lunedì, Settembre 21, 2026

Zuppi: ‘La scuola deve essere inclusiva’

BOLOGNA (ANSA) -“Le scuole hanno riaperto i cancelli” e “i recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente”.

Il cardinale Matteo Zuppi

Lo dice il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, che indica come la prima delle “sfide non più rinviabili”, “quella delle disuguaglianze educative: non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. All’inizio dell’anno scolastico, aggiunge, “auguriamo alle nostre scuole di essere luoghi in cui nessuno si senta escluso”. 

“La seconda è pedagogica – ha proseguito il capo dei vescovi italiani aprendo i lavori del Consiglio permanente – e riguarda anche il cambiamento tecnologico. L’Intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa. La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna. A questo sguardo (degli insegnanti) va un grande riconoscimento”.

“La terza sfida – ha continuato -è forse la più profonda: custodire la capacità di pensare. In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superficiale. I giovani hanno bisogno di adulti che testimonino che la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita. All’inizio dell’anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso; laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia. Auguriamo loro di custodire il tempo lento dell’ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune”.

“Seguiamo con preoccupazione il dibattito sul fine vita”, ha detto il presidente della Cei, “mentre si moltiplicano le iniziative regionali su un tema che riguarda la dignità di ogni persona e dunque l’intero Paese. Auspichiamo un confronto parlamentare ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie su quello che sta avvenendo nei territori. Auspichiamo che non ci siano polarizzazioni né giochi al ribasso ma sia custodita la dignità della persona che non diminuisce con la malattia o con la fragilità”. 

“Solo la fine della guerra può garantire che tutti, popoli grandi e piccoli, non siano travolti da un conflitto più grande. Solo la pace può garantire la fine di tanti conflitti che insanguinano il mondo, quelli più geograficamente a noi vicini e quelli più lontani o dimenticati”, ha detto il card. Matteo Zuppi nell’introduzione ai lavori del Consiglio episcopale permanente in cui ricorda: “Siamo alla vigilia degli ottocento anni del transito di san Francesco, nostro patrono insieme a santa Caterina da Siena” che sarà celebrato il 4 ottobre prossimo ad Assisi alla presenza anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Zuppi inoltre tra qualche giorno si recherà a Mosca nell’ambito di una nuova missione umanitaria per lo scambio dei prigionieri e la restituzione dei bambini ucraini deportati. Il presidente della Cei, ricorda quindi così l’esempio di San Francesco.

“Negozia lui con il lupo, quello che così poco i responsabili delle nazioni cercano di fare, cedendo alla tentazione di risolvere i conflitti con le armi. Negozia perché ama la pace, conosce le cause della violenza e cerca le soluzioni, le crede possibili, le rende praticabili. Crede nelle soluzioni perché disarmato. Non è facile, scontato. Può apparire pericoloso, incauto, qualcuno facilmente lo giudica ingenuo o peggio ancora traditore”. Il Poverello, continua Zuppi, “mostra che il compito della Chiesa è l’evangelizzazione e non la crociata. Superare la logica del nemico ci fa riconoscere nell’unica famiglia umana”, “è un grave errore strumentalizzare le religioni per giustificare persecuzioni e violenza”. “San Franceso ci illumini in scelte coraggiose per l’umanità – è anche il suo auspicio -, che sta scivolando nella cultura violenta della potenza”. 

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