PRATO – Oltre trenta volontari e circa 110 kg di rifiuti raccolti in appena due ore: sono i risultati della nuova attività di plogging organizzata ieri mattina da Retake lungo il percorso che dal Parco della Stazione Centrale conduce fino a Piazza San Marco, a Prato.

Dalle 10 alle 12 i partecipanti hanno attraversato e ripulito questo tratto della città, fino alla piazza che ospita la celebre scultura in marmo bianco di Henry Moore. Al termine dell’attività sono stati raccolti 20 sacchi di rifiuti indifferenziati e 2 sacchi di carta, per un totale stimato di circa 110 kg di rifiuti.
Particolarmente significativa è stata la composizione del gruppo di volontari, caratterizzata da un’ampia partecipazione di cittadini di origine cinese e bangladese, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. Una presenza che testimonia come la cura dei beni comuni rappresenti un linguaggio condiviso, capace di coinvolgere persone di culture e provenienze diverse attorno a un obiettivo comune.
Quella di Prato è ormai diventata una piccola tradizione. Con una frequenza quasi mensile, il gruppo torna a prendersi cura di questa parte della città, consolidando nel tempo un appuntamento che unisce attenzione per gli spazi comuni e partecipazione. Una consuetudine che non si è interrotta neppure ad agosto, quando i volontari hanno continuato a dedicare tempo ed energie al territorio.
“Questi appuntamenti stanno diventando una vera e propria tradizione e la cosa più bella è vedere un gruppo sempre più eterogeneo ritrovarsi attorno alla cura della città – dichiara Laura Lusvardi di Retake Firenze –. La presenza e la partecipazione di cittadini di origine cinese e bangladese ci ricordano che prenderci cura insieme dei luoghi in cui viviamo può essere un modo molto concreto per incontrarsi, conoscersi e sentirsi parte della stessa comunità”.
L’esperienza di Prato racconta così uno degli elementi centrali dell’impegno di Retake: trasformare le attività di cura e rigenerazione urbana in occasioni capaci di creare legami tra le persone e un rapporto più consapevole con gli spazi vissuti ogni giorno.
Non soltanto rigenerare un luogo, dunque, ma tornarci, riconoscerlo come parte della propria quotidianità e costruire, appuntamento dopo appuntamento, una comunità che se ne prende cura.



