di Martina Notari
PIANA – «Nel mio quartiere c’è un piccolo parco, ma è brutto e sporco e quasi nessuno va a giocare lì. C’è spazzatura dappertutto e non ci si sente al sicuro dalla violenza e dal pericolo. Non capisco perché si facciano dei parchi gioco per poi lasciarli andare in rovina».
Sono le parole di un bambino di Oskeilys Plaza, in Colombia, e accompagnano la fotografia di un libro. Nell’immagine, un bambino è seduto su quello che potrebbe essere un gioco, in quello che potrebbe essere un parco giochi. Non ci sono altalene, scivoli, giochi a molla e salterelli, ma soltanto tubi colorati che forse un tempo erano attrezzature ludiche. Non ci sono alberi, prati, panchine, cestini o recinzioni; soprattutto, non ci sono bambini che giocano, né quelle risate e quelle voci che fanno riconoscere un parco ancora prima di vederlo.
Perché partire da una storia così lontana? Perché i parchi gioco raccontano la comunità in cui viviamo. Lo fanno in Colombia come a Quarrata, Agliana e Montale, i principali centri della piana pistoiese che ho attraversato per provare a rispondere a una domanda: che cosa racconta di una comunità, il modo in cui si prende cura dei luoghi gratuiti destinati all’infanzia?
Questo articolo non è una classifica tra Comuni.
È un’osservazione sul campo: numero e varietà dei giochi, condizioni delle attrezzature, pavimentazioni, pulizia, ombra, panchine, cestini, acqua, servizi igienici e possibilità di accesso per famiglie e bambini con esigenze diverse.
A questa osservazione abbiamo affiancato le voci dei Sindaci, ai quali abbiamo chiesto quali interventi siano stati realizzati, quali siano in programma e come le amministrazioni affrontino manutenzione, vandalismi e inciviltà.
Quarrata: una rete diffusa, tra nuovi investimenti e cura quotidiana

A Quarrata non esiste un unico grande parco giochi, ma una rete di aree più piccole distribuite tra il centro e le frazioni. Il sopralluogo ha riguardato tre luoghi: l’area giochi A. Caponetto nel Bosco della Magia, il giardino don Giuliano Mazzei lungo il torrente Fermulla e il Giardino dell’ex Cinema Moderno, in vicolo Bonaccorso, la zona del centro quarratino.
Il primo dato emerso è un piccolo paradosso: il Giardino dell’ex Cinema Moderno, riqualificato nel 2025, quindi più nuovo, è anche quello in cui l’usura della convivenza appare più visibile.
Il parco, frequentato da moltissime famiglie, presenta già lievi danneggiamenti a due attrezzature; durante il sopralluogo i cestini erano pieni, il prato sporco di mozziconi di sigarette e nell’area si avvertiva un cattivo odore.
Il Parco Antonino Caponetto nel Bosco della Magia è risultato il più pulito.

Immerso in un contesto naturale privilegiato, verde e ombreggiato, il parco ha otto giochi rivolti soprattutto alla fascia dai due ai sei anni, panchine, cestini e una casina per lo scambio dei libri. Il limite riguarda i servizi: non ci sono bagni e la fontanella presente non offre acqua potabile alle persone, risultando utilizzata soprattutto per gli animali.
Al Giardino don Giuliano Mazzei, invece, l’identità dello spazio appare meno definita. La parte destinata al fitness, dieci attrezzi, due dei quali rotti al momento della visita, occupa un peso maggiore rispetto ai giochi per bambini.

Le attrezzature ludiche presentano molte scritte a pennarello e piccoli segni di incuria. Panchine, cestini, alberi, ombra e videosorveglianza ci sono, ma una madre incontrata nel parco ha confermato l’impressione del sopralluogo: troppi attrezzi sportivi e pochi giochi, tanto che i bambini finiscono per utilizzare anche le macchine ginniche come fossero strutture ludiche.
Alle criticità osservate il sindaco Gabriele Romiti contrappone una strategia fondata sull’ampliamento e sulla riqualificazione delle aree.

