martedì, Ottobre 6, 2026

Polemiche sui “bambini mai nati”, intervengono AVS-SCE-Possibile e il sindaco Capecchi

PISTOIA – Nella polemica nata dalle parole della consigliera comunale Lavinia Ferrari, si inserisce anche il gruppo consiliare AVS-SCE-Possibile, con una nota.

“Dispiace che Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega usino il dolore di chi ha vissuto un lutto per parlare di qualcosa che non c’entra e per fare polemica politica. Verso quel dolore ognuno e ognuna di noi dovrebbe esprimere rispetto e vicinanza umana.
Non è nostra intenzione svilire il dolore o la perdita. Il nostro obiettivo è fare chiarezza sui casi in cui luoghi come questi vengono usati come strumenti per tornare sul diritto all’aborto.
In Consiglio comunale non si è parlato di un luogo dove le donne che hanno vissuto un’interruzione involontaria di gravidanza possano scegliere di elaborare il ricordo e il lutto di questa drammatica esperienza.
L’accordo tra la cappellania dell’ospedale San Jacopo e la Misericordia riguarda le interruzioni di gravidanza fino a 20 settimane. Presentarlo come “luogo per i bambini mai nati” è fuorviante, perché sia il regolamento mortuario sia la legge 194 distinguono con precisione ciò che è possibile e ciò che non lo è.
Sotto le 20 settimane la legge non prevede alcun obbligo di sepoltura: deve essere una scelta dei genitori. L’accordo riguarda invece la sepoltura, all’interno del cimitero privato della Misericordia, di feti e prodotti del concepimento fino a 20 settimane, nei casi in cui i genitori rinuncino a farsi carico direttamente del seppellimento. Dalle 20 settimane in poi la sepoltura è obbligatoria e spetta all’ASL.
Chiediamo chiarezza su chi se ne occupi e con quali modalità, e perché tutto ciò debba passare da un soggetto privato così legato alla concezione cattolica della vita e della morte.
Per inquadrare la normativa a cui fa riferimento la realtà di questi cimiteri, ci rifacciamo al
Regolamento di polizia mortuaria (DPR 285/1990), la norma nazionale che disciplina cimiteri e sepolture. Lo citiamo non per freddezza, ma per ancorare il discorso a ciò che la legge prevede davvero. Sotto le 20 settimane si parla di “prodotti del concepimento”, e la sepoltura è facoltativa: possibile solo su richiesta dei genitori. Tra le 20 e le 28 settimane il regolamento parla di “prodotti abortivi”, non di nati morti. Per quanto sia spiacevole leggere e scrivere queste cose, non è una questione di lessico, che pure è importante, ma di terminologia medica e normativa. Chiamare “bambini” ciò che medicina e norme definiscono diversamente significa caricare di colpa una scelta che la legge riconosce come diritto.
Se semplifichiamo tutto in “bambini” e “vite spezzate”, finiamo per mettere in discussione il diritto stesso di scegliere, in un paese che ancora criminalizza quotidianamente le donne. Un diritto che già oggi, nei fatti, è difficile da esercitare: in Italia i ginecologi obiettori sono ancora il 57,1% (dati ISS 2023) e in provincia di Pistoia, nel 2024, tre interruzioni su quattro (276 su 362) sono state eseguite a Pescia e solo 86 al San Jacopo, che serve un comune di quasi 90mila abitanti. Sono dati sul luogo dell’intervento, non sulla residenza, ma fanno pensare a donne costrette a spostarsi.
Altrove i cimiteri dei feti sono diventati strumenti per colpevolizzare una scelta personale. A Roma, al Flaminio, sono comparse croci con nome e cognome delle donne e la data dell’interruzione di gravidanza, senza alcun consenso. Vogliamo essere certi che non sia questa l’intenzione dell’iniziativa, ma chiediamo chiarezza su come viene acquisito il consenso della donna, su come venga garantito che la sepoltura riguardi solo le interruzioni involontarie di gravidanza e non l’esercizio dei diritti garantiti dalla legge 194, e sulla tutela di chi sceglie di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza.
Ci pare indegna questa strumentalizzazione di un dolore personale, che non riguarda il punto politico della discussione.

Anche il sindaco Giovanni Capecchi, interviene nel dibattito.

«Siamo di fronte a temi e ad argomenti estremamente delicati, rispetto ai quali l’aula e la politica tutta dovrebbero dimostrare la massima misura e evitare strumentalizzazioni. Desidero esprimere la mia vicinanza e la mia più sincera solidarietà a chi ha vissuto la sofferenza per la perdita di una figlia o di un figlio. Allo stesso tempo, ritengo doveroso garantire rispetto, vicinanza e tutela a tutte le donne che hanno affrontano la scelta di interrompere una gravidanza. Pur non condividendo il tono, le parole pronunciate in aula dalla consigliera Ferrari si inseriscono nel contesto della difesa dei diritti civili e delle libertà individuali. Penso che la nostra comunità debba saper coniugare il rispetto per il dolore privato e la tutela delle decisioni personali delle donne».

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ultime in provincia