mercoledì, Settembre 9, 2026

Visita al fondo Oriana Fallaci: viaggio nella vita della giornalista

di Caterina Benini

FIRENZE – Oriana Fallaci è stata indubbiamente una delle figure più incisive del giornalismo e della letteratura italiana del Novecento.

Una donna senza vie di mezzo, senza chiaroscuro: o bianco o nero, o a favore o contro, di lei si è letto di tutto, amata alla follia o criticata aspramente; ciò che tutti non possono negare è la sua straordinaria capacità di scrivere e la sua analisi profonda, coraggiosa e lungimirante della realtà e dei tempi.

Oriana Fallaci è stata una protagonista indiscussa del panorama internazionale grazie al suo stile diretto, al coraggio delle sue inchieste, alla profondità delle interviste ai grandi leader politici del mondo.

Il fondo Oriana Fallaci è stato fortemente voluto dalla Regione Toscana per valorizzare la memoria culturale e giornalistica della Regione. Nasce con l’obiettivo di raccogliere, custodire e rendere accessibile il vasto patrimonio di documenti, manoscritti, lettere e materiali audiovisivi che raccontano la sua intensa attività professionale e il suo percorso umano.

La costituzione di uno spazio dedicato a Oriana Fallaci all’interno della biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo e nelle sale dell’Archivio Storico del Consiglio della Regione Toscana rappresenta un’importante occasione per consolidare il legame fra il territorio e la memoria storica.

Oriana, cittadina del mondo, ha sempre rivendicato il suo essere fiorentina.
Dopo una lunga malattia, quando ormai i suoi giorni erano arrivati alla fine, ha organizzato il suo rientro da New York. É voluta tornare nella sua Firenze per trascorrere, in una clinica con vista sulla cupola del Brunelleschi, i suoi ultimi momenti fino al 15 settembre del 2006 quando si è spenta all’età di 77 anni. Il Fondo nasce da un accordo tra la Regione Toscana e l’erede universale, il nipote Edoardo Perazzi, e raccoglie ciò che si trovava nella casa di campagna a Casole, una frazione di Greve in Chianti.

Il materiale che compone il Fondo di Oriana Fallaci donata dal nipote ed erede universale della giornalista, Edoardo Perazzi, che ha avuto un ruolo decisivo sia per la scelta di non disperdere l’archivio privato, composto da lettere, appunti, manoscritti, fotografie, documenti di lavoro e materiali preparatori e affidarlo a un’istituzione pubblica garantendone la conservazione e la possibilità di fruizione nel tempo.
Altri materiali si trovavano presso la Fondazione Corriere della Sera di Milano, alla Boston University e presso la biblioteca dell’Università Lateranense a Roma.

Il materiale archivistico presente nel Fondo offre la possibilità di toccare con mano il lavoro di Oriana Fallaci dagli anni ‘50 fino al 2006: l’impegno giornalistico e l’essere uno “scrittore” (no scrittrice) come ha voluto far incidere sulla sua lapide al cimitero degli Allori di Firenze, dove è sepolta. Il Consiglio regionale della Toscana ha ricevuto in dono il Fondo nel dicembre 2016, con l’impegno di consentirne la massima fruibilità da parte del pubblico e valorizzare il materiale archivistico e bibliografico.

Sono presenti tipologie di materiali diverse: nastri con le registrazioni delle sue interviste, appunti, manoscritti, dattiloscritti, riviste, quotidiani, ritagli di giornale, lettere, una ricca rassegna stampa ma anche dischi, videocassette, fotografie e oggetti personali.
Tanti sono i libri che si trovavano nella casa di Casole, attraverso i quali possiamo ripercorrere i suoi gusti letterari ma anche ritrovare i testi che le sono serviti per aggiornarsi sui più disparati argomenti, oltre a libri a lei regalati da importanti esponenti del mondo letterario di quegli anni, che le hanno scritto dediche speciali.

