domenica, Settembre 27, 2026

Risiko bancario, Intesa Sanpaolo e Fondazione Caript

di Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Il recente nuovo capitolo del cosiddetto risiko bancario ha prodotto, fra gli altri, un interessante effetto: il valore delle azioni di Intesa Sanpaolo è salito ad oltre  6,80 euro, a conferma di una straordinaria e prolungata performance. 

Alessio Colomeiciuc

All’inizio del 2020 quelle azioni valevano circa 1,91 euro, dal  2020 al 2026 il loro valore è aumentato di circa il 250 %; nell’ultimo anno il loro valore è cresciuto di oltre il 30 %. 

Nel 2016, oltre a possedere una quota nella Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia (integralmente venduta nell’ottobre 2017), fondazione Caript deteneva anche una importante partecipazione azionaria in Intesa Sanpaolo, pari allo 0,27% del capitale ordinario. 

Dal 2016, tutte le principali fondazioni bancarie italiane hanno mantenuto o incrementato le loro partecipazioni azionarie in Intesa (Cariplo, San Paolo di Torino, Carifi, Carisbo, Cariparo, ecc.), beneficiando di crescenti flussi finanziari, di rilevanti incrementi patrimoniali, di proficui rapporti di collaborazione con il più grande gruppo creditizio italiano.

Tutte meno una: quella di Pistoia e Pescia. 

Nel  2019, nel corso di un’assemblea dei soci dell’ente, mi opposi (assieme a pochi altri)  all’irragionevole piano di progressiva dismissione di quella preziosa partecipazione.

Ma il consiglio di amministrazione in carica, con al seguito il consiglio generale, scelse di tirare diritto, senza dubbi o esitazioni. 

In città tutti tacquero: politici, sindaci, presidenti di enti e associazioni varie, vescovi, sindacati, ecc.

E così, si consentì un vero capolavoro alla rovescia, attuato in spregio anzitutto alla storia, al ruolo strategico ed al prezioso sistema di relazioni – non soltanto economiche, ma anche culturali – pazientemente costruito negli anni dalla banca Cassa di risparmio a beneficio del nostro territorio provinciale e delle sue imprese.

Un patrimonio dissipato da persone che consideravano banca e finanza un fastidioso lascito da rimuovere frettolosamente, anzi da cancellare (perfino nella denominazione), per inaugurare una nuova e felice era di ostentata e generosa filantropia, fastosi festival e improbabili accademie scientifiche e letterarie, insostenibili esperimenti museali, ambiziose imprese cosiddette ‘strumentali’ e altre consimili e costosissime genialità. 

Da queste scelte non adeguatamente meditate, è derivato un danno alla fondazione  pistoiese e, quindi, al suo territorio di riferimento? E qualcuno, eventualmente, ne dovrebbe rispondere?

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