giovedì, Settembre 10, 2026

Intersezioni di volti “ai margini”: a Lo Spazio le “Cronointerferenze” di Valentina Bardazzi

PISTOIA – Un’arte originale che crea ritratti, li taglia, li sovrappone, li interseca, ricercando una nuova unità attraverso la compresenza degli opposti e facendo riflettere l’osservatore sulla trasformazione di volti di personaggi famosi o gente comune uniti dal filo rosso dell’emarginazione sociale.

Per tre settimane, dal 6 al 27 settembre, la saletta del bacaro della libreria “Lo Spazio” di Pistoia (via Curtatone e Montanara 20) ospita la mostra “Cronointerferenze” di Valentina Bardazzi, che per la prima volta espone in Italia la sua serie di ritratti, molti dei quali realizzati nell’arco degli ultimi mesi.

Valentina Bardazzi, pratese, classe 1974, ha studiato tra Firenze e Pistoia, laureandosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, e dal 2002 lavora come artista indipendente. Da circa vent’anni vive e lavora a Berlino, conducendo laboratori e portando avanti la sua ricerca artistica incentrata sullo studio del corpo, sulla metamorfosi e i processi simbolici, utilizzando pittura, disegno e tecniche miste. Il suo linguaggio figurativo è intenso e visionario: le figure emergono da spazi sospesi e liminali, rivelando il corpo come archivio emotivo, biologico e simbolico, un luogo in cui fragilità e trasformazione coesistono.
Nel corso degli anni ha esposto in mostre personali e collettive a Milano, Berlino, Londra, Basilea, Amsterdam, Stoccarda, Stoccolma, Città del Messico e Kochi.

L’artista Valentina Bardazzi (foto di Mirco Magnani)

La mostra a Lo Spazio incuriosisce già dal titolo: si parla infatti di “interferenze temporali” che agiscono sui ritratti, eseguiti dall’artista con la tecnica della matita nera su carta, trasformando i volti attraverso la sovrapposizione e intersecazione di figure di età anagrafica diversa, con l’obiettivo di creare un forte contrasto e dare vita a nuovi volti dall’aspetto deformato e non di rado disturbante.

“L’idea di fondo è derivata dal mio studio e dal mio interesse per i corpi e le loro trasformazioni, dovute non solo al passare del tempo e all’invecchiamento, ma anche alle malattie e alle condizioni psicologiche dell’individuo – spiega Valentina – dal momento che l’aspetto esteriore è spesso uno specchio fedele della nostra condizione interiore. Ho cominciato disegnando volti di neonati e di persone anziane che ho poi messo insieme, creando così nuove figure ibride che simboleggiano il ciclo della vita umana e il ponte tra le sue due fasi estreme, l’infanzia e la vecchiaia.

È un modo per ricordare alle persone il loro passato e il loro futuro, quello che sono state e quello che diventeranno: e nello stile dei ritratti, in bianco e nero e dal carattere piuttosto scarno, mi sono ispirata alle vecchie foto dei registri berlinesi in cui compaiono i volti delle vittime che nel secolo scorso hanno cercato invano di attraversare il Muro”.

I sedici ritratti esposti nella mostra “Cronointerferenze” alla libreria Lo Spazio e un dettaglio delle opere (foto di Andrea Capecchi)

Ma nei sedici ritratti in mostra non c’è solo la dicotomia tra neonati e anziani: le due file centrali del pannello che racchiude le opere di Valentina sono occupate da altri volti, alcuni dall’aspetto familiare e facilmente riconoscibile, che introducono il secondo “filone” dell’esposizione.

“Ho qui inserito – prosegue l’artista – i ritratti di quelli che si possono definire come rivoluzionari, ovvero quei personaggi noti o meno noti che a partire dall’età della rivoluzione industriale hanno lottato per i diritti degli operai, degli sfruttati e degli emarginati, portando avanti battaglie per il miglioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più povere e svantaggiate. Nei loro volti ho sovrapposto i due elementi maschile e femminile, andando a intersecare ritratti di uomini e donne vissuti nella medesima epoca, come per esempio Karl Marx e Mary Harris Jones, di cui ho scambiato fronte e mento.

È un’idea nata in occasione di una mostra berlinese a tema Primo Maggio: ho scelto di disegnare i volti dei rivoluzionari dell’Ottocento, ripresi dalle fotografie ufficiali e cercando di rimanere il più fedele possibile alla realtà, per poi “giocare” con gli inserimenti nei ritratti di parti del volto maschili o femminili. Un modo per dimostrare anche che la lotta per i diritti non ha distinzioni di genere”.

Attraverso i due filoni dell’esposizione, Valentina Bardazzi invita l’osservatore a riflettere sulla compresenza degli opposti, in un mondo che non può essere rigidamente distinto in “bianco” e “nero”, ma in cui elementi in apparenza antitetici e inconciliabili possono dare origine a una nuova identità. E poi c’è una neppur troppo velata denuncia sociale contro un modello dominante che ci vuole “tutti belli, perfetti, vincenti, veloci, attivi e performanti”: una società che tende a escludere e a mettere ai margini chi non produce, chi non rispetta certi canoni estetici, chi è debole o malato.

“Nella società odierna spesso bambini e anziani sono visti e trattati come un peso o un impiccio – aggiunge Valentina – essi appartengono alle fasce di popolazione più fragili e bisognose di tutele, mentre oggi a prevalere è una visione incentrata sull’interesse economico. Uno dei fili conduttori dei miei ritratti è proprio la volontà di dare un volto e una voce agli emarginati, a chi per vari motivi è posto in un angolo dalla società fin quasi a diventare un fantasma invisibile. Queste persone “diverse” ci insegnano che esiste anche un’altra realtà e che si può stare al mondo in vari modi”.

Per quanto riguarda i progetti futuri in ambito artistico, Valentina sottolinea il desiderio di portare avanti i progetti già in corso a Berlino, città che apprezza molto per la vivacità culturale, l’apertura alle contaminazioni esterne e un’anima un po’ folle e anticonformista ereditata dal passato, e di ripetere l’esperienza di una residenza d’artista a Kochi, nello Stato indiano del Kerala.

“Il sogno nel cassetto? Avere la possibilità di girare il mondo, conoscere e stringere contatti con nuovi artisti! Ma mi piace anche condurre workshop e laboratori per avvicinare altre persone al mondo dell’arte attraverso manualità e creatività, due aspetti che si stanno drammaticamente perdendo nell’epoca del digitale e dell’intelligenza artificiale. E voglio rimanere un’artista libera, come i modelli a cui mi sono sempre ispirata: artisti come Hans Bellmer o Joel Peter Witkin, che non si sono mai piegati alle logiche di mercato dell’arte e hanno portato avanti le loro idee e i loro progetti artistici a prescindere dalle vendite e dal successo”.

Domenica 27 settembre, in concomitanza con il finissage della mostra a Lo Spazio, alle ore 17,30 si terrà la presentazione dell’album “Beyond Fine Lines” di Sainkho Namtchylak e Mirco Magnani, di cui Valentina ha realizzato l’immagine di copertina, anch’essa in mostra su un’altra parete della saletta. Si tratta di un disco profondamente introspettivo ed evocativo che esplora i confini tra vita e morte, luce e oscurità, caos e quiete grazie all’armonica unione fra testi poetici e simbolici della tradizione sciamanica siberiana e paesaggi sonori eterei e coinvolgenti, dispiegandosi come un viaggio contemplativo nelle profondità emotive e filosofiche dell’esperienza umana.

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