martedì, Settembre 8, 2026

Corpi in divenire in un mondo artificiale: Vittorio Lingiardi apre i Dialoghi

PISTOIA – “Dal corpo non si scappa: il corpo è sempre in divenire, dalla nascita alla morte, ed è in continua metamorfosi”.

Dopo i saluti istituzionali e i ringraziamenti a tutto lo staff e ai volontari da parte del sindaco Anna Maria Celesti, del presidente Luca Gori e della direttrice del festival Giulia Cogoli, si è alzato il sipario sulla diciassettesima edizione dei Dialoghi di Pistoia con la lezione d’apertura affidata a Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, docente di psicologia dinamica all’Università La Sapienza di Roma.

Alcuni momenti della lezione di Vittorio Lingiardi in apertura dei Dialoghi preceduta dai saluti istituzionali di Gori, Celesti e Cogoli (fotografie di Carlo Quartieri)

La conferenza ha preso le mosse dall’analisi delle pluralità di significati e di caratteri che può assumere ciascun corpo, che non è solo un elemento fisico, ma anche qualcosa di intangibile e spirituale, è la dimora degli organi vitali ma anche dei sentimenti e delle emozioni.

“Vi è poi la straordinaria varietà della fisiologia dei corpi – ha sottolineato Lingiardi – ciascun corpo è diverso dall’altro, non è possibile trovare tra miliardi di individui due corpi esattamente uguali, a testimonianza della ricchezza del genere umano. Il corpo è il mezzo grazie al quale viviamo nel mondo, sia a livello fisico che psichico, ma negli ultimi tempi, con l’avvento della rivoluzione digitale, i nostri corpi stanno radicalmente mutando, con la presenza di corpi sempre più modificati nell’illusione estetizzante o corpi ormai virtuali, resi vani e vuoti dall’intelligenza artificiale, dagli algoritmi, da una vita condotta sempre online e da relazioni a distanza attraverso uno schermo”.

Nel passaggio dal mondo analogico a quello digitale stiamo assistendo a una sfida e a un rapido quanto drammatico mutamento del corpo, con la perdita del concetto stesso di “corporeità” e di contatto fisico tra i corpi, sostituiti dal ricorso ai chatbot e all’intelligenza artificiale come interlocutori privilegiati per avere risposte ai propri problemi, spesso di carattere psicologico e relazionale.

Si tratta in realtà di un pericoloso circolo vizioso: Lingiardi condivide con il pubblico alcune esperienze di ricerca e di studio nell’ambito della psichiatria, rivelando come oggi sempre più adolescenti rinuncino a parlare con i propri genitori o coetanei e preferiscano rivolgersi alla “macchina” digitale: tuttavia chatbot e intelligenza artificiale generativa, se da un lato possono certamente risolvere problemi tecnici, dall’altro tendono a compiacere e assecondare il proprio interlocutore, non sono programmati per “dire di no” e provare una vicinanza emotiva con il paziente, come potrebbe fare un psicoterapeuta.

Nessuna applicazione digitale o modello generativo può sostituire l’ascolto o lo sguardo di una persona fisica; l’assenza di un contatto diretto tra i corpi può dare luogo a disfunzioni e distorsioni, perché la macchina non coglie le emozioni, i silenzi, le incertezze, le contraddizioni, non pensa al “non detto” e a ciò che nascondono le parole.

Per Lingiardi non si deve demonizzare l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella psicoterapia e nella cura della salute mentale, però sono necessarie mille precauzioni e soprattutto non si può pensare che la macchina possa sostituire un ambito che, di fatto, si esprime attraverso una relazione umana.

“Il corpo in divenire è una costante metamorfosi – ha afferma poi Lingiardi – già nella letteratura latina ce lo racconta Ovidio, e lo sanno bene anche le persone che transitano da un genere all’altro, con storie spesso difficili da capire e da accettare per loro stessi e per la società, attraverso un passaggio che implica un confronto e talvolta un contrasto con i propri corpi. Sono corpi avvertiti come le prigioni di un genere a cui essi sentono di non appartenere, in una divaricazione tra i due concetti di identità e genere che mette in crisi e invita a riconsiderare concetti tradizionali dati per assoluti”.

In conclusione, i nostri corpi non sono mai “immobili”, ma attraversano fasi di costante e continuo mutamento, e da essi non possiamo “fuggire” illudendoci di poterci trasferire presso altri “corpi virtuali” creati grazie agli strumenti digitali. Il corpo vive, muore, prova gioia e dolore, emozioni e sofferenze, ci parla, ci ascolta, ci fa vivere: noi siamo il nostro corpo.

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