mercoledì, Settembre 9, 2026

Trasporto pubblico e viabilità urbana, i punti critici della mobilità pistoiese

di Marco Cei

PISTOIA – Nelle prossime settimane si infiammeranno i toni della campagna elettorale, e si parla da tempo, e si parlerà ancor più, di nomi e schieramenti, quando invece si dovrebbero approfondire i contenuti dello stato attuale della nostra città, e di quale Pistoia vorremmo vedere nei prossimi anni. Propongo perciò un piccolo tema, che però tocca il nostro vivere e abitare di tutti i giorni.

Un esempio di parcheggio “liberi tutti” a San Bartolomeo

È sotto gli occhi di tutti come gli spostamenti nella nostra città siano essenzialmente di natura automobilistica privata; per l’utilizzo dei mezzi pubblici, Pistoia infatti si ritrova agli ultimi posti in Toscana, ma anche a livello nazionale. Da tempo non esiste più il CoPiT (Consorzio Pistoiese Trasporti) e il soggetto competente è ora AT (Autolinee Toscane) che copre più province, con un servizio spesso poco comprensibile, sicuramente poco efficiente, soprattutto per alcune zone sia montane che della pianura; due piccolissimi esempi.

Perché le nostre linee si fermano a Montale o Agliana e non ci collegano con Montemurlo e poco oltre? Tornare a Pistoia dalla stazione di Prato, in caso di interruzione della ferrovia, diventa un calvario senza fine.

Perché i collegamenti con gli sparsi nuclei della montagna, verso Sambuca e Porretta non vengono tarati sulle effettive presenze ed esigenze dei pochissimi utenti? E non si può certo chiamare collegamento una linea che passa una volta al giorno.

C’è bisogno di una visione organica e strategica che renda il trasporto pubblico più attrattivo ed efficace, che il governo della città dovrebbe ridiscutere con le aziende che forniscono il servizio, comprese le Ferrovie dello Stato, anche se in questo caso va coinvolta in primis la Regione.

Esempio di parcheggio selvaggio in via Pacini

Altro punto dolente è il traffico privato urbano, che di per sé non soffre di eccessivi problemi di ingolfamento, se non in limitati punti o tratti e in limitate fasce orarie, come nella zona di via Fermi a Sant’Agostino, del viale Adua e delle rotonde sul raccordo della Vergine e del Fagiolo. Ma è piuttosto la carenza di una adeguata offerta di parcheggi che, insieme alla completa politica del “lassez faire” degli ultimi dieci anni, invita le auto ad arrivare fino al centro storico e a intasare zone delicate quali quelle del Ceppo, di San Bartolomeo, del Corso, dei margini della ZTL, senza che si attui una minima opera di dissuasione. Sono cronaca quotidiana le difficoltà dei mezzi pubblici a causa di doppie o triple file di sosta. Si dirà che sono in corso lavori di riqualificazione dei parcheggi dei cimiteri (Comunale e Misericordia) che aumenteranno l’offerta, insieme al vicino parcheggio di via Cellini: sarà comunque necessario predisporre un continuo servizio di navette verso il centro, come anche individuare e realizzare percorsi preferenziali e protetti, sia per pedoni che per biciclette.

Altro versante da curare è appunto quello ciclabile. Il PNRR ci ha permesso alcuni nuovi percorsi, che per ora sono elementi scollegati fra loro e poco funzionali; penso al poco comprensibile tratto di via Atto Vannucci, con la totale assenza di biciclette e perennemente usato dai pedoni, in quanto realizzato allo stesso piano del marciapiede e soprattutto sfociante nel nulla dell’incrocio sul Corso.

È necessario incentivare le mobilità “dolci”, in gergo tecnico ed esteso greenways (anche se non sono verdi), cioè percorsi pedonali e ciclabili, non motorizzati, che sarebbero particolarmente adatti alle dimensioni e alla conformazione orografica di Pistoia e dintorni, ma le radicate consuetudini, i prevalenti manufatti, segnalazioni e arredi stradali che “pensano” solo alle auto costituiscono impedimenti e ostacoli continui.

Anche se oggi costituisce purtroppo un tema divisivo e strumentale, la istituzione di una Zona 30 (km/h) all’interno delle Mura, esclusi i viali di scorrimento quali Arcadia, Matteotti, Petrocchi, IV Novembre, armonizzerebbe e renderebbe meno pericolose le diverse modalità di spostamento. La riduzione della velocità non dovrebbe però essere perseguita con sanzioni né tanto meno autovelox, quanto da piccoli e diffusi interventi dissuasori, oltre che da una seria politica di informazione e convincimento.

La città deve tornare a essere il luogo privilegiato dove tutti gli abitanti e utenti hanno il diritto di stare, vivere, lavorare, muoversi, identità che del resto è stata alla base della sua genesi e sviluppo fin dalla sua nascita.

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