di Riccardo Agostini
PISTOIA – Giovanni Capecchi riunisce il suo popolo in piazza dello Spirito Santo a Pistoia. Una piazza colma di gente, forse poco meno di un migliaio di uomini e donne, anche numerosi giovani, che si sono dati appuntamento per la chiusura della campagna elettorale per le primarie del centro sinistra che si terranno domenica prossima.

Le elezioni amministrative per l’elezione del sindaco, invece, sono in programma il 24 e 25 maggio.
Un momento, quello vissuto questa sera, giovedì 9 aprile, nel quale la politica ha ritrovato la sua dimensione più umana: quella della presenza fisica, delle facce che si guardano, delle mani che applaudono e delle bandiere che sventolano. Quella che tutti credevano morta e sepolta, sopraffatta dai post e dai tweet sui social.
E il candidato Giovanni Capecchi si cala con disinvoltura in questo suo nuovo ruolo. Non è certo un trascinatore di folle, ma nemmeno l’austero e cupo professore, come qualcuno potrebbe immaginare.
“La nostra forza è unire. Con la mobilitazione – afferma dal palco – partita da quella sera di fine febbraio a San Domenico, abbiamo già cambiato Pistoia. Ci siamo voluti riprendere la scena politica della città. Pistoia può diventare il laboratorio politico per la politica nazionale, perché il 13 aprile (dopo le primarie ndr) garantiremo l’unità del centro sinistra”.
Un appello, quindi, all’unità delle forze che lo sostengono. “Il nostro tratto distintivo – prosegue Giovanni Capecchi – è la politica del ‘noi’ che non esclude, ma unisce. Le 2.587, anzi, dopo un più attento riconteggio, le 2.601 firme raccolte per la presentazione della candidatura, non sono che un punto di partenza per arrivare almeno a 6/7mila domenica prossima. Stare insieme, è il senso di questa piazza”.

Ma approfondisce il discorso, allargandolo e guardando anche più lontano. “Che tutto funzioni, che le buche non ci debbano essere, che le transenne debbano scomparire – prosegue Capecchi – non basta. Noi vogliamo guardare al futuro, alle prossime generazioni che potranno giovare delle trasformazioni che vogliamo introdurre. Il tempo non conta. Noi vogliamo una città ‘verde’, trasporti efficienti, cura di quartieri e delle periferie: perché se si portano i servizi anche dove oggi non arrivano, si sta meglio in tutta la città”.
Non tralascia, però, nemmeno una certa vena polemica e di discontinuità con il tenore scomposto della politica moderna. “A San Domenico – sottolinea – abbiamo inaugurato la politica della gentilezza. Non ne possiamo più di chi alza la voce, del chiacchiericcio becero e volgare. Mi aspettavo solidarietà per il fango che mi è stato gettato addosso. Non ho scheletri nell’armadio. Sono debitore di ciò che ho avuto fino ad oggi. Come dice Dante Alighieri, ogni incontro ci fa crescere”.
E con questo si avvia chiudere il suo intervento. “Voglio fare un sorriso – conclude – perché dicono che non sorrido mai. Siamo animati da una gioiosa determinazione: gentili, educati, ma fermi e decisi nel raggiungere i nostri obiettivi”.
E chiude con un auspicio, per sé e per il suo popolo accorso a sostenerlo: “Abbiamo un sogno, e i sogni si avverano”.
E mentre la folla si disperde serena e festosa, si ricordano anche gli altri interventi dal palco. La millennial Lavinia Ferrari mette l’accento su un punto: “La coscienza civile – afferma – la facciamo tutti noi. La mia generazione si è riavvicinata alla politica per difendere la Costituzione. E su questo siamo in perfetta sintonia con Giovanni Capecchi”.

Anche Francesca Perugi, un’altra giovane che ha deciso di rientrare a Pistoia, proprio “perché la politica – sottolinea – faccia qualcosa per la città, unendo le persone che hanno a cuore il nostro futuro”.
Sono saliti sul podio a parlare anche Simonetta Pecini, spiegando che, “il vero avversario è la destra e che dopo il 13 aprile dovremmo unirci per questo unico obiettivo”.
Infine, il consigliere regionale Lorenzo Falchi di Alleanza Verdi e Sinistra ed il deputato del PD Marco Furfaro. “Con la politica – spiega Falchi – si può cambiare la vita delle persone: sono molti gli esempi a partire dall’acqua pubblica. E poi non è vero che esiste una destra moderata, dietro ci sono sempre politiche radicali come quelle di Salvini e Vannacci. Pistoia può essere un laboratorio anche per scenari nazionali”.
Furfaro, invece, rende merito a Capecchi per aver risvegliato il popolo della sinistra. “E’ per Giovanni Capecchi – evidenzia – che tanta gente è qui stasera. In piazza ci si sente meno soli. E se il senso della politica è cambiare il mondo, tutti insieme si può cambiare questa città”.
Questo è il quadro d’insieme di una parte di centrosinistra che si candida alla riconquista della amministrazione comunale, dopo oltre 9 anni, sempre che l’entusiasmo e l’euforia del momento il 24 e 25 maggio si traducano in voti nelle urne.







