giovedì, Settembre 17, 2026

“Trasmutazione”, l’installazione di Luigi Petracchi alla Fiera di Casalguidi

di Caterina Benini

CASALGUIDI – Durante i giorni della Fiera di Casalguidi, iniziata ieri, la Sala Francini della Misericordia di Casalguidi e Cantagrillo, si trasforma in uno spazio completamente diverso dalla sua consueta funzione. Ad accogliere i visitatori è “Trasmutazione” l’installazione site-specific dell’artista Luigi Petracchi, realizzata con una tecnica mista che unisce tela, ferro, legno, luce e suono.

Trasmutazione

Non una mostra da osservare semplicemente dall’esterno, ma un vero e proprio cammino immersivo, pensato per essere attraversato e vissuto.

A completare il progetto è la collaborazione con il musicista Alfonso Belfiore, autore del progetto sonoro che accompagna le opere.

Entrare nella Sala Francini significa intraprendere un viaggio che si sviluppa su due livelli. Il primo è quello concreto e fisico: le tele, i materiali, le luci e gli elementi che compongono l’installazione possono essere attraversati, osservati e percorsi. Il secondo è più intimo e interiore, legato alla ricerca di un equilibrio che l’artista invita il visitatore a riconoscere e a cercare dentro di sé.

La sfida di Petracchi è stata anche quella di trasformare un luogo normalmente destinato ad accogliere manifestazioni di altro genere, in uno spazio artistico e immersivo. Attraverso la “trasmutazione” della sala, lo spazio cambia identità e diventa parte integrante dell’opera.

Il vescovo Mascagna

Il percorso è costruito attorno ai quattro elementi della tradizione alchemica: terra, acqua, aria e fuoco. Ogni elemento non è soltanto rappresentato, diventa una tappa di un viaggio che conduce progressivamente verso una maggiore consapevolezza di sé.

Quattro tele si sviluppano dall’alto verso il basso, dalle balaustre fino a terra, quattro sono installate sul palco in una posizione centrale rispetto al visitatore che entra. Sul palco si ripresentano le tappe fondamentali del percorso delle quattro tele in sala: si parte dalla discesa agli Inferi di Dante per arrivare progressivamente all’elemento fuoco che rappresenta il discernimento, l’equilibrio a cui ogni individuo tende.

“Trasmutazione” è un vero e proprio cammino alchemico ed è proprio questo il punto verso il quale tende l’intera installazione. La trasmutazione diventa una trasformazione catartica, un cammino attraverso il quale l’uomo cerca di arrivare all’equilibrio.

Le tele sono accompagnate da quattro luci: all’inizio del percorso, la loro direzione è rivolta verso il basso, mentre nelle ultime due tele puntano verso l’alto, contribuendo a costruire progressivamente l’atmosfera e la dimensione immersiva dell’installazione.

Le luci che accompagnano le tele non hanno una funzione puramente scenografica: indicano gli spazi, accompagnano il percorso e assumono il significato della rivelazione. Una teoria, una filosofia, una riflessione possono rimanere tali se non vengono portate alla luce. La luce, invece, fa emergere, rende visibile, permette di comprendere ciò che prima rimaneva nascosto.

“Trasmutazione” è un’esperienza che non si limita alla dimensione visiva. È un percorso fatto di materia, luce e suono, ma anche di suggestioni e interrogativi interiori. Un viaggio che parte dagli elementi e dalla materia, per arrivare all’uomo e alla sua ricerca di un equilibrio possibile.

Il cammino prende avvio dalla Terra, rappresentata anche attraverso la figura di Gaia, una presenza che richiama l’idea di una divinità capace di inglobare e comprendere tutti gli esseri.

Le quattro tele disposte sul palco, su un piano più alto rispetto alle altre, partono dalla discesa agli Inferi di Dante, intesa non soltanto come riferimento letterario, ma come discesa dentro sé stessi. Il percorso richiama l’immaginario di William Blake, con l’idea dell’ingresso nella propria interiorità, nella parte più profonda dell’essere.

La specific-site di Petracchi non è un viaggio verso un luogo esterno, ma un viaggio dentro l’uomo.

Il percorso si conclude con il fuoco, che nell’interpretazione dell’artista rappresenta il discernimento.

L’artista Luigi Petracchi (foto di Stefano Di Cecio)

“Non basta comprendere – spiega Petracchi -, comprendere significa acquisire consapevolezza, ma discernere significa essere capaci di distinguere, scegliere, riconoscere”.

Il percorso si confronta con le grandi domande dell’esistenza: chi sono, da dove vengo, dove vado, domande che accompagnano l’uomo da sempre e che, nell’installazione di Petracchi, diventano parte integrante del viaggio.

“Trasmutazione” non si affida soltanto alle immagini e alla luce. Una componente fondamentale dell’opera è il suono, curato e progettato dal compositore musicista Alfonso Belfiore.

Cinque sono i diffusori presenti nello spazio: uno per ciascuna delle tele e uno riferito al gruppo delle quattro tele collocate sul palco. I materiali sonori sono collegati ai temi delle opere, acqua, terra, aria, fuoco, ma non intendono semplicemente “tradurre” gli elementi in musica.

Le strutture sonore composte da Belfiore sono indipendenti tra loro e concepite perché sia il visitatore, muovendosi nello spazio, a determinare ogni volta la composizione che ascolta.

La posizione del corpo modifica la percezione. Spostandosi da un punto all’altro della sala, cambia ciò che si ascolta e cambia anche l’esperienza dell’opera.

“È un sistema tecnicamente semplice, ma artisticamente e filosoficamente complesso – precisa Belfiore -, il visitatore diventa a sua volta artefice della composizione sonora”.

Il quinto elemento è il tempo con la sua dimensione in musica e la continua trasformazione percettiva. In sala nessuno ascolta esattamente ciò che ascolta un’altra persona, ogni esperienza dipende dal punto dal quale si osserva, si attraversa e si vive l’installazione.

In questo senso “Trasmutazione” invita anche a una riflessione molto contemporanea. Di fronte alla complessità del mondo di oggi, fermarsi alla superficie delle cose può significare non vedere ciò che si trova oltre il primo livello.

L’opera chiede invece una disponibilità diversa: entrare, attraversare, osservare, ascoltare e lasciarsi spiegare il percorso. Solo così, secondo la visione dell’artista, la mostra può completarsi, il significato non è tutto immediatamente visibile.

C’è qualcosa che rimane nelle opere, nella materia, nelle tele, nei materiali, nelle luci e nei suoni e c’è qualcosa che accade dentro chi si immerge nell’installazione.

È questa la vera sfida di Petracchi e Belfiore: non realizzare semplicemente una mostra dal sapore museale, ma costruire un ambiente nel quale l’arte possa accadere attraverso la partecipazione del visitatore.

La sala si trasforma per accogliere l’installazione e l’installazione a sua volta prova a trasformare chi l’attraversa: da qui il titolo: “Trasmutazione”.

Un viaggio che parte dai quattro elementi e dall’elemento tempo, grazie al progetto sonoro, e arriva all’uomo, dalla materia alla coscienza, dalla discesa dentro se stessi alla ricerca dell’equilibrio.

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