«Fin da quando mi sono insediato ho ritenuto prioritario l’investimento nelle aree giochi per bambini, sia su area pubblica sia all’interno dei plessi scolastici comunali», afferma. L’obiettivo dichiarato è una Quarrata «sempre più a misura di bambino, con spazi sicuri, accessibili e distribuiti anche nelle frazioni.
«Andremo, alla fine di questo mese di settembre, a riqualificare completamente un altro giardino e area gioco centralissima, quella dei giardini don Mazzei in via San Lorenzo. Siamo intervenuti a Casini, proprio dietro la scuola d’infanzia Margherita Hack, creando un’area gioco ex novo in una posizione strategica per le famiglie che aspettano l’arrivo e la partenza del trasporto scolastico. Andremo a creare un’altra area gioco anche a Vignole, all’interno del Giardino degli Abbracci, anche questa in una zona strategica vicino alla scuola e al campo sportivo. Alla scuola d’infanzia Luciano Caramelli di Quarrata, alla scuola d’infanzia a Barba e alla scuola primaria di Valenzatico siamo andati a riqualificare gli spazi esterni dove giocano i nostri bambini, installando giochi nuovi e creando aree più sicure e antitrauma per la sicurezza dei piccoli», racconta il sindaco Romiti.
Le cifre investite dall’amministrazione sono complessivamente: 170 mila euro per il Giardino degli Abbracci, il giardino Don Mazzei e la scuola Caramelli, e 110 mila euro per la scuola dell’infanzia di Barba, Margherita Hack ed ex Cinema Moderno: fondi interamente comunali.
Ma costruire o riqualificare è soltanto metà del problema. L’altra metà è conservare.
Romiti richiama il concetto di responsabilità condivisa: «Gli spazi pubblici sono spazi di tutti, non sono terre di nessuno solo perché non c’è una porta che si può chiudere, come succede a casa nostra».
Il riferimento ai mozziconi e ai rifiuti osservati al giardino dell’ex Cinema Moderno diventa così una questione non soltanto di pulizia comunale, ma di cultura civica: «nessuno, conclude Romiti, a casa propria, penserebbe di lasciare cicche di sigarette per terra, un fazzoletto usato o qualsiasi altro rifiuto. Il concetto di cura e comunità ci riguarda tutti».
Agliana: la bellezza del Pertini e il costo di far vivere il verde

Il nucleo verde di Agliana è il Parco Pertini.
Qui è il paesaggio ad offrire la prima possibilità di gioco: un lago popolato da anatre, grandi prati, alberi e montagne all’orizzonte.
È un parco bello, ombreggiato e frequentato da generazioni diverse; si presta a camminare, correre, sostare e fare sport. Sono presenti fontanelle dell’acqua, panchine, cestini, Wi-Fi gratuito, attrezzi ginnici e videosorveglianza. Non risultano invece immediatamente visibili servizi igienici.
Più essenziale appare l’offerta specifica per i bambini.

Nell’area destinata ai più grandi si contano circa sette giochi o strutture, tra cui una sola altalena. La pavimentazione antitrauma è presente sotto lo scivolo e la struttura da arrampicata, ma appare datata: in alcuni punti è cresciuta l’erba e le superfici risultano rialzate.
Uno dei giochi, un ponte con pedane mobili, è stato sostituito dopo essersi rotto; un’altra struttura è stata invece rimossa.
Nell’area “Piccoli Ovest”, indicata per la fascia da zero a sei anni, ci sono invece una barca in legno, due giochi a molla, una struttura a forma di coccodrillo e un piccolo scivolo. In totale, dunque, circa dodici elementi distribuiti fra due zone e due fasce d’età.
La criticità è sottile: un grande parco pubblico, molto bello e vissuto, non coincide automaticamente con un’area giochi ricca, varia e mantenuta in ogni dettaglio.
Proprio da questa distinzione parte la visione del sindaco di Agliana Luca Benesperi che raggiunto telefonicamente ci dice: «Ci muoviamo su due binari: la cura dell’esistente e la creazione del nuovo».

Sul primo binario rientrano gli interventi al Pertini, realizzati anche convogliando risorse del Pnrr in un parco nato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e ormai segnato dal tempo.
Sul secondo c’è il recupero del Parco di Carabattole, che il Sindaco descrive come uno spazio un tempo quasi abbandonato e riportato alla vita attraverso “Carabattole Love Park”, la serie di eventi estivi (di intrattenimento, ma anche culturali) che prende il via a giugno ed anima il parco fino ad agosto inoltrato.
C’è inoltre il Progetto di un nuovo parco: il Parco della Legalità in via Casello, previsto in apertura nel mese di ottobre. Uno spazio per famiglie con panchine e giochi, nel quale gli alberi saranno dedicati a persone uccise per la difesa delle istituzioni e della legalità.
È qui che la risposta sui vandalismi si lega direttamente alla funzione sociale dei parchi. «Il miglior deterrente per preservare un luogo, prima ancora delle telecamere e dei controlli, è far vivere uno spazio», sostiene Benesperi.
Questo non significa negare il ruolo della sicurezza. Il Comune, spiega il Sindaco, utilizza passaggi a piedi della Polizia municipale, telecamere e un servizio di guardie giurate, attivato anche per compensare la limitata presenza serale della Municipale.
Le guardie non hanno poteri repressivi, ma possono disincentivare comportamenti scorretti e chiamare le forze dell’ordine nelle situazioni più complesse.
Resta un limite che il primo cittadino riconosce apertamente: nessun Comune può garantire un presidio continuo di ogni area. I danneggiamenti notturni e l’uso improprio dei cestini rinviano, nelle sue parole, a «un problema culturale» che il controllo da solo non risolve.
Per questo l’amministrazione insiste anche sulla presenza di persone e attività: uno spazio illuminato, frequentato e utilizzato è meno esposto all’abbandono.
La stessa prudenza riguarda l’espansione del verde. «Il verde è bello se è mantenuto», osserva Benesperi; creare un parco significa assumersi costi continuativi, non soltanto finanziare l’inaugurazione.
È forse il passaggio più costruttivo della sua risposta: la quantità degli spazi deve essere messa in relazione con la capacità di custodirli nel tempo.
Montale: aree di prossimità tra frazioni, libri e nuovi progetti
A Montale i sopralluoghi hanno riguardato il Parco dell’Aringhese e il Giardino Don Sergio Domeniconi.

