PESCIA – Sabato 24 ottobre, nella parrocchia di Santa Lucia Vergine e Martire a Uzzano, la Caritas diocesana di Pescia celebrerà i suoi cinquant’anni di attività con una mattinata dedicata alla memoria del cammino compiuto e alle prospettive future.

L’incontro, dal titolo «50 anni di Carità e Servizio», avrà inizio alle 9.15 con un momento di preghiera guidato dal vescovo di Pescia e Pistoia mons. Augusto Mascagna. Alle 10 sarà presentato il volume, curato da Simone Lepori, La Caritas diocesana di Pescia – 50 anni di Carità e Servizio, che ripercorre mezzo secolo di storia attraverso documenti, testimonianze e le voci dei protagonisti. Il libro nasce da un lavoro di ricerca e ricostruzione storica che restituisce uno spaccato significativo della vita della Chiesa pesciatina e del territorio.
«Ho iniziato quasi per caso, rispondendo a una richiesta della Caritas diocesana – racconta Simone Lepori –. Poi, sfogliando le fonti, mi sono ritrovato in un viaggio nel tempo, tra le vicende della Caritas e i grandi fatti di attualità di questi decenni. Particolarmente emozionante è stato ricostruire la vicenda della difesa della mensa da parte del vescovo De Vivo. Questo lavoro non pretende di essere esaustivo, ma vuole offrire una memoria da cui partire per conoscere meglio quanto la Chiesa di Pescia, attraverso tante persone, ha fatto sul piano della carità».
La mattinata proseguirà con uno spazio espositivo dedicato alle esperienze, ai racconti e ai materiali dei servizi Caritas. Sono inoltre previsti gli interventi di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, e di don Emanuele Morelli, già delegato delle Caritas diocesane della Toscana.
«Cinquant’anni di Caritas diocesana rappresentano prima di tutto un’occasione per fare memoria». A sottolinearlo è Cristina Brizzi, direttrice della Caritas diocesana di Pescia, che invita a rileggere il cammino compiuto in questo mezzo secolo. «Siamo una realtà di dimensioni ridotte e talvolta ci siamo sentiti un po’ inadeguati rispetto alle diocesi più grandi. Però, rileggendo questi cinquant’anni, ci accorgiamo di quanta strada sia stata fatta grazie a vescovi, direttori, operatori e volontari che hanno saputo aprire strade nuove». Un percorso nel quale sono profondamente cambiati la società e i bisogni delle persone e, di conseguenza, anche le modalità del servizio. «Rimane però un punto fermo: non fermarsi all’aiuto materiale. La Caritas deve ascoltare, accompagnare e aiutare la comunità cristiana a farsi carico delle fragilità del prossimo, mantenendo sempre la persona al centro».
Alle 12.15 porterà il suo saluto mons. Fausto Tardelli, vescovo emerito di Pescia e Pistoia.
Le conclusioni saranno affidate al vescovo mons. Augusto Mascagna, che, in vista di questo importante traguardo, ha sottolineato il valore della gratitudine e della continuità del servizio.
«Un sentimento che provo davanti a questi cinquant’anni è quello della gratitudine. Mi viene alla mente l’immagine evangelica di chi semina e di chi raccoglie, insieme alla parola di san Paolo: qualcuno pianta, qualcuno irriga, ma è Dio che fa crescere. L’annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità camminano insieme. Nel tempo questa consapevolezza è cresciuta e la Caritas è diventata sempre più uno strumento attraverso il quale la comunità cristiana impara a leggere la realtà, a riconoscere le fragilità e a farsi prossima. Ci sono nuove forme di solitudine e nuove fragilità che non riguardano soltanto gli immigrati o gli stranieri, ma sempre più spesso anche famiglie e persone italiane. Le esperienze di co-housing, l’attenzione alla questione abitativa e alle possibilità di affitti accessibili, insieme a molte altre iniziative raccontate in queste pagine, mostrano una Caritas che cerca continuamente nuove strade per stare vicino alle persone più fragili. Questi cinquant’anni di storia restano una storia ancora aperta, aperta alla realtà, ai cambiamenti della società, alle nuove domande e alle nuove forme di povertà che incontreremo. È aperta soprattutto alla responsabilità della comunità cristiana, chiamata ancora oggi a prendersi cura delle persone che vivono accanto a noi».
Il cinquantesimo anniversario sarà dunque un’occasione per rileggere una storia di ascolto, accoglienza e servizio, ma anche per guardare alle nuove sfide della carità e coinvolgere le comunità nel cammino futuro della Caritas diocesana.
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