Il Consiglio regionale della Toscana ha dedicato a Oriana Fallaci, presso la biblioteca della Toscana “Pietro Leopoldo” in piazza dell’Unità italiana, una sala dove sono esposti, all’interno di una bacheca, alcuni oggetti personali, tra cui anche una macchina da scrivere, mentre presso l’Archivio storico del consiglio regionale in via Cavour sono conservati copie dell’Europeo, nastri con registrazioni, appunti e molto altro. Il fondo bibliografico è composto da oltre 800 volumi e include sia le opere di Fallaci in italiano che in altre lingue, sia volumi appartenenti alla sua biblioteca privata, suddivisi in monografie e in opere di consultazione.

Sono presenti tutti i suoi libri pubblicati in vita dal primo del 1958 “I sette peccati di Hollywood” fino all’ultimo del 2004 “Oriana Fallaci intervista sé stessa: l’apocalisse”.
“Lettera a un bambino mai nato” del 1975 è presente nel Fondo con 18 traduzioni in altre lingue, oltre alle edizioni speciali in audiocassetta e compact disc, lette dall’autrice stessa che ne ha curato anche la scelta dei brani musicali a corredo.

“Un uomo” è presente in 13 lingue oltre l’italiano, tra cui il giapponese, il finlandese, il croato e il norvegese. Nell’abitazione di Casole a Greve in Chianti, dove Oriana Fallaci risiedeva quando era in Toscana, sono stati trovati circa 486 volumi e 37 opere di consultazione in lingua italiana, inglese, francese e spagnolo, oltre a molti libri appartenuti alla famiglia e testi scolastici.

A margine di molti libri appartenuti a Oriana si trovano appunti e segni di lettura, molte pagine sono state piegate per individuare informazioni rilevanti, tante sono le sottolineature, segno tangibile del legame anche fisico che la scrittrice aveva con il libro.
Il fondo bibliografico con il suo materiale ricco ed eterogeneo si configura come uno spazio dove si può meglio interpretare il pensiero e l’attività della scrittrice, scoprendo una parte meno conosciuta della sua personalità e del suo lavoro.

La visita al fondo di Oriana Fallaci è un viaggio nella vita personale e professionale della giornalista e dello “scrittore”, è un’occasione unica per comprendere la sua poliedrica personalità.

I suoi interessi spaziavano nei più variegati ambiti culturali, politici e storici: dall’amicizia con Pasolini, ai rapporti con politici, direttori di giornali, artisti e attori, Oriana ha cercato di interpretare con il suo fare critico un’epoca segnata da grandi cambiamenti storici districandosi in un mondo, quello del giornalismo, abitato quasi esclusivamente da uomini.
Fu tra le prime donne a lavorare come inviata di guerra seguendo i conflitti più importanti del ‘900: dal Vietnam al Medio Oriente alle rivoluzioni in America Latina.

È diventata famosa per le interviste ai leader politici come Henry Kissinger, Yasser Arafat, Ayatollah Khomeini, le sue domande dirette e il tono critico rompevano gli schemi del giornalismo italiano.

Nella prima sala a lei dedicata in Piazza Unità italiana, presso la biblioteca regionale “Pietro Leopoldo”, si può ammirare una teca che custodisce l’Adler 12, la macchina da scrivere che Oriana ha utilizzato per il suo lavoro; anche dopo l’avvento del computer lei non ha mai utilizzato altri strumenti di scrittura se non la macchina da scrivere.
C’è una scatola con i biglietti da visita di Alexandros Panagulis, il grande amore della sua vita. Ci sono oggetti personali e strumenti di lavoro. C’è Oriana in quella teca, c’è qualcosa di intimo e di personale che va oltre la storia degli oggetti.

Sui libri c’è la sua scrittura, la sua calligrafia, talvolta precisa altre volte frettolosa e quasi indecifrabile c’è il suo pensiero, la sua visione del mondo, ci sono frasi che meritavano di essere evidenziate.

Presso l’Archivio storico c’è la copia di “Intervista con la storia” del 1974 che riporta la dedica che Oriana ha fatto a Panagulis. L’esergo recita “A mia madre Tosca Fallaci e a tutti coloro che non amano il potere”, sotto di suo pugno ha scritto “e a te, Alexandros Panagulis” e la sua firma.