Il primo è un parco ampio, molto verde e piacevole da vivere.
L’area giochi comprende cinque giochi a molla, due altalene e una struttura con due scivoli, uno più grande e uno più piccolo, collegati da un ponte. La struttura principale poggia su pavimentazione antitrauma; sotto le altalene sono presenti inserti in gomma ormai in parte coperti dall’erba.
Ci sono panchine, cestini e tavoli, oltre a percorsi e spazio per passeggiare.
Una casina per il libero scambio dei libri aggiunge una funzione culturale e comunitaria; lo stesso fanno le aiuole curate dagli alunni della primaria Nerucci, che invitano a considerare il parco come un luogo affidato alla cura collettiva.
Il giudizio complessivo è positivo, anche se l’offerta ludica potrebbe essere più ricca e varia rispetto alle dimensioni e alle potenzialità dell’area.

Il Giardino Don Sergio Domeniconi, intitolato al sacerdote che fu parroco di Montale per ventisette anni, è stato inaugurato nel 2021 nell’area verde della Badia.
Realizzato dal Comune su progetto dello studio degli architetti Alberto Baldi e Duccio Zoppi, con una spesa di 70 mila euro, è uno spazio più recente: giochi ben curati, panchine, una fontanella dell’acqua e il verde in buone condizioni. Anche qui è presente una casetta per lo scambio dei libri, progetto della rete bibliotecaria provinciale Redop.
Il Sindaco di Montale Ferdinando Betti descrive una strategia di prossimità: oltre ai due parchi maggiori, le aree più piccole sono distribuite tra il capoluogo e le frazioni per raggiungere comunità diverse.
Il prossimo investimento annunciato è di circa 50 mila euro per una nuova area giochi nel parco davanti alle scuole della frazione di Stazione, da realizzare entro l’anno o, al più tardi, nella primavera successiva.

Per il Parco dell’Aringhese, inoltre, l’amministrazione sta lavorando alla realizzazione di una struttura destinata alle associazioni e all’organizzazione di eventi. Una vocazione già sperimentata con successo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, quando il parco ha ospitato il Montale Music Park.
Anche in questo caso far vivere il parco viene considerato parte della sua tutela, soprattutto in un’area vasta e difficile da controllare nelle ore notturne.
Sui vandalismi Betti parla di «un mal comune. In alcuni luoghi sono già presenti telecamere; estendere la videosorveglianza ad ogni spazio sarebbe però, ammette, quasi impossibile. Le forze dell’ordine svolgono passaggi e, quando ci saranno risorse disponibili, il Comune intende potenziare gli impianti nei punti più sensibili».
Accanto al controllo resta l’opera di sensibilizzazione: danneggiare un gioco «è un danno per la collettività» sottolinea il primo cittadino, perché obbliga l’amministrazione a distogliere risorse da altri servizi e interventi.
Tre comuni, tre modelli diversi
Quarrata punta su una rete diffusa e su una stagione di riqualificazioni; Agliana concentra una parte importante della vita pubblica in grandi parchi multifunzionali e lega la sicurezza alla loro frequentazione; Montale distribuisce aree di prossimità tra capoluogo e frazioni, affiancando al gioco occasioni culturali e associative.
Le fragilità, però, si assomigliano: giochi non sempre numerosi o vari, superfici antitrauma che invecchiano, piccoli guasti, mozziconi, scritte, rifiuti e vandalismi. E si assomigliano anche le risposte dei sindaci: nuovi investimenti, manutenzione, controlli e appelli alla responsabilità dei cittadini.
Da questo viaggio emerge allora una misura concreta: non basta contare quanti parchi vengono inaugurati.
Bisogna chiedersi quanto siano accessibili, inclusivi e adatti alle diverse età; con quale regolarità vengano controllati; quanto rapidamente siano riparati; se offrano acqua, ombra, sedute e servizi; e quanto spazio abbiano bambini e famiglie nel decidere che cosa manca.
Un parco gratuito è un pezzo di welfare quotidiano.
La sua qualità dice se una comunità considera il gioco un diritto o un elemento accessorio.
Come scrivono la psicologa Rita Berto e il biologo Giuseppe Barbiero, nel loro libro “Introduzione alla biofilia”, i parchi gioco sono luoghi privilegiati per i rapporti interpersonali, che favoriscono l’incontro tra i bambini residenti nella stessa zona e il senso di comunità degli adulti.
E la loro manutenzione racconta qualcosa di ancora più profondo: la capacità di amministrazioni e cittadini di riconoscere che ciò che è di tutti non è di nessuno, ma appartiene anche a chi arriverà dopo di noi.







