PRATO – L’Associazione ChorAsis-Lo spazio della visione, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Prato, ospita presso gli spazi espositivi di Villa Rospigliosi a Prato, LA RABBIA, mostra collettiva visitabile su appuntamento dal 3 all’11 ottobre.
Questa mostra nasce dall’incontro tra la preoccupazione per uno scenario nazionale e globale sempre più segnato dai conflitti, dall’erosione dei diritti e dal progressivo restringersi degli spazi di libertà, e la domanda su quale possa essere oggi il ruolo dell’artista, quale il suo posizionamento di fronte a tutto questo.

Mentre assistiamo al rafforzarsi di retoriche belliciste e politiche genocidarie, nella silenziosa complicità di gran parte delle istituzioni culturali, diventa inevitabile interrogarsi sulle forme che può assumere il dissenso e sulla possibilità di opporsi ai sistemi di potere e alle connivenze che contribuiscono a legittimarli.
Lavoratrici e lavoratori dell’arte costruiscono nuove alleanze con l’attivismo nelle piazze, portano queste questioni negli spazi del lavoro e nelle relazioni sociali, e si confrontano con una rabbia che cresce di fronte all’incapacità politica, all’indifferenza e al ripetersi, ottuso e spietato, della storia. È da questo sentimento, e dalla necessità di comprenderne la natura e le possibilità, che prende avvio LA RABBIA.
In che modo l’arte può esprimere il proprio dissenso? E cosa accade quando la necessità di prendere posizione entra in relazione con l’autonomia dell’opera?
La tensione tra critica sociale e critica estetica è uno dei nodi attraverso cui si definisce la contemporaneità.
Un dibattito che affonda le proprie radici nelle esperienze politiche e artistiche del XIX secolo e che, lungi dall’essersi esaurito, continua a ridefinirsi nel mutare degli eventi, delle condizioni e delle questioni in gioco. È all’interno di questa tensione che LA RABBIA cerca il proprio spazio, interrogando il rapporto tra la condizione dell’arte nella società e il sentire politico di chi la produce.
La mostra non intende tuttavia affrontare direttamente uno dei molti conflitti in corso nel mondo, anche se alcune delle opere presentate nascono all’interno di progetti di solidarietà con il popolo palestinese o in risposta ad altre emergenze umanitarie. Non abbiamo bisogno di opere che rappresentino ciò che è già tristemente evidente, ciò che ogni giorno ci raggiunge attraverso immagini, notizie e testimonianze.
Ci interessa piuttosto ciò che l’arte può fare con questa consapevolezza. Ci interessa la sua capacità di trasformare un sentimento, di sottrarlo alla pura reazione e di restituirlo come esperienza, come forma, come possibilità di visione.
LA RABBIA si propone così come uno spazio in cui artisti e artiste possono dare forma a ciò che provano e a ciò che proviamo. Non per rappresentare la rabbia, né per tradurla necessariamente in un discorso politico esplicito, ma per attraversarla e verificarne la possibilità di diventare linguaggio.
Senza retorica, senza la necessità di spiegare, dimostrare o concettualizzare.
Un luogo in cui l’esperienza dell’arte possa prendere il posto delle parole e in cui la rabbia, invece di essere semplicemente dichiarata, possa diventare materia, gesto, immagine, suono, relazione.
Una forma di visione.









