mercoledì, Settembre 9, 2026

Santomato, per San Giuseppe una “cena frugale” nel solco della tradizione contadina

PISTOIA – Una “cena frugale” nel segno di una cucina contadina fatta di sapori semplici e autentici ma allo stesso tempo “di sostanza”, per un momento di convivialità è di vita comunitaria per stare insieme e condividere i prodotti di una tradizione genuina.

L’appuntamento, organizzato dal gruppo informale Santomato Storia e svoltosi ieri sera presso il circolo parrocchiale “Oscar Romero” di Santomato, è stato reso possibile grazie all’impegno e al lavoro delle volontarie e dei volontari del gruppo con la fondamentale collaborazione e l’attenta supervisione di Bonaldo Agresti, custode e cultore della tradizione gastronomica locale nonché una delle “memorie storiche” di Santomato.

La tavolata della cena di San Giuseppe presso il circolo parrocchiale “Oscar Romero” di Santomato (fotografie di Andrea Capecchi)

L’occasione è la festa di San Giuseppe, che nella tradizione contadina, legata al ciclo agricolo, si ricollegava a un antico rito pagano di passaggio dall’inverno alla primavera nell’imminenza dell’equinozio, con un significato di rinascita della natura e di preparazione alla nuova stagione agricola dopo i rigori invernali. I più anziani rievocano i famosi “fuochi” della vigilia, quando le famiglie contadine spesso si riunivano insieme per accatastare nei campi o nei crocicchi delle strade questi grossi falò in cui venivano incendiate sia le fascine non utilizzate durante l’inverno, sia le potature degli ulivi o di altri alberi, in un fuoco che simboleggiava l’intento di voler “bruciare” l’inverno in vista dell’arrivo dei primi segnali della bella stagione.

Una festa legata solo in minima parte alla religione cristiana, che finì per “sdoppiare” la celebrazione della figura di San Giuseppe: nel 1955, in occasione del decennale delle ACLI, papa Pio XII decise di consacrare il primo maggio a San Giuseppe, visto non solo come padre di Gesù ma soprattutto come patrono dei lavoratori e degli artigiani, per valorizzare il lavoro come mezzo di santificazione e contributo al bene comune, ma anche per dare un senso cristiano alla festività laica e internazionale dei lavoratori in una fase storica di accesa contrapposizione tra Chiesa cattolica e mondo delle sinistre.

Il 19 marzo, in parte svuotato del proprio significato religioso, restava tuttavia importante all’interno del calendario agricolo, visto come un momento di passaggio tra due stagioni: e l’idea della “cena frugale” santomatese è proprio quella di riscoprire e di condividere insieme, in un clima informale e conviviale, alcuni piatti tipici della tradizione locale e contadina con l’utilizzo di prodotti e materie prime legati al nostro territorio e a questa particolare fase dell’anno tra fine dell’inverno e inizio della primavera.

Bonaldo Agresti 8a sinistra) con don Paolo Tofani (a destra), parroco di Santomato e San Piero

“San Giuseppe è una festa un po’ anomala perché cade sempre all’interno della Quaresima – spiega Bonaldo Agresti – e serviva anche a spezzare un po’ un periodo associato alla penitenza e al digiuno: in questa giornata era tradizione friggere nello strutto frittelle di riso, che qui nella Toscana settentrionale era prodotto nelle risaie delle cascine medicee di Tavola, una zona favorevole alla coltivazione di questo cereale. In questa cena abbiamo cercato di riproporre, con qualche piccola rivisitazione, quelli che erano i prodotti sulle tavole delle famiglie contadine in questo periodo, in primo luogo le varie parti ricavate dalla macellazione del maiale che avveniva a gennaio, poi i legumi e le verdure dell’orto come cavolo e rape”.

Dopo un antipasto di crostini misti e arista, il primo è una “zuppa maremmana” di fagioli, funghi e pancetta, un piatto povero che rientra nella più vasta gamma delle tante minestre pistoiesi e toscane, che venivano cucinate con base di brodo di verdure o acqua cotta.

“La minestra è un piatto paritario, che livella tutti – sottolinea Bonaldo – infatti era uguale per monaci e abati, poveri e nobili, cavalieri e pellegrini: si attingeva allo stesso calderone e il contenuto era il medesimo, poteva solo variare la quantità della porzione. E chi somministrava la minestra era appunto il ministro, parola che ha nel suo significato etimologico l’offrire un servizio agli altri”.

Per secondo, costolato e salsiccia di maiale al forno con un contorno di rape e cavolo nero con ciccioli; per dolce un berlingozzo pistoiese con farina di castagne del mulino di Treppio accompagnato da una mousse di ricotta di pecora, e per concludere le immancabili frittelle di riso e uvetta sultanina, autentica “anima” della festa di San Giuseppe.

Un piatto di berlingozzo pistoiese con farina di castagne tagliato a fette e accompagnato da una mousse di ricotta

La serata ha rappresentato un momento estremamente piacevole per la comunità santomatese e non solo, che ha avuto la possibilità di assaporare piatti che per varie ragioni non è possibile trovare quotidianamente sulle nostre tavole e di conoscere “pillole” molto interessanti di storia e gastronomia locale, poco note alle nuove generazioni.

L’obiettivo del gruppo informale Santomato Storia è quello di promuovere eventi, incontri e passeggiate su vari aspetti legati al territorio locale e alla sua storia, inclusa l’organizzazione di appuntamenti gastronomici – che, ci si augura, possano essere replicati nei prossimi mesi – per la riscoperta e la valorizzazione di feste, tradizioni e consuetudini legate a un mondo agricolo ormai scomparso ma facente parte del nostro patrimonio culturale, da conservare e difendere.

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