48 sono uscita di casa con sacchetto organico, cappotto e ciabatte per portare gli scarti al punto di raccolta del porta a porta.
Vietato farlo prima per decoro e per ridurre la probabilità di attacco di animali ai rifiuti.
Che scelta infelice questo metodo porta a porta.
Troppe discariche a cielo aperto nelle campagne, famiglie che si ritrovano con le case piene di rifiuti, calendari complicati, disservizi frequenti e nessun reale beneficio in bolletta.
Non capisco perché non si sia preso di esempio città come Parma o Trento optando per i cassonetti intelligenti con card elettronica, un sistema che avrebbe dovuto premiare in maniera virtuosa chi differenzia correttamente, con sgravi sulla TARI e un meccanismo più equo: chi inquina paga di più, chi differenzia paga meno. Questo sarebbe stato un vero incentivo per aumentare la raccolta differenziata, sulla quale bisogna investire sempre di più in un’ottica davvero green, sia per l’ambiente che per le tasche dei cittadini.
Invece cosa è successo?
In centro sono stati installati i cassonetti interrati, un intervento costoso, ma senza alcuna ricaduta positiva sulle bollette. Anzi, i costi restano alti e i benefici non si vedono. Forse sarebbe stato più logico fare il porta a porta proprio in centro, dove densità abitativa e spazi ristretti lo rendono più controllabile, e adottare i cassonetti intelligenti nelle periferie.
E c’è un altro punto fondamentale: i cittadini devono avere la certezza che il rifiuto differenziato compia davvero il suo percorso virtuoso. Chi si impegna ogni giorno a separare carta, plastica, vetro e organico deve sapere che quei materiali non finiranno nell’inceneritore o in discarica, ma verranno realmente riciclati e torneranno a nuova vita.
Simona Laing









