PISTOIA – Un’elegante dimora nobiliare di campagna, immersa in un bella cornice paesaggistica, che racchiude al suo interno preziose testimonianze artistiche, arredi d’epoca e memorie letterarie legate a una delle passate “glorie” pistoiesi.
In occasione delle Giornate FAI di Primavera, grazie all’impegno dei soci e dei volontari del FAI di Pistoia è stata aperta al pubblico la Villa Forteguerri di Spazzavento, posta lungo la vecchia strada provinciale per Lucca, in un contesto di margine urbano caratterizzato da ampi spazi verdi e visuali aperte sulla campagna circostante. Posta su un lieve pendio e circondata da prati e viali alberati di platani, la villa si inserisce armoniosamente nel paesaggio, mantenendo un forte valore scenografico e storico.

La sua costruzione risale al 1679, come ricorda la lapide posta sotto lo stemma di famiglia sulla facciata, e venne edificata per volontà di Carlo Bernardo Forteguerri come villa di campagna di questa potente famiglia pistoiese, che già nel Medioevo poteva vantare alcuni possessi fondiari nell’area di Spazzavento.
Intenzionati a creare in questa zona un vero e proprio “centro di potere” familiare, come era prassi della nobiltà dell’epoca, i Forteguerri costruirono la villa e ne mantennero il possesso per secoli, tanto che ancora oggi la parte retrostante della struttura è di proprietà degli ultimi eredi, mentre gli appartamenti nobiliari – oggetto della visita del FAI – sono stati acquistati negli anni Quaranta del secolo scorso dalla famiglia Nutini di Prato, che li utilizza per ricevimenti o eventi privati.
La visita della villa prende avvio dalla scenografica scala in pietra a doppia rampa con balaustre, che conduce al portone d’ingresso del piano nobile, arricchito da un solido bugnato e dallo stemma gentilizio di famiglia.
Si entra in una grande sala che in origine fungeva da galleria e ospitava alle pareti i ritratti dei membri della famiglia; un tempo anche la volta, secondo quanto rivelano i documenti, era decorata con motivi vegetali e con gli animali portati in Europa a seguito della colonizzazione del continente americano. È una stanza densa di richiami letterari: qui il presbitero ma anche intellettuale e scienziato Niccolò Forteguerri (1674-1735) – da non confondere con l’omonimo cardinale e umanista, vissuto però nel Quattrocento! – si intratteneva con i suoi amici studiosi leggendo i versi di Ariosto o Pulci, e qui in una sorta di colta “sfida” con gli amici avrebbe composto il suo poema eroicomico “Il Ricciardetto”, che verrà pubblicato solo postumo.

La villa risente profondamente di questa esperienza letteraria e poetica che ha trovato corrispondenza nel decoro degli ambienti interni: lo si nota bene nella sala adiacente, l’unica che conserva il decoro originale realizzato dal pittore Ippolito Matteini che da abile quadrettista attraverso l’uso della prospettiva e dell’architettura illusiva riesce a modificare la percezione degli spazi, conferendo all’intero ambiente una profondità e un’apertura verso l’esterno.
Matteini usa una pittura a cielo aperto, capace di dilatare la volta della sala e di inventare logge e balconi dove ci sono muri, introducendo nella villa un nuovo concetto di spazialità che prende a modello gli interventi compiuti a inizio Seicento da Luca Giordano nella galleria degli specchi nel palazzo Medici Riccardì di Firenze.
Siamo nell’appartamento di parata, caratteristico anche per la rappresentazione a parete di alcune scene mitologiche tratte dal poema di Forteguerri, vere e proprie “pagine viventi” del libro, e per i quattro busti dipinti di colore dorato che raffigurano i più cari amici del presbitero. Accanto vi è un salottino che probabilmente era utilizzato come scrittoio o studiolo, poi si attraversa una camera da letto con interessanti arredi d’epoca in legno.
Si visita poi la parte “quotidiana” della villa, a partire dalla sala da pranzo e da un salotto con quadri e arazzi, per poi salire attraverso una stretta scala a chiocciola al secondo piano dove possiamo ammirare l’impianto di riscaldamento originale della villa con un camino coevo alla sua costruzione, sormontato dallo stemma familiare. Nei secoli successivi sono state apportate delle modifiche che però non hanno stravolto l’impianto architettonico originale della struttura: le sale del secondo piano presentano tutte un soffitto a cassettoni in legno e una collezione molto interessante di arredi risalenti al periodo a cavallo tra fine Ottocento e inizi del Novecento.

L’itinerario di visita si conclude all’esterno dove le quattro torri angolari sporgenti, munite di finestre e di feritoie per gli archibugieri, pur richiamando i modelli dell’architettura militare non hanno in realtà una funzione difensiva, ma sono legate alla celebrazione dell’importanza politica della famiglia Forteguerri. Dietro la villa, verso la collina, un “boschetto segreto” ne protegge il lato settentrionale mentre vicino si trova l’oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena, nato in realtà nel Trecento come piccolo ospizio e ospedale per pellegrini lungo la strada che congiungeva Lucca e Pistoia, che secondo le fonti poteva contare fino a otto letti per il ricovero e la cura dei viandanti. Un ente assistenziale connesso alla chiesa e alla comunità di Spazzavento che poi i Forteguerri andarono a riorganizzare e a strutturare come cappella privata.
Infine il giardino antistante la villa, formato da un prato in lieve declivio verso la strada, è delimitato da due vialetti curvilinei fiancheggiati da platani secolari, che ne esaltano il valore scenografico; per la straordinaria bellezza del parco, la villa è stata scelta dal regista livornese Paolo Virzì come set per alcune scene del suo film “La pazza gioia” (2016).
Notevole l’affluenza di visitatori, che se da un lato ha confermato l’eccellente risposta della cittadinanza pistoiese e non solo verso le iniziative del FAI, dall’altro ha creato qualche problema di carattere organizzativo, con tempi di attesa più lunghi del solito prima di poter accedere alla visita.









