FERRARA – Una mostra incentrata sulle trasformazioni epocali della pittura europea a cavallo tra due secoli, nel passaggio dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale.
Fino al prossimo 10 gennaio gli spazi espositivi di Palazzo dei Diamanti a Ferrara ospitano la mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky: nuovi sguardi sulla natura e la modernità”, a cura di Sandra Kisters e Vasilij Gusella, che riunisce 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle collezioni del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam.

L’esposizione si configura come una ricognizione sui radicali cambiamenti della pittura europea nei circa settant’anni che vanno dalla metà dell’Ottocento agli inizi del Novecento: è la grande stagione del distacco dalla pittura accademica e romantica con la nascita e lo sviluppo dell’Impressionismo, la straordinaria temperie di fine secolo con l’irruzione della modernità e il nuovo modo di rappresentare il paesaggio e la vita quotidiana, fino al progressivo distacco dalla raffigurazione realistica con l’età del Post-Impressionismo e infine con l’esplosione delle Avanguardie parigine che segnano il vero e proprio “ingresso” nell’arte del Novecento.
Un periodo di fervore artistico, sperimentazioni, innovazioni, grandi maestri, con una vivacità che non si limita alla scena parigina, con la capitale francese divenuta il cuore pulsante della cultura europea e il polo d’attrazione per artisti di ogni nazionalità, ma che si riverbera anche in altri territori, come ad esempio l’Italia con l’esperienza toscana dei Macchiaioli o i Paesi Bassi con i paesaggisti della Scuola dell’Aia.
È l’epoca in cui la pittura europea si rivoluziona attraverso più fasi e in cui il rapporto tra l’artista e il mondo visibile si ridefinisce radicalmente, aprendo la strada a nuove modalità di percezione e rappresentazione della realtà.
Articolato in nove capitoli, il percorso espositivo ripercorre le tappe salienti dell’evoluzione della pittura tra Otto e Novecento, a partire dalla nascita della sensibilità della Scuola di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio, che nel suo approccio influenzerà profondamente i Macchiaioli italiani, sviluppando un linguaggio costruito da luce e colore. Con l’Impressionismo si afferma una pittura moderna, capace di restituire la percezione fugace davanti al soggetto, e in grado di diventare efficace strumento di rappresentazione della realtà quotidiana in tutti i suoi ambiti, facendosi anche veicolo di conoscenza o di denuncia sociale.

A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento i postimpressionisti mettono in discussione l’idea di un’arte fedele alla natura: nella loro ricerca pittorica la forma acquista autonomia, lo spazio viene reinterpretato, l’immagine si fa più essenziale e carica di significati simbolici, mentre il colore assume un valore sempre più emotivo.
In Italia il Divisionismo rielabora queste ricerche in chiave lirica, esaltando il ruolo della luce e la sua vibrazione; parallelamente, il tema della vita urbana diventa sempre più centrale per narrare le profonde trasformazioni sociali e culturali del tempo.
All’inizio del Novecento il Futurismo esalta il movimento e l’energia della città. Seguono esperienze diverse, tra cui un ritorno all’ordine che recupera equilibrio e classicità.
In Europa, intanto, molti artisti intraprendono la strada dell’astrazione, semplificando e progressivamente dissolvendo il dato reale per costruire un linguaggio sempre più autonomo, svincolato dalla rappresentazione del mondo visibile.
La mostra restituisce a grandi linee questa stagione straordinaria attraverso le opere dei grandi protagonisti della pittura moderna europea come Gustave Courbet, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Jacoba van Heemskerck, Paul Signac, Odilon Redon, Pablo Picasso, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian. Accanto a loro, non mancano i maestri italiani come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Umberto Boccioni e Mario Sironi.
L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.










