mercoledì, Settembre 9, 2026

Amianto bruciato nell’incendio del 2023, il Comune spieghi la vicenda in assemblea pubblica

di Mauro Banchini
POGGIO A CAIANO – Pochi giorni fa è arrivata una nuova ordinanza: la quarta. Stavolta è firmata non dal sindaco ma dal dirigente ai lavori pubblici.
La “bonifica dei materiali contenenti amianto a seguito dell’incendio del 30 luglio 2023”, è stata adesso “ordinata” non al proprietario dell’immobile bruciato, come aveva fatto il sindaco beccandosi la reprimenda del TAR, ma al legale rappresentante della società che lo ha in affitto.

L’incendio a Poggio nel 2023

Di questa persona (“già soggetto locatario dell’immobile e gestore dell’attività ivi esercitata”) non viene indicato il nome. E il nome della società è secretato con un “omissis”.
A questa persona, di origine cinese, vengono dati 90 giorni di tempo. Il termine massimo, dunque, per adempiere a questo “ordine” è fissato al 16 giugno 2026.
Nella sua comunicazione, pubblicata ieri su un quotidiano, il Comune ha fatto filtrare una frase preoccupante.
“Sul fatto che l’operazione andrà in porto – questa la frase riportata dalla cronista – non ci sono purtroppo garanzie perché l’affittuario di nazionalità cinese non si è dimostrato per niente collaborativo”.
Dunque, già si lascia intendere, da parte del Comune, una certa difficoltà sul fatto che chi dovrebbe onorare l’ordinanza, e dunque spendere molti soldi per effettuare la bonifica, potrebbe anche non farlo. Una situazione in effetti singolare.
Una singolarità che aggiunge stranezza a una vicenda già molto strana di suo. Come può un Comune emettere un “ordine” così tassativo sapendo, o comunque ipotizzando, che sarà (o rischia di essere) un “ordine” del tutto inutile?
Si tratta – va ricordato – di un adempimento molto oneroso. Nel luglio 2025, rispondendo a una interrogazione del consigliere Pucci, il sindaco quantificò il costo della bonifica in quasi 155 mila euro.
Una domanda è d’obbligo: che accade se, per qualche motivo, questa persona non ubbidirà a questo “ordine” del dirigente comunale?
La risposta è nell’ordinanza: la “inottemperanza agli ordini” verrà perseguita dal Comune. Ma con una semplice e bassa sanzione amministrativa (“da 25 euro a 500 euro”).
Ed è qui, vista l’esiguità (pochi euro) di tale sanzione in rapporto ai soldi necessari (155 mila euro) per la bonifica, nasce un’altra domanda.
A chi spetterà – in caso di inadempienza di un affittuario già definito, in partenza, “per niente collaborativo” – la spesa per bonificare l’area dai rifiuti contenenti amianto? Sono in molti a temere che questa spesa spetterà, in via sostitutiva, proprio al Comune: cioè a tutti i cittadini. Sarebbe una beffa.
Quei rifiuti con amianto non potranno certo restare lì in eterno e qualcuno, prima o poi, dovrà pure accollarsi l’onere di smaltirli secondo le norme.
Davvero finirà che a spendere sarà il Comune? E a chi, poi, il Comune potrebbe chiedere il rimborso di quella spesa? Al proprietario? All’affittuario? A nessuno?
Non sarebbe il caso che, dal Comune stesso, arrivassero finalmente quella chiarezza e quella trasparenza a oggi mancate?
E a proposito di trasparenza e chiarezza, resta misterioso l’aspetto più delicato. Delicato per tutti noi, cittadini, e per la nostra salute.
Ma anche, delicato, per la prima autorità locale su protezione civile e salute pubblica: il sindaco.
Dal Comune, infatti, si spergiura che oggi non esistono né bombe ecologiche né pericoli per la salute. Sarà di sicuro vero. Ciò perché – si è detto e scritto – “l’immobile fu messo in sicurezza subito dopo”. Peccato che non si fornisca la data precisa circa il “subito dopo” di tale messa in sicurezza.
La cosa certa è che la sigillatura dell’amianto, dunque la messa in sicurezza, non fu tempestiva. Le date, in assenza di spiegazioni ufficiali, sembrano confermarlo.
Se l’incendio avvenne il 30 luglio 2023, l’otto gennaio 2025 (quando di giorni ne erano già passati ben … 526) quei rifiuti giacevano ancora senza protezione.
Ad affermarlo fu lo stesso sindaco Palandri nella sua ordinanza n. 48 del 3 marzo 2025 (qui l’atto) che riporta il verbale su un video effettuato con drone, da ARPAT, proprio l’8 gennaio 2025.
“Su tutta la superficie del capannone – scrive quel verbale – è presente un ammasso di rifiuti incendiabili; l’ammasso è composto da residui di materiali bruciati di proprietà della ex ditta locataria, mescolati a rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto e derivanti dal crollo della copertura”.
Parole chiare. Nette. Inequivocabili.
Nessuno ha mai spiegato, per bene, se ci siano stati, o meno, rischi, per la salute pubblica, derivanti dal fatto che per circa un anno e mezzo dopo l’incendio quei rifiuti con amianto giacevano senza efficace protezione.
Nessuno ha mai riferito quando – in quale giorno preciso – dopo quel sopralluogo ARPAT dell’8 gennaio 2025 e dopo l’ordinanza sindacale del successivo 3 marzo, quei rifiuti furono sigillati. E neppure chi provvide a sigillarli e a spese di chi.
Non sono dettagli da poco. Perché se è vero che oggi quei rifiuti appaiono sigillati, è purtroppo anche vero che lo sono stati soltanto dopo un lunghissimo periodo: e che, in quel lunghissimo periodo, gli stessi rifiuti, con amianto, sigillati a regola d’arte non lo erano. Per diretta ammissione dello stesso sindaco in un atto ufficiale.
Su altri aspetti, inquietanti, della stessa lunga vicenda, chi scrive si è già soffermato, con domande a oggi prive di risposte, da tempo. Altri ne seguiranno.
Fu un incendio doloso? A che punto sono le indagini della Procura? Si sono concluse? Sono ancora aperte? Se l’incendio – come è stato scritto – fu doloso ma il dolo non è imputabile all’affittuario che anzi ha lamentato che “qualcuno” doveva avergli voluto “del male”, come stanno le cose?
Perché il Comune non ha mai convocato una pubblica assemblea per informare i cittadini su tutti gli aspetti, alcuni inquietanti, di una vicenda che sta per toccare il suo terzo anniversario? Può, il Comune, pubblicare – per trasparenza verso i cittadini – tutti gli atti prodotti al TAR sulla vicenda?
Dopo la sentenza del TAR che ha annullato le sue tre ordinanza perché, nella sostanza, erano sbagliate, il sindaco non ha proprio nulla da dire, oltre che tentare di minimizzare?
Non si ritiene un po’ responsabile, il sindaco, per aver causato – con le sue ordinanze poi dimostratesi almeno in parte errate – una lunga perdita di tempo, in presenza di rifiuti con amianto, derivante dal ricorso presentato al TAR, nell’estate 2024, dalla proprietà dell’immobile con un procedimento chiuso nel febbraio 2026?

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