C’è un taccuino per gli appunti che risale al 1961, sono pagine a quadretti scritte in corsivo con una penna blu, ci sono frecce, parentesi, appunti che raccontano come costruiva il suo lavoro.
Presso l’archivio storico del Consiglio regionale c’è una ricca collezione del settimanale l’Europeo, tra cui la copia del 17 ottobre del 1968 con la copertina del numero dedicato al suo ferimento a Città del Messico.
C’è il fascicolo del progetto Apollo, ma ci sono anche dischi di Mikis Theodorakis, amico di Oriana e Alexandros. Oriana era meticolosa e pretendeva il massimo per le uscite dei suoi libri, ci sono correzioni battute a macchina sulle bozze da mandare in stampa con note a firma autografa per l’editore, ma anche prove per le immagini di copertina.

Difficile descrivere la meraviglia delle tante cose appartenute a Oriana Fallaci che si possono visionare visitando il fondo; così come è difficile, per chi come me, ha letto tutti i suoi libri, ha seguito la sua storia, ha visto e vede in lei un modello, trovare le parole più giuste per raccontare le emozioni che in molti momenti della visita sono state così forti da non trovare aggettivi appropriati.

Di fronte al taccuino con la copertina blu pieno dei suoi appunti, alcuni precisi, altri scarabocchiati, altri confusi, alcuni scritti in corsivo altri con uno stampatello deciso a ricordare che quello che aveva appuntato era importante, ammetto di aver sentito le gambe cedere.

Mentre sfogliavo alcune copie dell’Europeo, l’occhio in più di un’occasione mi è caduto su titoli ed occhielli che sarebbero stati attuali anche adesso, perché Oriana aveva visto lungo, aveva analizzato un tempo, che lei sapeva, sarebbe ritornato. Di fronte alla copertina che racconta l’intervista ad Henry Kissinger in molti ci siamo chiesti come sarebbe stata una sua intervista ai potenti di oggi e inevitabilmente a tutti è venuto da sorridere.

C’è un libro scritto nel 1977 da un giovanissimo Giovanni Floris dal titolo quasi provocatorio “Il bambino mai nato risponde “edizioni E.R.G.A. prefazione Floris scrive che è il libro dell’esordio e precisa che la tesi esposta in relazione “alla vita e alla morte” è una sua personale convinzione.

“Perché la risposta alla lettera del bambino mai nato? Semplice, a me non piacciono i se, i ma, i come, i perché, la vita è senz’altro una stranezza della Natura e in quanto tale la trovo interessante come ogni pensatore è strano e stravagante”. Il volume ha una copertina che ricalca quella del famoso libro di Oriana sia nella grafica sia nei colori. Oriana Fallaci rimane una figura complessa e influente simbolo di un giornalismo coraggioso e indipendente, una voce fuori dal coro, una protagonista del dibattito culturale e politico del suo tempo. Ancora oggi è studiata e discussa e il Fondo a lei dedicato contribuisce a mantenere viva la sua memoria e il suo lavoro.

Il contenuto del Fondo è puntualmente descritto nel volume Il cuore in Toscana: il Fondo Oriana Fallaci del Consiglio regionale della Toscana. L’ inventario è stato curato da Katia Ferri, Elena Michelagnoli e Monica Valentini mentre l’inventario archivistico da Margherita Cricchio e Agnese Lorenzini ed è stato stampato da Edizioni dell’Assemblea del Consiglio regionale della Toscana.
Il volume cartaceo è disponibile in biblioteca per la consultazione, il prestito e la distribuzione gratuita su richiesta. La versione pdf del volume è scaricabile dal sito del Consiglio regionale della Toscana.
La conoscenza del fondo si può approfondire anche grazie al canale you tube della biblioteca.
È possibile prenotare on line la visita guidata al “Fondo Oriana Fallaci”, della durata di circa due ore, gratuita e organizzate in gruppi di massimo 25 persone.
Per informazioni: Fondo.Fallaci@consiglio.regione.toscana.it

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome


ultime dalle province